Olinto Cremaschi

Olinto Cremaschi

  • 1899
  • 31.08.1974
  • Maschio
  • Agricoltore
  • Soliera
  • Modena
Sommario

    Biografia

    I primi passi nella politica

    Nasce a Limidi di Soliera il 17 agosto 1899 da Enrico e Beatrice Monari, in una famiglia di mezzadri. Comincia presto a lavorare nei campi e, insieme ai fratelli, si avvicina alla politica, al movimento socialista e alle lotte contadine. Dopo la chiamata alle armi per la Prima guerra mondiale, rientra a Soliera nel 1919 e si iscrive al sindacato dei contadini e alla sezione locale del partito socialista, di cui diviene segretario nel 1921. Nello stesso anno, al Congresso di Livorno, è tra i delegati che sostengono la mozione della frazione comunista.


    Darà successivamente vita, accanto ad altri giovani comunisti, alla sezione del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) di Soliera;


    sarà, inoltre, tra i promotori del partito comunista modenese che, al momento della fondazione, conta poco più di 30 aderenti.

     

    L’antifascismo e la Resistenza

    L’attività antifascista di Cremaschi e di altri giovani solieresi comincia a partire dal 1922, con alcuni scontri che impediscono le aggressioni dei fascisti più violenti. All’indomani dell’assalto squadrista contro la sede del Partito Socialista Italiano (PSI) di Soliera, promuove l’organizzazione di una manifestazione pubblica di protesta contro le violenze squadriste. La notte del 24 giugno 1923, nei pressi della stazione del paese, viene aggredito e bastonato. Da allora il suo lavoro clandestino si fa via via più intenso, in particolar modo indirizzato alla creazione di un’organizzazione contadina clandestina capillarmente diffusa, per l’istituzione di sezioni su basi territoriali nel carpigiano e nel solierese. Durante il fascismo è l’animatore di numerose assemblee clandestine dei lavoratori della terra che culminano, nella seconda metà degli anni Venti, in alcune manifestazioni di protesta a Modena e a Carpi. Ricopre, inoltre, ruoli di responsabilità all’interno del comitato clandestino comunista. 

    Nel 1925 partecipa al Congresso provinciale clandestino del partito comunista; due anni dopo la prima ondata di arresti di militanti infligge un durissimo colpo al Comitato federale che viene ricostituito, a Carpi e Soliera. Ne fa parte anche Cremaschi, quale responsabile per la zona di Soliera e il territorio circostante: è lui ad occuparsi di tenere i contatti con i referenti reggiani e bolognesi dell’organizzazione e gli sono affidati delicati compiti relativi alla diffusione della stampa e del materiale propagandistico clandestino. 

    È una strategia efficace che consente all’organizzazione di continuare la propria attività fino al 1930. Nel documento programmatico emerge la consapevolezza di dover sviluppare un movimento sindacale dei contadini per mobilitare le masse dei lavoratori della terra contro l’arbitrio padronale e le violenze fasciste. A questo scopo si passa alla costituzione dei Comitati di difesa dei contadini e di un comitato sindacale, di cui Cremaschi fa parte. Questa prima embrionale struttura ottiene buoni risultati: decine sono le assemblee clandestine dei lavoratori della terra, oltre ad alcune clamorose manifestazioni come quelle del 1928 di duecento braccianti nel campo volo di Modena e di tremila giornalieri a Carpi per ottenere lavoro nelle opere di bonifica. 

    Nel 1930, in vista del 7 novembre, data dell’anniversario della rivoluzione bolscevica, i comunisti modenesi preparano una manifestazione che, a causa di un delatore, viene intercettata dall’Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo (OVRA). È una delle più vaste operazioni di polizia condotte nel Ventennio, che porta all’arresto di centocinquantasei antifascisti e reca un durissimo colpo al partito comunista locale.


    Cremaschi è arrestato insieme ai suoi tre fratelli, Alberto, Amedeo e Aniceto. Nella sua casa viene rinvenuta un’arma e sono sequestrati materiali di stampa sovversiva: una copia del giornale «L’Avanguardia», organo della federazione giovanile comunista, una macchina da scrivere e un itinerario per l’espatrio clandestino lasciato da un ricercato che per un certo periodo si era rifugiato presso di lui. Viene condannato a cinque anni e cinque mesi di reclusione e tre anni di vigilanza speciale per organizzazione comunista.


