Pietro Nenni

Pietro Nenni

  • 09.02.1891
  • 01.01.1980
  • Maschio
  • Giornalista
  • Faenza
  • Ravenna
Sommario

    Biografia

    Faenza, le origini familiari e il periodo dell’orfanotrofio

    Nasce a Faenza, il 9 febbraio 1891, da Giuseppe e Angela Castellari. La sua famiglia, proveniente dalla Romagna contadina, è al servizio dei conti Ginnasi, proprietari terrieri di Faenza. Il padre è impiegato come tuttofare, gestisce le faccende di palazzo e cura la contabilità dei poderi. La madre, dopo aver fatto da balia ai conti, lavora come lattaia.

    Nel 1896, la famiglia è sconvolta dalla prematura scomparsa del padre, a causa di una grave malattia. Inizia così un periodo di forti difficoltà economiche, durante il quale il sostegno e la vicinanza dei Ginnasi non vengono a mancare. Nel 1900, grazie all’interessamento della contessa, Pietro Nenni è affidato all’orfanotrofio locale “Maschi Opera Pia Cattani”. Come scrive in «Pagine di diario», questa esperienza, durata più di otto anni, incide molto sulla sua crescita personale e sul suo carattere. 

    «I dieci anni di orfanotrofio sono stati l’inguaribile piaga della mia vita. A questa claustrazione devo un certo complesso di rivoltoso che non mi ha più abbandonato […] Contro l’amarezza e l’isolamento, unico rimedio fu la lettura nella quale mi gettai a capofitto, leggendo tutto ciò che mi capitava fra le mani». 

    È in questo periodo che Nenni sviluppa un forte interesse per le passioni e gli ideali del Risorgimento. Attraverso le biografie della reporter inglese Jessie White, conosce le vite di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Sempre in quegli anni, all’insaputa dei responsabili dell’orfanotrofio, Nenni aderisce ai circoli giovanili del Partito Repubblicano Italiano (PRI) e comincia a scrivere per il settimanale «Il Lamone». L’impegno politico e l’attività giornalistica segnano, di qui in avanti e in modo definitivo, l’intero corso della sua vita. Dopo aver frequentato le scuole elementari, i conti Ginnasi vorrebbero avviarlo alla carriera ecclesiastica, in seminario, ma Nenni si oppone in maniera ferma, facendo sfumare il progetto. Sceglie di iscriversi a un istituto tecnico, dove consegue la relativa licenza. A quel punto, è assunto come apprendista contabile presso le «Ceramiche riunite» di Faenza. 

    «A diciassette anni, col magro viatico di un salario settimanale di dieci lire, chiesi e ottenni di svestire l’uniforme della pubblica beneficenza per rientrare nella mia famiglia. Non fu per apportarle né la calma né la sicurezza del pane quotidiano, ma un alito di tempesta che non ci ha più abbandonati».

     

    L’impegno nel Partito Repubblicano, le proteste contro la guerra di Libia e la «Settimana rossa»

    Fra il 1908 e il 1909, Nenni soggiorna per alcuni mesi a Milano e in Lunigiana, dove si intensifica il suo attivismo politico. Nel 1910, ottiene un impiego al catasto del comune di Santa Sofia, nell’entroterra romagnolo, dal quale viene licenziato poco dopo, proprio a causa delle sue idee politiche. Nel 1911, Nenni sposa Carmen Emiliani, dalla quale avrà quattro figlie, e si trasferisce a Forlì. Qui entra a far parte dell’organizzazione del PRI, molto radicato nella zona, e della redazione di «Pensiero romagnolo», il periodico regionale legato al partito. 

    Proprio nel 1911, Nenni partecipa alle proteste contro la guerra di Libia, voluta dal Governo Giolitti. 


    A Forlì, organizza le manifestazioni per conto dei Repubblicani, mentre i Socialisti sono guidati da Mussolini. Nenni tiene un comizio, partecipa all’occupazione della ferrovia ed è ferito dai colpi di sciabola dei Carabinieri. Terminate le proteste, sia lui che Mussolini vengono arrestati e processati: ed è proprio durante la comune prigionia, a Forlì e a Bologna, che fra i due nasce un rapporto di amicizia.  


    Uscito dal carcere, nel 1912 si trasferisce nelle Marche, a Jesi e poi ad Ancona, dove assume alcuni incarichi per il partito e lavora per i giornali locali, come «La Voce», «La Sveglia» e «Il Lucifero». Nel 1913, è eletto segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana. Pochi mesi dopo, fra il 1913 e il 1914, diventa responsabile della Consociazione Repubblicana delle Marche. 


