Silvio Fantuzzi

Silvio Fantuzzi

  • 10.05.1894
  • 06.10.1960
  • Maschio
  • Contadino/Coltivatore diretto
  • Massenzatico
  • Reggio Emilia
Sommario

    Biografia

    Le origini dell’impegno politico

    Nasce a Reggio Emilia il 10 luglio 1894 da Pietro e Albina Peterlini. Giovanissimo si iscrive al circolo ricreativo di Massenzatico, dove risiede la famiglia, e poi alla locale compagnia filodrammatica. Aderisce al socialismo prampoliniano e diventa segretario del circolo locale di Massenzatico.

    La Grande Guerra segna l'intera famiglia di Pietro e Albina: dei tre figli arruolati, Roberto, classe 1885, muore in prigionia il 10 marzo 1918, mentre Stefano, nato nel 1893, e Silvio sono entrambi mutilati e resi invalidi a seguito delle ferite riportate in battaglia. 

    Fantuzzi, già durante il conflitto, è corrispondente per il giornale socialista «La Giustizia». Sposa apertamente la tesi del più assoluto neutralismo, condensata negli slogan «Guerra al regno della guerra» e «Morte al regno della morte». Non approva, invece, l'altro celebre motto dei socialisti di quel tempo: «Né aderire, né sabotare», che trova troppo accondiscendente nei confronti della guerra in corso.

     

    Il fascismo e l’impegno resistenziale 

    Nel 1919 la sezione socialista di Massenzatico va incontro ad una decisa riorganizzazione, con Fantuzzi che entra nel direttivo, e, nella sua funzione di bibliotecario, assiste agli albori del fascismo.


    Intuisce presto il pericolo costituito dal nuovo movimento di Mussolini, ma resta a lungo restio ad abbandonare la posizione del pacifismo prampoliniano, molto radicata in lui. Con la proclamazione delle leggi fascistissime, l'istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e la creazione del confino politico, accetta di avvicinarsi al comunismo, aderendo al partito clandestino sul finire degli anni Venti.


    In quel periodo ha frequenti contatti con Vittorio Saltini “Toti”, futuro esponente di spicco della Resistenza reggiana che si interrompono quando quest'ultimo deve fuggire per sottrarsi alla cattura.

    L’intera famiglia Fantuzzi diviene ben presto oggetto di attenzione da parte dell'apparato repressivo del fascismo. Nel 1931, il fratello Giovanni viene condannato a due anni di confino per attività contrarie al regime. Nel 1933 è la volta di Silvio: viene arrestato e condannato a tre anni di confino da scontare sull'isola di Ponza, per favoreggiamento ad emissari comunisti. Sconta la sua pena insieme ad altri storici antifascisti reggiani come Vivaldo Salsi e Alfeo Corassori, futuro sindaco di Modena e anch'egli membro della Costituente. Entra in contatto con personalità di spicco quali Giovanni Amendola e Walter Audisio. 

    Rilasciato nel 1935, viene nuovamente arrestato nel 1938, insieme ad Aldo Magnani e a Vivaldo Salsi, con l'accusa di sostenere i repubblicani nella guerra civile spagnola. Gli viene comminata la pena dell'ammonizione, più leggera rispetto al confino, ma che comporta un'importante limitazione alla libertà di spostamento rendendo più difficoltosi i collegamenti con gli altri antifascisti.

    Con l'inizio della Seconda guerra mondiale, Fantuzzi diviene membro del Comitato federale del Partito comunista clandestino.


    Dopo l'8 settembre 1943 aderisce alla Resistenza con nome di battaglia “Neri” e si attiva nel lavoro di organizzazione e sensibilizzazione dei contadini alla causa della lotta. Insieme a Celso Giuliani e a Vittorio Saltini, produce numeroso materiale di propaganda grazie ad una tipografia clandestina. Con il figlio Roberto è attivo presso un distaccamento sappista.

     

    Le battaglie contadine e la Costituente

    All'indomani della Liberazione il mondo contadino prova ad organizzarsi nella nuova Federterra, della quale Fantuzzi ricopre il ruolo di capo riconosciuto, adoperandosi alacremente per migliorare le condizioni dei lavoratori della terra – in particolare quelle dei mezzadri – attraverso l'attuazione del lodo De Gasperi.


    Nel 1946 inizia la sua nuova carriera politica nazionale in un’Italia finalmente democratica e repubblicana. Eletto consigliere comunale di Reggio Emilia, diviene deputato dell'Assemblea Costituente, con le votazioni del 2 giugno 1946.


    Terminati i lavori per la redazione della Carta Costituzionale, il 18 aprile 1948 sono indette le elezioni per il primo Parlamento repubblicano. Fantuzzi è candidato al Senato per il Fronte Democratico Popolare (FDP) – l'alleanza elettorale fra comunisti e socialisti – e risulta eletto nel collegio di Reggio Emilia con quasi 42.000 preferenze. Nella I Legislatura è membro della Commissione permanente per l'agricoltura e l'alimentazione, mentre fra il 1950 e il 1951 fa parte della Commissione speciale per le opere pubbliche. Eletto al Senato anche nella II Legislatura, partecipa ai lavori della Commissione permanente agricoltura e alimentazione dal 1953 al 1955 e a quella permanente su Lavoro, emigrazione e previdenza sociale dal 1955 al 1958.