    Liberato nel 1932, in seguito all’amnistia del decennale, riprende subito il suo posto nella lotta antifascista. L’anno dopo viene nuovamente arrestato insieme ad altri settantadue antifascisti, tra cui Alfeo Corassori e il nucleo carpigiano, e condannato a quattro anni – ridotti a due in appello – di confino a Ponza. Qui viola le norme per i confinati politici partecipando a una protesta collettiva e subisce una condanna a dieci mesi di carcere che sconta a Napoli. Nel frattempo, sua moglie, Ada Ferraguti, continua a tenere i contatti con i comunisti carpigiani. Scaduta la pena nel 1936, ritorna in libertà ma resta strettamente vigilato. Nuovamente aggredito nel 1939, riprende l’attività sovversiva ed entra in contatto con Luigi Benedetti, figura centrale per la ricostituzione della rete clandestina. Entra a far parte del Comitato federale provinciale del Partito comunista, che conta circa centoottanta aderenti nel capoluogo, quale responsabile della politica agraria, incarico che conserverà fino alla Liberazione. 

    Dopo l’8 settembre, assieme ad altri compagni, si adopera per l’organizzazione di basi clandestine presso le case dei contadini comunisti, allo scopo di nascondere i prigionieri di guerra − soprattutto inglesi − fatti fuggire dal Campo di concentramento di Fossoli e successivamente trasferiti oltre la linea del fronte o al di là delle Alpi. Queste basi diventano anche rifugi, depositi d’armi e di viveri utilizzati dai partigiani. Dopo l’occupazione tedesca, Cremaschi è impegnato nell’organizzazione della Resistenza armata quale responsabile del Partito Comunista Italiano (PCI) nella terza, quarta e quinta zona operativa nella pianura modenese. Ispettore provinciale, dedica la sua massima attenzione al rafforzamento e all’estensione dei compiti dei Comitati di difesa contadini. È un lavoro che porta i primi risultati quando molti contadini si convincono a disertare i raduni di bestiame, a rifiutare la consegna dei prodotti agricoli agli ammassi controllati dai nazifascisti e a ritardare la trebbiatura del grano nell’estate del 1944, affinché le scorte non fossero destinate ai rifornimenti tedeschi. 

     

    L’impegno nel territorio e la Costituente


    Al termine del conflitto, è eletto Segretario della Federterra, presto trasformatasi in una potente organizzazione contadina con oltre centomila iscritti. Si batte in favore del miglioramento delle ripartizioni dei prodotti per i mezzadri e, soprattutto, perché questi ultimi, insieme ai braccianti, vedano negli agrari una comune controparte.


    Non è un compito semplice: nella struttura agraria modenese i braccianti non intrattenevano rapporti diretti con i proprietari, ma avevano storicamente come diretti interlocutori proprio i mezzadri o i piccoli coltivatori diretti. 

    Il 12 settembre 1946 Cremaschi lascia la segreteria di Federterra.


    Eletto all’Assemblea Costituente in sostituzione del dimissionario Alfeo Corassori, inizia la sua esperienza politica nazionale che durerà fino alla II Legislatura.


    In questa sede pone un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro del Tesoro per sollecitare l’estensione dei miglioramenti pensionistici concessi ai dipendenti statali e degli Enti locali per ottenere uno speciale contributo integrativo in favore delle molte amministrazioni che si trovano nell’impossibilità di far fronte alle impellenti necessità del dopoguerra.

    Il 26 aprile 1947 la procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena chiede all’Assemblea Costituente l’autorizzazione a procedere contro Cremaschi:  

    «Per avere il 25 novembre 1946 in Modena, comunicando telefonicamente col dottor Nizzi direttore dell’Upsea di Modena, e col dottor Barbieri, funzionario dell’Upsea di Bologna, intimato agli stessi di far sospendere immediatamente gli accertamenti disposti a mezzo di una Commissione che agiva in quel di Bastiglia, per il reperimento del grano indebitamente trattenuto, sotto minaccia di promuovere una agitazione generale di contadini contro i funzionari addetti al controllo».

