Verenin Grazia

Verenin Grazia

  • 02.06.1898
  • 31.05.1972
  • Maschio
  • Direttore Ufficio Regionale Lavoro per Emilia
  • Rimini
  • Rimini
Sommario

    Biografia

    La militanza anarchica

    Nasce a Rimini il 2 luglio 1898 da Vittorio e Rosa Guidi. Il padre è un militante anarchico e Grazia entra a far parte del Movimento Libertario in giovanissima età. 

    Le fonti poliziesche lo segnalano come militante attivo nel partito dei giovani anarchici riminesi fin dal 1913. 

    Nel febbraio di quell’anno la famiglia si trasferisce a Milano dove, nel 1915, Grazia diviene funzionario nella Segreteria dell'Unione Sindacale Italiana (USI). L'esperienza si interrompe nell'estate del 1917, quando è richiamato alle armi. 

    Smobilitato nel 1919, rientra a Rimini, dove le sue doti di agitatore politico ed organizzatore nel movimento sindacalista rivoluzionario fanno aumentare rapidamente il suo prestigio nei gruppi anarchici romagnoli. 

    Nell'immediato Dopoguerra, Grazia entra a far parte della Segreteria nazionale dell’USI e ricopre l’incarico di Direttore del Consorzio Cooperative Agricole e di Consumo del Circondario di Rimini. È tra i fondatori, e poi direttore, del settimanale “Sorgiamo!”, organo dell’Unione Anarchica dell’Emilia-Romagna. Nello stesso periodo sposa Vanda Casadio, una giovane riminese proveniente da una famiglia libertaria.

     

    Il Fascismo

    Nei primi anni Venti, Grazia è feroce oppositore del fascismo avanzante. 

    Nel marzo 1921, la prefettura di Forlì inoltra al Ministero dell’Interno la sintesi di suo un comizio contro le violenze squadriste secondo cui era «necessario non lasciarsi sopraffare, ma vigilare ed opporre sempre violenza a violenza». Analoghe considerazioni saranno da lui espresse in un discorso seguito all’arresto di Errico Malatesta. 

    Nello stesso anno, Grazia si fa promotore della fondazione di un gruppo riminese degli Arditi del popolo (Gruppo Anarchico «Pietro Gori»), di cui diviene uno dei principali animatori. 

    Nel febbraio 1922 viene espulso dai gruppi anarchici di Rimini. Secondo Mario Agostini, uno tra i più autorevoli militanti della provincia di Forlì, le ragioni di questa azione non sono del tutto chiare. Stando alle fonti poliziesche, la mozione è motivata dal fatto che Grazia era «in relazione con arricchiti di guerra, e sospetto confidente dalla Pubblica Sicurezza». Nell’ottobre successivo il Consorzio delle Cooperative di Rimini viene sciolto in seguito alle violenze fasciste e Grazia si sposta prima a Bologna, dove trova impiego all'Ufficio Regionale del Lavoro, poi a Parigi. Rientra nel febbraio 1923 per stabilirsi a Milano presso una sorella.

    Durante la dittatura, Grazia trova degli impieghi saltuari a Milano e a Parma, come vinaio e commesso.

    Negli anni Trenta inizia a lavorare come rappresentante di commercio a Bologna, dove è sottoposto a costante vigilanza da parte della polizia politica. 


    Alla fine del 1935 Grazia si stabilisce definitivamente a Bologna, dove frequenta l'ambiente degli ex massimalisti e, abbandonate le posizioni anarchiche, aderisce al socialismo. 

     

    La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza

    Nei primi anni Quaranta, prende parte alla riorganizzazione del Partito Socialista Italiano (PSI) in Emilia e inizia ad essere considerato uno dei massimi esponenti del partito in città. Nel settembre del 1942 partecipa sia alla riunione in cui viene ricostituita la Federazione bolognese sia a quella in cui viene fondato il Comitato Unitario di Azione Antifascista (con, al suo interno, anche Partito Comunista Italiano e Movimento di Unità Proletaria). Nella primavera del 1943 riprende le attività sindacali, facendosi promotore di agitazioni e scioperi tra i braccianti emiliani. Durante l'estate di quell'anno rientra per un breve periodo a Rimini dove partecipa alle riunioni costitutive del Comitato del Fronte Nazionale Antifascista in rappresentanza dei socialisti. 

    Il 25 agosto è uno dei 7 delegati bolognesi che si recano a Roma al convegno nazionale per la riunificazione socialista. In tale circostanza, approva senza riserve la costituzione del Partito Socialista di Unità Proletaria. 


    Subito dopo l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), Grazia è designato dal PSIUP a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) della provincia di Bologna, assieme a Fernando Baroncini e Alberto Trebbi. 