    Fra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, il senatore Fantuzzi presenta in Parlamento diverse proposte di legge per contrastare la povertà diffusa: sussidi ed indennizzi alle popolazioni colpite da nubifragi e grandinate e per l'istituzione di un Fondo nazionale di solidarietà in caso di calamità naturali. Pone, inoltre, varie interrogazioni parlamentari sulla violenza della polizia durante le manifestazioni pubbliche e per chiedere conto della sospensione dalla carica del sindaco di Reggio Emilia Cesare Campioli e per far ottenere alle mondariso la giornata lavorativa di sette ore. 

    La sua iniziativa più importante risale al 1957 quando, insieme ad Emilio Sereni ed altri, presenta un disegno di legge per favorire lo sviluppo delle aziende e delle proprietà contadine.

    Oltre alla sua attività di senatore mantiene, fino al 1957, la carica di presidente della Federterra, ruolo per il quale si adopera per favorire lo sviluppo del mondo contadino, sia nelle zone della bassa che in quelle appenniniche. Nominato Presidente del Consorzio di bonifica della montagna reggiana, molta della sua attenzione è proprio per le opere di bonifica: presidio indispensabile per l’irrigazione regolare di decine di migliaia di ettari di terreno, altrimenti abbandonati all'incuria e agli eventi atmosferici. Nel 1952, con l’approvazione della legge 991 per lo sviluppo dei territori montani – per la prima volta definiti tali in base a precisi requisiti geografici ed economici – si programma la possibilità di incentivare interventi infrastrutturali e di sviluppo agricolo.

    All’inizio degli anni Cinquanta Fantuzzi è anche in prima fila, insieme a contadini, braccianti e mezzadri, nel sostenere le lotte per le opere di miglioria del Canale di Ronchi e del Cavo Fiuma, nella bassa reggiana; azione che avviene contemporaneamente all'occupazione delle Officine Reggiane. Si tratta di un momento fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della provincia reggiana, in un territorio che aveva ancora decine di migliaia di disoccupati. La lotta operaia e quella bracciantile, insieme, danno vita ad un connubio significativo che vede gli operai aiutare braccianti e contadini nei lavori di bonifica e questi ultimi sostenere l'occupazione della fabbrica portando derrate alimentari agli operai e alle loro famiglie. Di quella fase storica è rimasto celebre il Natale 1950, quando le decime dei mezzadri, tradizionalmente destinate ai proprietari terrieri, sono, invece, consegnate alle Reggiane in lotta.

    Nelle elezioni del 1958 Fantuzzi è ancora candidato nel collegio senatoriale di Castelnuovo Monti e Sassuolo, ma non risulta eletto. Nello stesso anno diviene presidente dell'Associazione provinciale coltivatori diretti e poi presidente dell'Alleanza provinciale contadini. 

    Si tratta, però, delle sue ultime apparizioni pubbliche poiché viene colpito da un male incurabile. 

    Muore il 6 ottobre 1960.

    Sintesi biografica

    Nasce nel 1894 a Massenzatico, nelle campagne di Reggio Emilia. Di famiglia contadina, nel 1910 s’iscrive alla sezione giovanile del Partito Socialista Italiano e ne diviene Segretario nel 1913. Resta in carica fino al 1915, quando parte per il fronte. Gravemente ferito, resta in convalescenza per quindici mesi, poi è congedato.

    Torna a dedicarsi alla politica come membro della commissione direttiva della sezione socialista locale e partecipa alle lotte bracciantili del biennio rosso. Critico dell’atteggiamento dei socialisti nei confronti del Fascismo, aderisce al Partito Comunista Italiano nel 1928. Il suo impegno nella costituzione di cellule clandestine in nella zona del reggiano attira le attenzioni del regime che lo fa arrestare nel 1933. È condannato al confino a Ponza, dove rimane fino al 1935. Al ritorno a Reggio riprende l’attività antifascista e subisce nuovamente l’arresto nel 1938.

    Dopo l’8 settembre del 1943 partecipa attivamente alla lotta di liberazione, organizzando la renitenza dei giovani alla chiamata della Repubblica Sociale Italiana e il reclutamento delle Squadre di Azione Patriottica di Reggio.
    Al termine del conflitto è eletto Presidente dell’Associazione coltivatori diretti nella Confederazione Generale Italiana del Lavoro e presidente dell’Alleanza dei contadini di Reggio Emilia.

    Nel 1946 è eletto Deputato all’Assemblea Costituente e Consigliere comunale di Reggio Emilia. Senatore nel 1948 e nel 1953 collabora attivamente ai lavori della Commissione Agricoltura.

    Muore nel 1960 a Reggio Emilia.