    Nel 1914, Nenni si trova a Villa Rossa di Ancona quando, al termine di un comizio antimilitarista, assiste all’uccisione di tre manifestanti da parte dei Carabinieri. È da quelle morti che ha inizio lo sciopero generale della «settimana rossa». 


    In quel contesto, Nenni guida le proteste. I manifestanti assumono, per un periodo, il controllo della città: si può entrare e uscire soltanto con un lasciapassare, che viene rilasciato dallo stesso Nenni. Dopo alcuni giorni di proteste, sarà sempre lui – nel corso di un’assemblea alla Camera del Lavoro – a presentare un ordine del giorno per la cessazione dello sciopero. 

    Nenni finisce nuovamente in carcere e viene sottoposto a processo. Ne esce soltanto dopo alcuni mesi, in seguito all’amnistia per la nascita di Maria di Savoia. 

     

    La Prima Guerra Mondiale e l’arrivo a Bologna per il «Giornale del Mattino»

    All’inizio della Prima Guerra Mondiale, mentre è ancora in stato di arresto, Nenni sceglie le posizioni interventiste, in senso coerente all’indirizzo maggioritario del PRI, che subisce ancora il fascino del mito del Risorgimento e immagina il completamento dell’unità nazionale. Appena uscito dal carcere, si attiva e partecipa alla campagna interventista.

    Quando l’Italia dichiara guerra all’Impero Austro-Ungarico, Nenni si presenta in caserma come volontario. Attraversa qualche difficoltà iniziale perché si rifiuta di prestare giuramento in nome del Re; dopodiché prende parte all’esperienza del conflitto armato, fra alterne vicende. Nei sedici mesi passati al fronte, conosce l’orrore della guerra e le sofferenze dei soldati. Nel 1916, subisce un forte trauma nervoso, a causa dell’esplosione di un barile di polvere lanciato dagli austriaci contro la sua postazione. È ricoverato all’Ospedale di Udine ed è inviato in licenza per un anno. 

    Durante il periodo di congedo, nel 1917, gli viene offerta la direzione del quotidiano «Giornale del Mattino» di Bologna. Si trasferisce nel capoluogo emiliano e prende servizio al giornale, in un periodo in cui la città è attraversata da forti passioni politiche. Rimane direttore del quotidiano fino a metà del 1919. 

     

    Il Primo Dopoguerra: la crisi di coscienza e l’adesione al Partito Socialista

    Al termine della Prima Guerra Mondiale, Nenni è assorbito dal fermento politico e sociale che attraversa l’intero Paese. Nel corso di alcuni mesi di forte crisi di coscienza, si allontana in senso progressivo dalle idee politiche mazziniane. Il distacco si consuma perché percepisce i limiti storici del PRI, la sua fatica nell’interpretare la realtà del Primo Dopoguerra e la debolezza delle sue proposte politiche. 

    In un primo momento, Nenni segue gli sviluppi del movimento interventista. Nella prima metà del 1919 partecipa alla formazione del primo Fascio di Combattimento di Bologna, insieme ai fratelli Mario e Guido Bergamo, anche loro repubblicani, in contrapposizione a quello di Milano, nato precedentemente. Di fatto, la scelta si colloca in una fase in cui l’associazione non ha ancora sviluppato posizioni conservatrici. Quella prima esperienza viene combattuta e, quindi, soppiantata da parte di Leandro Arpinati, che fonda in seguito il secondo Fascio Bolognese, di carattere violento e reazionario. 

    Nella seconda metà del 1919, Nenni prende le distanze dai capi del vecchio movimento interventista, ormai alla guida del nazionalismo post-bellico. Su questa separazione, incide molto la vicenda di Fiume, della quale non condivide né i metodi, né gli obiettivi. È fortemente critico nei confronti di Gabriele D’Annunzio e della Reggenza italiana del Carnaro. 


    Sempre nel 1919, Nenni inizia il suo avvicinamento al Partito Socialista (PSI). Nel corso dell’estate, i lavoratori della campagna di Molinella, guidati da Giuseppe Massarenti, entrano in sciopero per ottenere il miglioramento dei contratti agrari. Per alcuni giorni, Nenni è loro ospite nella Bassa Bolognese. Secondo la sua stessa testimonianza, è in questo periodo che Nenni mette da parte le idee repubblicane e si avvicina a quelle socialiste.


