Romolo Landi

Romolo Landi

  • 27.10.1909
  • 05.05.1980
  • Maschio
  • Operaio
  • Forlì
  • Forlì
Sommario

    Biografia

    Giovane antifascista

    Nasce a Forlì il 27 ottobre 1909, da una famiglia contadina. Terminate le scuole elementari, è avviato al mestiere di meccanico di motociclette. Inizia, quindi, a lavorare già all’età di dieci anni, per contribuire al modesto bilancio familiare. Al contempo, coltiva la passione per la letteratura e, in generale, gli studi umanistici cui si avvicina come autodidatta. Agli inizi degli anni Trenta è assunto come operaio nella fabbrica Orsi Mangelli, azienda di punta nella produzione della seta artificiale a Forlì.


    Antifascista, rifiuta la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF) e, all’interno della fabbrica, svolge attività di propaganda clandestina al fianco di operai vicini alle sezioni del Partito Comunista d’Italia (PCd’I). Nel 1939 prende la tessera del PCd’I divenendo, in breve tempo, una delle figure più importanti in Romagna, anche grazie all’influenza conquistata dai quadri comunisti all’interno della Mangelli.


    Nel 1942 entra a far parte, insieme a Guido Miserocchi e Armando Guardigli, della segreteria provinciale della Federazione forlivese del PCd’I.

    La sua attività si incentra, principalmente, su questioni organizzative come la stampa della propaganda, la raccolta fondi per il Soccorso rosso, il mantenimento e l’estensione dei collegamenti tra diverse sezioni e cellule, l’acquisto di armi e il confezionamento di materiale esplosivo per le azioni di sabotaggio.

     

    La Resistenza 

    All’indomani del 25 luglio, è tra i più attivi nell’immediata reazione alla destituzione di Mussolini; suo il volantino “Romagnoli! Benito Mussolini è stato liquidato” nel quale invita la cittadinanza forlivese ad assentarsi dal lavoro e scendere nelle piazze «compatti e decisi» per chiedere «ai nuovi governanti la cessazione immediata della guerra, che, nonostante tutto, rimane guerra fascista!». Dopo l’8 settembre e l’occupazione nazista, Landi prosegue la sua attività politica, continuando a militare nel Partito Comunista Italiano (PCI), forza politica maggiormente organizzata in Romagna, insieme all’Unione del Lavoratori italiani (ULI). È, quindi, nominato rappresentante del PCI nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) forlivese. Tra le due forze, però, emerge sin da subito una frattura che risulterà insanabile. La linea intransigente portata avanti dall’ULI e decisa a non collaborare né con i tedeschi e i fascisti ma, nemmeno con gli alleati e la monarchia,considerata corresponsabile del regime mussoliniano . A nulla servirà una riunione organizzata nell’ottobre 1943 a Ravenna, dove prendono parte diversi esponenti del CLN tra cui lo stesso Landi per il PCI. Ciononostante, l’uscita dell’ULI dal CLN non ne limita l’azione, potendo continuare a contare su esponenti democristiani, azionisti, socialisti e comunisti, tra i quali sempre Landi e Guido Miserocchi.


    Alla fine del 1943 s’impegna direttamente nell’organizzazione militare gappista, assumendo il comando del reparto addetto alla preparazione delle azioni di sabotaggio. Entra, quindi, a far parte dell’VIII Brigata Garibaldi Romagna, attiva dall’aprile 1944 e principale formazione partigiana operativa nella provincia di Forlì, in particolare nelle zone di Santa Sofia, San Piero in Bagno, Mandrioli, Campigna, Muraglione, Tredozio.


    Nominato commissario politico del Comando Piazza di Forlì, nel settembre 1944 dirige gli operai specializzati nel laboratorio forlivese della XXIX GAP al cui interno vengono prodotti i materiali necessari all’azione dei sabotatori e sono confezionati esplosivi, bombe incendiarie e bottiglie Molotov. In qualità di Commissario politico del CLN Comando Piazza di Forlì, insieme al Comandante Guido Gardini, il 9 novembre 1944, giorno della Liberazione di Forlì, emette un comunicato indirizzato ai concittadini «degni figli d’Italia, che della Patria avete fatto una religione, che avete osato nei contrafforti degli Appennini sfidando ogni disagio, sfidando nella città il terrore», invitandoli ad andare incontro agli Alleati e far loro «sani propositi di disciplina, di concordia, di comprensione, di ripresa del lavoro con volontà di ricostruzione». Nel marzo 1945 è nominato vicepresidente del CLN provinciale, rimanendovi fino allo scioglimento. In aprile è arrestato insieme al democristiano Afro Giunchi e all’azionista Domenico Bazzoli, dal governatore alleato con l’accusa d’aver diffuso una circolare in cui viene imposta la vendita del pane ad un prezzo inferiore di quello decretato dagli Alleati. Liberato dopo pochi giorni, entra nel Comitato federale comunista di Forlì e nell’Ufficio di segreteria con l’incarico di occuparsi delle attività di propaganda in vista delle elezioni amministrative previste per l’aprile 1946.