    L’Ufficio Provinciale Statistico Economico Agricolo (Upsea), dipendente dal Ministero dell’Agricoltura e delle foreste, ha il ruolo di raccogliere e controllare le denunce di produzione del grano, sulla base delle quali vengono stabiliti i quantitativi di prodotto da conferire agli ammassi per garantire il rifornimento delle città a prezzi calmierati. Si tratta di una misura necessaria, stante la difficile condizione alimentare del Paese nel dopoguerra, ma indubbiamente impopolare per i produttori. Nella ricostruzione dei fatti contestati a Cremaschi, in quel giorno di aprile a Bastiglia si erano presentate squadre di carabinieri per verificare che non ci fossero quantitativi di grano destinati agli ammassi. L’azione, percepita come intimidatoria, mobilita Cremaschi che riferisce il fatto e paventa conseguenti agitazioni da parte dei contadini. Anche se gli esami e le valutazioni relativi alla vicenda portano a un nulla di fatto, è questo un episodio davvero emblematico del modo in cui si costruiscono alcune prassi democratiche e gli equilibri politici nel secondo dopoguerra.

    Il 18 aprile 1948, con 70.567 preferenze, Cremaschi viene eletto alla Camera per la Circoscrizione di Parma, secondo tra i candidati modenesi del Fronte Democratico Popolare (FDP). Nel suo primo mandato è membro della IX Commissione Agricoltura e foreste-Alimentazione e della Commissione speciale per l'esame della proposta di legge Fadda ed altri n. 1513. 

    Dagli atti parlamentari emerge un’attiva partecipazione ai lavori: nei suoi sessantuno interventi tra il 1948 e il 1953, Cremaschi affronta numerose questioni relative al settore agricolo e previdenziale, dedicando particolare attenzione al proprio territorio. Si spende per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei mezzadri, per l’abolizione del dazio sul vino, interviene in difesa della denominazione d’origine del Parmigiano Reggiano, si batte contro i provvedimenti della pubblica sicurezza ai danni dei manifestanti e delle amministrazioni locali nella zona di Modena. 

    Delle sette proposte di legge da lui avanzate, riesce a fare approvare la proroga dei contratti agrari di affitto dei fondi rustici, mezzadria, colonia parziaria e compartecipazione (l. 25 giugno 1949, n. 353), proposta dall’onorevole Remo Scappini del PCI. Attraverso gli uffici di permanenza deputati, Cremaschi continua a mantenere saldo il contatto coi cittadini, le cui richieste e pratiche vengono portate all’attenzione degli altri parlamentari. 

    Dopo il 1958 è presidente della Alleanza cooperative modenesi e membro del Consiglio della Centrale del latte di Modena. Svolge attività presso l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici (ANPPIA) e presso l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI). Nel 1966 è alla Presidenza dell’Alleanza provinciale dei contadini che abbandonerà nel 1970, a causa di una grave malattia. Muore il 30 agosto 1974.

     

    Sintesi biografica

    Nasce a Soliera, in provincia di Modena, nel 1899. Da famiglia mezzadrile, milita nel Partito Socialista Italiano, ma nel 1921 aderisce al Partito Comunista d’Italia e partecipa alla fondazione della sezione di Soliera.

    La sua attività antifascista inizia nel 1922, quando dà vita a un’organizzazione contadina clandestina basata su sezioni territoriali.
    Arrestato nel 1930 è condannato a cinque anni e cinque mesi di reclusione e tre anni di vigilanza speciale per organizzazione comunista. È liberato due anni dopo per un’amnistia. Nuovamente arrestato nel 1933 è condannato a quattro anni – ridotti a due in appello – di confino nell’isola di Ponza.

    Tornato in libertà, nel 1936 è responsabile della politica agraria nel Comitato Federale provinciale del suo partito. Dopo l’8 settembre 1943, è responsabile del Partito Comunista Italiano nella terza, quarta e quinta zona operativa.

    Eletto segretario della Federterra, nel 1946 lascia l’incarico per entrare all’Assemblea Costituente.

    Deputato per due legislature nel 1948 e nel 1953, fa parte della Commissione Agricoltura e Foreste e poi della Commissione Lavoro e Previdenza, mentre dal 1951 entra in Consiglio provinciale.

    Dopo il 1958 è presidente dell’Alleanza delle cooperative modenesi e membro del Consiglio della Centrale del latte di Modena.
    Dal 1966 al 1970 è alla presidenza dell’Alleanza provinciale dei contadini.

    Muore a Soliera nel 1974.

    Strumenti bibliografici

    SITOGRAFIA

    Olinto Cremaschi - ANPI

    Olinto Cremaschi - Camera dei Deputati - Portale Storico

    Scheda di Olinto Cremaschi, Assemblea Costituente - Camera dei Deputati