    «Fu nella piena coscienza del pericolo rappresentato dal fascismo, dal dinamismo del suo capo, dalla forza di attrazione di alcune delle sue idee e dei sentimenti e risentimenti sui quali si appoggiava, che io trovai i motivi per prendere un netto atteggiamento antifascista. Sul piano locale lo sciopero contadino dell’estate 1919 mi offerse l’occasione di rompere ogni equivoco (…). Oggi ancora, dopo tanti anni, tante batoste, tante disillusioni, io penso con gioiosa emozione all’estate del 1919 quando mi trovai, compagno fra compagni, a lato degli scioperanti di Molinella, ritrovando fra di loro il senso del mio destino, che era di lottare col proletariato fino alla vittoria o fino alla morte.

    Data da allora la mia spirituale adesione alla milizia socialista. Ma avevo ancora molti sforzi da compiere su me stesso per liberarmi del bagaglio di idee, di sentimenti e di risentimenti degli anni di guerra».

    Nenni si dimette dal PRI nel 1920: ritiene che il PSI sia la sola organizzazione politica che possa rappresentare la sinistra popolare e contrapporsi alla violenza fascista. I tempi sono maturi per compiere una decisione ulteriore. Nenni si iscrive al Partito Socialista nel 1921. Contestualmente, pubblica un volumetto, «Lo spettro del comunismo», nel quale approfondisce le ragioni della sua scelta socialista. A partire dallo stesso anno, comincia a lavorare per «L’Avanti!». Nenni inizia come corrispondente da Parigi e, poi, passa alla redazione di Milano. Nel 1923, diventa caporedattore del giornale, un incarico di particolare rilievo. Nel 1924, quando Giacomo Matteotti è rapito e assassinato, Nenni è in prima linea nella battaglia politica dell’opposizione al fascismo. Dalle pagine de«L’Avanti!», i suoi editoriali chiedono giustizia per il delitto, con intensità man mano crescente. Quando la morte del deputato è certa, Nenni scrive e pubblica un opuscolo dedicato all’argomento, «L’assassinio di Matteotti e il processo al regime». 

    Nel 1926, dopo aver lasciato «L’Avanti!», fonda con Carlo Rosselli la rivista settimanale «Quarto Stato». Le due personalità dell’antifascismo vogliono coprire il vuoto lasciato dalla chiusura di numerose riviste da parte del regime. L’esperienza ha vita breve e si conclude nello stesso anno. 

    Alla fine del 1926, Nenni pubblica il suo libro più importante, «Storia di quattro anni», nel quale analizza le vicende avvenute in Italia fra il 1919 e il 1922. Un libro che anticipa una visione che si affermerà solo nel Secondo Dopoguerra: nel volume è dedicato ampio spazio alla questione della convocazione di un’Assemblea Costituente in Italia per la riforma degli assetti dello Stato. A partire dal 1918, il PRI, la Confederazione Generale Italiana per il Lavoro (CGIL) e i socialisti riformisti avevano infatti avanzato la proposta della Costituente, che era rimasta confinata ad alcuni gruppi minoritari. Nenni sembra guardare con interesse a questa prospettiva, richiama il dibattito che si era sviluppato in quel periodo e ne dà conto nella propria riflessione. Riferendosi a quella fase, scrive infatti che: 

    «Si può dire che non ci fosse riunione o comizio, corteo o fiaccolata in cui non si parlasse di Costituente».

    Il libro non ha una diffusione ampia, mancando sia la possibilità di commercializzarlo, che quella di leggerlo in libertà. I fascisti sequestrano le copie e ne ostacolano la circolazione. Il libro è ripubblicato soltanto venti anni dopo, nel 1946, quando ormai il regime è caduto.

     

    L’esilio in Francia e la guerra di Spagna

    Dopo che, il primo novembre 1926, il suo appartamento di Milano è devastato dalle camicie nere, Nenni decide di trasferirsi a Parigi. Il suo viaggio attraverso la Svizzera e la Francia è organizzato da Carlo Rosselli e Ferruccio Parri. Nel primo periodo, Nenni lavora come correttore di bozze per il giornale «Le Quotidien» e collabora con «Le Soir». Comincia poi a scrivere per «L’Avanti» che, nel frattempo, è stato ricostituito nella capitale francese. 