    Insieme ad altri dirigenti mantiene i contatti con Oscar Scaglietti, direttore del Centro Ortopedico Militare di Bologna, che dal 1943 ricovera clandestinamente centinaia di partigiani feriti negli scontri coi nazifascisti. 

    Nell'autunno Grazia si sposta nuovamente in Romagna dove, col nome di battaglia “Montini”, organizza una brigata partigiana nella zona tra Verucchio e San Leo. Qualche mese dopo rientra a Bologna per assumere l'incarico – che manterrà fino alla Liberazione – di Segretario Coordinatore del CLN Emilia-Romagna. Nel giugno 1944 è nominato Vicecommissario del Comando Unico Militare Emilia-Romagna (CUMER). Presso la sua abitazione, in via Saragozza 158, si riuniranno, in numerose occasioni, i vertici dell'organizzazione resistenziale.

    Tra i suoi contributi più significativi alla guerra di liberazione occorre evidenziare la partecipazione, con ruoli dirigenziali, alle commissioni economiche della resistenza emiliana. Come esponente della commissione finanziaria, si preoccupa di trovare fonti di gettito autonome rispetto agli insufficienti contributi del comando supremo. Oltre a prendere contatto con alcuni facoltosi antifascisti, Grazia riesce ad incontrare il direttore della sede bolognese della Banca d’Italia e convincerlo ad aprire un conto corrente clandestino a favore del CLN per 5 milioni di lire. Altre importanti elargizioni arriveranno dalla Banca Commerciale di Milano. 

    La funzione di raccolta fondi è determinante per la lotta e Grazia riesce a portarla avanti grazie all’impiego della figlia Fedra presso la Banca Popolare di Credito, il cui direttore Ettore Mario Martini riceve finanziamenti per via legale, maschera i conti e consegna il denaro alla sua dipendente.

    Grazia assicura numerose relazioni con le organizzazioni produttive e annonarie che garantiscono viveri e vettovagliamento ai partigiani; inoltre, coordina le azioni per la difesa del raccolto e del bestiame dalle requisizioni tedesche. 

    Nell’aprile 1945 riceve il compito di organizzare l'insurrezione popolare a Bologna in vista della liberazione e si vede affidare dal CLN il compito di dirigere l’Ufficio del Lavoro nel capoluogo emiliano. In questa veste, entra a far parte del gruppo di dirigenti incaricati di approntare un progetto di legge – soprannominato “del maltolto” – con la finalità di restituire alle cooperative i beni espropriati durante il fascismo. 

    Grazia scrive che si tratta di un decreto prioritario perché:  

    «volevamo che una delle prime azioni che il nuovo governo, che la lotta di Liberazione, così intensamente vissuta nella nostra Regione, veniva a realizzare, costituisse un atto riparatore col quale fosse riconosciuta ed effettuata giustizia delle violenze, estorsioni e depredazioni di cui [i lavoratori] erano stati vittime da parte del fascismo che li aveva con tali metodi defraudati dei loro beni, frutto di sacrifici inenarrabili, di lavoro, di fatiche e di risparmi sudati con cui i lavoratori ed i cooperatori si erano costruiti, durante oltre 50 anni, le loro case del popolo, le loro cooperative, i loro circoli ricreativi e culturali».

     

    L’impegno nel settore cooperativo

    Nell'immediato dopoguerra, Grazia continua a svolgere le attività iniziate nelle commissioni resistenziali ed entra a far parte del Comitato Direttivo del Convitto per ex Partigiani e Reduci di Imola, divenendo il Direttore del Consorzio delle Cooperative Agricole della provincia di Bologna. È un incarico di rilevanza politica, ma particolarmente impegnativo: tra il 21 aprile e il 31 dicembre 1945, le aziende autogestite presenti sul territorio provinciale sono passate da meno di 30 a più di 250 e il numero dei braccianti nel bolognese oscilla tra i 45 e i 50 mila. 

    Se è vero che la rinascita delle cooperative aveva avuto una natura spontaneistica di grande valore per la crescita del territorio, il rovescio della medaglia stava nella totale assenza di coordinamento e una scarsa preparazione dei dirigenti. Spetterà agli organismi provinciali lavorare ad una struttura più razionale.


    Nel 1947 Grazia ottiene l’incarico di segreteria generale della Lega Nazionale delle Cooperative (Legacoop), ruolo che ricoprirà ininterrottamente fino al 1962. 


    Dal 1949 è sua anche la presidenza della commissione centrale di organizzazione della Lega. In questa veste contribuisce a tutelare l'identità del movimento cooperativo, rivendicando l'indipendenza dai sindacati, l'apartiticità e sottolineando la necessità che tutte le correnti di pensiero trovassero espressione e si sentissero rappresentate nella Lega. 