     

    La Costituente

    Il 2 giugno 1946 è eletto all’Assemblea Costituente nel XIII Collegio di Bologna con 13.802 voti di preferenza. Iscritto al gruppo parlamentare comunista, non interviene durante le discussioni. Si distingue, comunque, per la presentazione di numerose interrogazioni. Nella seduta del 10 dicembre 1946 ottiene risposta scritta per due interrogazioni presentate in precedenza. La prima, relativa alla «Sistemazione dei dipendenti comunali facenti funzioni di segretari comunali», che ha dato esito negativo. La seconda riguarda i «Provvedimenti a favore di insegnanti non iscritti al partito fascista o chiamati a coprire posti di grado superiore dagli Alleati o dai CLN», per i quali l’allora ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella assicura il bando di concorsi speciali. Nella seduta del 6 febbraio 1947 Landi ottiene rassicurazioni del Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Raffaele Pio Petrilli, riguardo all’interrogazione per la «Sollecitazione delle liquidazioni delle pensioni di guerra». Il 9 settembre 1947, infine, il ministro dell’Interno Mario Scelba fornisce una risposta scritta relativa all’interrogazione presentata da Landi e critica circa la circolare telegrafica del 25 marzo 1947, n. 15.700 inviata dal Ministero «a tutti i prefetti, nella quale è dato ordine tassativo di privare gli enti comunali di consumo dell’assegnazione di generi razionati da distribuirsi al consumo, in pieno contrasto con norme interpretative emanate in precedenza con una circolare firmata dal Presidente del Consiglio e con analoghe disposizioni dell’Alto Commissario dell’Alimentazione». La risposta di Scelba rinvia una soluzione all’eventuale modifica della disciplina legislativa in materia.

     

    Consigliere e insegnante a Forlì

    Terminati i lavori della Costituente non viene ricandidato dal partito alle elezioni dell’aprile 1948. Già consigliere comunale di Forlì dal 1946, nella giunta guidata dal comunista Franco Agosto, decide di dedicare il suo impegno politico alla sua città natale. Dal 1956 al 1960 è, inoltre, consigliere e assessore supplente per la Giunta provinciale di Forlì, lavorando a stretto contatto col presidente Paolo Armando Valbonesi. 

    Sin dall’immediato dopoguerra, però, all’attività politica, che su scala locale lo vedrà tra i più influenti membri del PCI e impegnato nella Federazione provinciale delle cooperative, affianca i suoi studi, coltivando sempre il sogno di diventare insegnante elementare. Nel 1953 ottiene, insieme al figlio Eros, il diploma magistrale. Dopo un breve periodo passato nella scuola elementare di Ravenna, ottiene una cattedra a Faenza, dove insegnerà fino al pensionamento, nel 1967. Agli inizi degli anni Settanta è tra i promotori, insieme a rappresentanti dell’amministrazione provinciale ed ex appartenenti del CLN, dell’Istituto Provinciale per la storia della Resistenza di Forlì. L’8 ottobre 1971, all’atto di fondazione dell’Istituto, i membri dell’assemblea costitutiva lo eleggono primo presidente. 

    Muore a Forlì il 5 maggio 1980.

    Sintesi biografica

    Nasce a Forlì nel 1909 da una famiglia contadina. Dopo le scuole elementari è avviato al mestiere di meccanico di motociclette pur continuando a manifestare grande interesse per gli studi umanistici cui si avvicina da autodidatta.

    Antifascista, rifiuta la tessera del Partito Nazionale Fascista e nel 1939 s’iscrive al Partito Comunista d’Italia di cui diviene dirigente nella sezione clandestina forlivese. Sfuggito, il giorno di Natale del 1943, a un agguato compiuto da fascisti e militari delle Schutzstaffel, partecipa attivamente alla Resistenza prima come addetto al confezionamento del materiale esplosivo per le azioni di sabotaggio e, nel 1944, quale dirigente della 29° Brigata Gap Gastone Sozzi.

    Eletto all’Assemblea Costituente, prende parte ai lavori per il gruppo parlamentare comunista. Conclusa l’esperienza da Deputato, nel 1948 abbandona la vita politica per dedicarsi attivamente agli studi. Diplomatosi maestro nel 1953, ottiene una cattedra prima a Ravenna e in seguito a Faenza. Si dedica all’insegnamento per i successivi quattordici anni.

    Agli inizi degli anni Settanta partecipa alla fondazione dell’Istituto storico di Forlì, di cui assume la presidenza.

    Muore a Forlì nel 1980.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA


    SITOGRAFIA