    Nel 1927, è pubblicato il «Manifesto della Concentrazione antifascista», sottoscritto da varie organizzazioni. La Concentrazione è una nuova forma di organizzazione dell’opposizione al regime, che coinvolge CGIL, PRI, PSI, il  Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani (PSULI) e la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU). Nenni assumerà la carica di segretario politico della Concentrazione. Nel 1936, dopo il colpo di stato militare in Spagna, ai primi di agosto Nenni si reca in visita in varie località spagnole, prende contatto con i dirigenti del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Partido Socialista Obrero Espanol: PSOE) e con i vertici della Repubblica. Il 5 agosto incontra a Madrid il Presidente della Repubblica, Azaña Díaz. Poi si sposta in altri luoghi e visita il fronte della battaglia. 

    Durante la Guerra Civile Spagnola, è impegnato all’interno delle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica ed è attivo per organizzare il flusso di volontari dagli altri Stati europei. Si tratta di un’esperienza di tipo più politico, che militare. In questo periodo, mantiene contatti costanti con la Francia. Nel 1937, a Londra, presenta un rapporto sulla Guerra di Spagna alla riunione congiunta degli organi di vertice dell’Internazionale Operaia Socialista e della Federazione Sindacale Internazionale. Chiede che sia intensificato l’impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale e per sostenere la Repubblica Spagnola. 

    All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Nenni è a Parigi, dove è spettatore degli sviluppi tragici degli eventi. Pochi mesi dopo, assiste ai bombardamenti della capitale francese da parte dell’aviazione tedesca. Al momento dell’intervento in guerra dell’Italia, decide di lasciare Parigi. Nel 1940, si stabilisce a Palalda, nei Pirenei orientali, con la famiglia. Qui scrive e stampa il «Nuovo Avanti» insieme a sua moglie e sua figlia, ma l’attività è scoperta e viene arrestato. 

    Nel 1942 è sottoposto al confino a Pierrefort, nel Cantal, nel Massiccio Centrale. Si trasferisce poi nella vicina Saint-Flour. In questo periodo, alcuni amici e compagni, fra i quali Giuseppe Saragat e Giorgio Amendola, cercano di convincerlo più volte a lasciare la Francia, non più sicura, per rifugiarsi negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Riceve addirittura un telegramma da New York, con un visto per il Messico e cinquecento dollari per il viaggio. Nenni rifiuta ripetutamente, perché non è convinto dalla prospettiva di allontanarsi ulteriormente dall’Italia. Sulla sua situazione personale, pesa molto la vicenda della figlia Vittoria e di suo marito, Henri Dabeuf. I due sono arrestati il 20 giugno 1942, per aver stampato e diffuso manifesti antinazisti. Dabeuf è fucilato poche settimane dopo, mentre Vittoria viene deportata in Germania. Nel febbraio 1943, è immatricolata col numero 31365 nel campo di concentramento di Auschwitz. Vive in condizioni disumane ed è costretta ai lavori forzati. Muore di tifo nel luglio 1943.

    Mentre è nel Cantal, Nenni è arrestato dalla Gestapo la sera dell’8 febbraio 1943 su ordine del Governo di Roma. Viene portato a Vichy e, quindi, a Parigi. Il Governo italiano ne ottiene il rimpatrio. Compie un lungo viaggio attraverso la Francia e la Germania. Arriva in Italia passando dal Brennero. Dopo una breve sosta a Regina Coeli, è deciso il suo confino a Ponza. 


    Durante la sua permanenza a Ponza, Nenni riceve notizia della caduta di Mussolini e dell’insediamento del Governo Badoglio. Il 28 luglio, lo stesso Mussolini è condotto a Ponza. Nenni si accorge del suo arrivo e lo osserva da lontano. Il 4 agosto, arriva a Ponza un telegramma che ordina la liberazione di Nenni dal confino.

     

    La Resistenza e la Liberazione

    Il 6 agosto 1943, Nenni arriva a Roma, dove riprende il proprio impegno politico. Nella capitale incontra diversi compagni socialisti, di cui aveva perso le tracce. Giuseppe Romita gli consegna una prima lista degli iscritti al PSI, utile alle attività successive. Compie un breve viaggio, in Romagna e a Milano, per prendere contatti con altri dirigenti socialisti. Fra il 25 e il 26 agosto, dalla fusione fra PSI e il Movimento di Unità Proletaria (MUP) nasce il Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria (PSIUP), in una riunione a casa di Oreste Lizzadri, cui partecipano vari esponenti socialisti del centro e del nord del Paese. Dall’Emilia-Romagna, prendono parte alla riunione Paolo Fabbri, Giuseppe Bentivogli, Verenin Grazia, Gianguido Borghese. Nenni è segretario del partito, insieme a Sandro Pertini e Carlo Andreoni. Il PSIUP entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), formato a Roma il 9 settembre successivo.