     

    La politica

    Agli impegni nel settore cooperativo, Grazia affianca l'attività parlamentare fin dal 1945, quando entra nella Consulta Nazionale in rappresentanza del PSIUP. Il seggio gli viene confermato nel 1946, alla Costituente e nella prima legislatura repubblicana (1948-53). 

    Grazia, in applicazione della direttiva condivisa da tutti i partiti per non trascinare a lungo i lavori, non interviene alle discussioni dell’Assemblea Costituente. Durante la prima legislatura, invece, prende la parola in numerose circostanze, soprattutto per avanzare proposte relative alla cooperazione, ai contributi statali alle casse rurali e ai progetti di formazione professionale per i disoccupati. Risultano particolarmente significativi gli interventi riguardanti la difesa delle cooperative facenti capo alla Lega, che in quel periodo erano state oggetto di boicottaggi, commissariamenti e ordini di scioglimento. Analoghi interventi riguardano la difesa delle organizzazioni resistenziali che, nel dopoguerra, erano diventate oggetto di sorveglianza, perquisizioni e pressioni da parte degli organi di Pubblica Sicurezza. A questo riguardo, si segnalano due interrogazioni indirizzate a Mario Scelba nella seduta del 9 maggio del 1951. 


    Lo spirito del vecchio militante anarchico emerge ancor più eloquentemente in un comizio svoltosi a Formignana nel novembre 1951, dove Grazia accusa apertamente la Democrazia Cristiana di avvalersi, «per governare il Paese, delle forze di polizia per fare incarcerare e disperdere le folle di lavoratori in lotta per il raggiungimento dei loro diritti» e che «l’operato di un brigante oggi non è distinguibile dall’operato degli appartenenti alle Forze di polizia». 


    Dichiarazioni che portano il ministro Zoli a inoltrare al Parlamento una richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio per vilipendio delle forze armate. 

     

    Il ritiro e gli ultimi anni

    Esaurito l'incarico parlamentare nel 1953 Grazia non si ricandida. 

    Nel 1957 entra a far parte del neo-istituito Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) in rappresentanza delle cooperative di produzione e di consumo, assieme a Renzo Battistella e Livio Malfetani, incarico che conserva fino al 28 maggio 1962, quando rassegna le dimissioni perché il suo stato di salute lo costringe a ritirarsi dalla politica attiva. 

    Grazia, dopo la scissione socialdemocratica, milita nella sinistra del PSI ed è favorevole alla fusione col PCI. Partecipa alla fondazione PSIUP nel 1963-64. Nel 1968 aderisce al PCI. 

    Muore a Bologna il 31 maggio 1972.

    Sintesi biografica

    Nasce a Rimini il 2 luglio 1898. Entra nel movimento anarchico in giovanissima età. Le fonti poliziesche lo segnalano come militante attivo nel gruppo locale già dal 1913. Nel febbraio di quell’anno si trasferisce con la famiglia a Milano, dove diventa funzionario dell’Unione Sindacale Italiana.

    Soldato semplice nella Prima Guerra Mondiale, dopo la smobilitazione rientra in Romagna, dove si fa strada nel movimento cooperativo grazie alle sue doti di agitatore politico ed organizzatore. Dopo la Marcia su Roma emigra brevemente in Francia e durante la dittatura svolge lavori saltuari a Milano, Parma e Bologna, costantemente vigilato dalla polizia.

    Nel 1942 e nel 1943 è promotore di agitazioni e scioperi tra i braccianti emiliani. In quel periodo aderisce al Partito Socialista Italiano (PSI) e partecipa alla sua riorganizzazione nel territorio bolognese. Prende parte alla Resistenza come Vicecommissario politico del Comando Unificato Militare Emilia-Romagna e Segretario del Comitato di Liberazione Nazionale regionale.

    Nell’immediato dopoguerra è Direttore del Consorzio delle Cooperative Agricole in provincia di Bologna. Dal 1949 ricopre l’incarico di Segretario generale della Lega Nazionale delle Cooperative.

    Eletto Deputato nell’Assemblea Costituente e poi nella prima legislatura repubblicana, tra i suoi interventi parlamentari si distinguono quelli a sostegno della cooperazione, della concessione di contributi statali alle casse rurali e ai progetti di formazione professionale per i disoccupati.

    Dopo la scissione socialdemocratica, Grazia milita nella sinistra del PSI, poi nel 1963 entra nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e nel 1968 nel Partito Comunista Italiano.

    Muore a Bologna nel 1972.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA


    MATERIALE ARCHIVISTICO


    SITOGRAFIA