    Il giorno dell’armistizio, Nenni è a Roma. Dopo la fuga del Re dalla capitale, assiste ai tentativi di resistenza popolare e alla presa della città da parte dei nazifascisti. Nei mesi seguenti, quando ha necessità di fuggire alle possibili catture, si rifugia per brevi periodi a casa di Romita e a San Giovanni in Laterano, presso monsignor Roberto Ronca. Nel marzo del 1944, mentre è ospitato in Laterano, Nenni apprende le notizie dell’attentato di via Rasella e della strage delle Fosse Ardeatine. Come scrive nel suo diario, è colpito nel profondo dall’orrore dell’eccidio. Giorno per giorno, prova a raccogliere informazioni sull’accaduto, ricostruendo nei dettagli le dinamiche della strage nazifascista. 


    Uno dei momenti di massima attività di Nenni è a maggio del 1944, quando compie un viaggio da Roma verso il Nord Italia. Attraversa con mezzi di fortuna il Lazio, l’Umbria, l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Arriva a Milano, dove partecipa a una riunione dei rappresentanti del PSIUP delle regioni settentrionali. 


    L’assemblea gli è utile per organizzare le brigate partigiane socialiste e per confrontarsi con i suoi compagni di partito. A giugno, è di nuovo a Roma quando avviene la liberazione della città. La mattina del 5 giugno 1944, si reca alla sede del CLN, dove incontra gli altri membri del Comitato. Da lì, la delegazione si sposta al Campidoglio, dove avviene il primo incontro ufficiale con i vertici dell’esercito statunitense. Il resto della giornata Nenni preparerà il primo numero de «L’Avanti!» che esce verso sera, al termine degli anni della clandestinità. 

     

    Il Ministero per la Costituente, la preparazione dell’Assemblea Costituente e la sua elezione 

    Dopo la Liberazione del Paese, la direzione del PSIUP avanza la candidatura di Nenni come Presidente del Consiglio dei Ministri. Lui stesso valuta che la proposta sia prematura e non abbia possibilità concrete di essere accolta. Alcuni partiti del CLN, in particolar modo i liberali e i cattolici, difficilmente potrebbero accettare il suo nome. La Democrazia Cristiana (DC) propone la candidatura di De Gasperi, come profilo di carattere alternativo. Per superare lo stallo, i partiti convergono sulla figura di Ferruccio Parri, che diventa Presidente del Consiglio. Pietro Nenni è nominato Ministro per la Costituente nel suo governo. 


    A partire dal 12 agosto 1945, ricopre la carica di Ministro per la Costituente, avendo un ruolo di primo piano nella preparazione delle operazioni elettorali del 2 giugno 1946 e nell’avvio del dibattito politico sulla nuova Costituzione. 


    I compiti principali del Ministero sono quelli di predisporre la legge elettorale dell’Assemblea Costituente e promuovere gli studi preliminari sulle materie di rilievo costituzionale. Nenni è affiancato dal giurista Massimo Severo Giannini, anche lui socialista, che è nominato suo capo di gabinetto e che coordina i lavori di studio. L’incarico si conclude il 2 agosto 1946, una volta insediata l’Assemblea stessa. 

    Sotto la guida di Nenni, il Ministero si distingue per l'opera di ricerca e documentazione a supporto dell’Assemblea. Attraverso il corpo diplomatico italiano, il Ministero acquisisce dati e materiali sui sistemi istituzionali stranieri, in modo tale da operare un confronto fra le diverse Costituzioni. Sempre il Ministero istituisce importanti organi d’inchiesta e approfondimento: tre commissioni di esperti sono incaricate di analizzare i problemi dell’economia, del lavoro e della riorganizzazione dello Stato, mentre una quarta commissione è dedicata alla stesura della legge elettorale per la Costituente.

    In parallelo si attiva una funzione di divulgazione e sensibilizzazione della cittadinanza in vista delle elezioni per la Costituente. Sul piano culturale, il Ministero promuove una ricca attività editoriale. Si dota di una propria rivista di approfondimento giuridico e politico, il «Bollettino di informazione e documentazione», stampata a cadenza regolare. A questo si affianca la pubblicazione di due importanti collane di libri specialistici, gli «Studi storici per la Costituente» e i «Testi e documenti costituzionali».

    Ancora in carica come Ministro, Nenni è eletto deputato all’Assemblea Costituente nelle liste del PSI per il Collegio Unico Nazionale. All'interno dei lavori assume la guida del gruppo parlamentare socialista a partire dall’8 febbraio 1947 ed entra a far parte della Commissione per i Trattati internazionali. Tra i suoi numerosi interventi, è di particolare rilievo quello del 10 marzo 1947 in Assemblea Plenaria: nel suo discorso, relaziona sulle attività svolte dal Ministero per la Costituente, ringraziando i membri delle commissioni d'inchiesta per il lavoro svolto e ricordando il contributo del «Bollettino» e delle collane editoriali da poco pubblicate. In quell'occasione, afferma che la nuova Carta deve tradurre in norme giuridiche la volontà popolare espressa nel referendum del 2 giugno 1946, riassumendola in quattro principi fondanti: l'Italia deve essere uno Stato unitario, democratico, laico e sociale. 

     

    I ruoli istituzionali nella Repubblica

    Pietro Nenni è eletto alla Camera dei Deputati nelle fila del PSI per le prime cinque legislature della Repubblica, restando in carica dal 1948 al 1970. Durante questo periodo, ricopre il ruolo di capogruppo del PSI dal 1948 al 1963. È inoltre segretario nazionale del PSI dal 1949 al 1963. Nel corso degli anni Sessanta, assume un ruolo centrale nella nascita dei primi governi di centrosinistra, in cui il PSI fa parte della maggioranza di governo insieme a DC, PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano) e PRI. Dal 1963 al 1968 riveste la carica di Vicepresidente del Consiglio dei Ministri nei Governi guidati da Aldo Moro. Dal 1968 al 1969 è Ministro degli Esteri nel Governo Rumor. È promotore del tentativo di riunificazione fra PSI e PSDI (1966), che dà vita al PSU (Partito Socialista Unitario), un’esperienza che tramonta nel giro di pochi anni. 

    Nel 1970, viene nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Ricopre questo alto incarico istituzionale al Senato fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1980.

    Oggi, la tutela e la valorizzazione del suo patrimonio storico e ideale sono curate dalla Fondazione Pietro Nenni.

    Sintesi biografica

    Nasce a Faenza nel 1891. Iscritto al Partito Repubblicano Italiano è nominato Segretario della Camera del Lavoro dei repubblicani di Forlì.

    Arrestato per aver preso parte a una manifestazione contro l’intervento italiano in Libia, dopo il carcere è indicato Segretario della Consociazione Repubblicana delle Marche.

    Accusato di avere organizzato i moti della settimana rossa, è nuovamente incarcerato. Scontata la pena parte volontario per la Prima Guerra Mondiale. Torna a Forlì in convalescenza nel 1916, poi, in seguito alla nomina di Direttore de «Il giornale del mattino», si trasferisce a Bologna.

    È inviato de «Il secolo» nel 1920 in Russia, dove matura la sua adesione al socialismo. Iscritto al Partito Socialista Italiano, al XX Congresso si dichiara contrario alla linea fusionista con i comunisti.

    Nominato Direttore dell’«Avanti!» tenta di riunire i movimenti socialisti allo scopo di combattere il fascismo.

    Con le leggi fascistissime si trasferisce in Francia, dove rientra nel 1939 dopo aver preso parte alla Guerra di Spagna come volontario. Arrestato dai tedeschi, nel 1943 subisce un breve periodo di confino a Ponza. Liberato con il 25 luglio 1943, è attivo nella Resistenza romana.

    Dopo la Liberazione è accanito sostenitore della Repubblica. Nominato Ministro per la Costituente, mantiene l’incarico per due anni. Segretario del Partito Socialista Italiano dal 1949 al 1963; nel 1951 riceve il Premio Lenin per la pace che restituisce con l’invasione dell’Ungheria, gesto tangibile del suo definitivo allontanamento dall’Unione Sovietica.

    È uno dei promotori dell’esperienza politica del Centro-sinistra: Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri tra 1963 e 1969.

    Con il calo di consensi elettorali nel 1969 ritira tutte le sue cariche politiche e istituzionali.

    Nominato Senatore a vita nel 1970, si distingue per la passione militante nell’azione politica anche negli ultimi anni.

    Muore a Roma nel 1980.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA