Olindo Vernocchi

Olindo Vernocchi

  • 12.04.1888
  • 09.03.1948
  • Maschio
  • Giornalista
  • Forlimpopoli
  • Forlì
Sommario

    Biografia

    Le origini e il legame con Mussolini

    Figlio del medico condotto Archimede Vernocchi e di Elisa Ravaioli, nasce a Forlimpopoli il 12 aprile 1888. Aderisce al socialismo già durante il biennio ginnasiale ed è proprio in questo periodo che stringe amicizia con Benito Mussolini – all’epoca a Forlimpopoli per frequentare la Regia scuola magistrale Carducci – al quale impartisce ripetizioni di latino. Iscritto al corso di laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna nel 1908, continua la propria militanza tenendo svariate conferenze in regione. A soli 22 anni è eletto consigliere comunale a Forlimpopoli.


    Come ricordato da Cesarino Rossi in un’intervista del luglio 1947,è proprio Vernocchi a chiamare per la prima volta Mussolini il «duce di tutti i socialisti rivoluzionari d’Italia», dopo l’uscita di quest’ultimo dal carcere, nella primavera del 1912.

     

    L’attività politica nel periodo prefascista

    Nel 1914, riconfermato consigliere comunale, è delegato per la Federazione del Partito Socialista Italiano (PSI) di Forlì al XIV Congresso nazionale di Ancona —26 marzo-19 aprile— dove svolge alcune mansioni di segreteria. Vernocchi è poi protagonista delle manifestazioni della “settimana rossa”, dove emerge la sua contrarietà per la perpetuazione di azioni violente nei confronti delle autorità statali. Nello stesso anno ottiene da Mussolini – trasferitosi a Milano per dirigere l’«Avanti» – la condirezione de «La lotta di classe», il giornale della federazione socialista forlivese fondato nel 1910.


    Con lo scoppio della Prima guerra mondiale prende una posizione nettamente antimilitarista,addossando le responsabilità del conflitto alle grandi borghesie nazionali


    e, benché in alcuni dei suoi articoli dell’estate del 1914 a queste condanne seguiranno riflessioni francofile, non approda mai su posizioni interventiste, rifiutando le opzioni della «neutralità relativa» proposta dai riformisti e la «neutralità attiva e operante» di Mussolini. È proprio in questa fase che Vernocchi chiude definitivamente i rapporti con l’amico della sua adolescenza, definendolo «uno tra i maggiori interpreti del gruppo socialista romagnolo a lui maggiormente ostile». 

    Convinto oppositore del Patto di Londra, nella primavera del 1915 sfida i divieti governativi animando numerose manifestazioni contrarie alla guerra. Degna di nota è quella del 2 maggio a Forlì, in cui arringa una folla di oltre 10.000 persone, insieme a Giacinto Menotti Serrati e Giovanni Bacci. Richiamato alle armi il 7 giugno 1915 come soldato di II categoria, è assegnato al deposito dell'XI Reggimento fanteria, di stanza a Forlì, ciò che gli garantisce di proseguire l’impegno politico negli organi dirigenti locali di partito, venendo eletto il 19 giugno nel Comitato direttivo della sezione socialista di Forlimpopoli. Compresa l’influenza politica locale di Vernocchi, le autorità militari lo trasferiscono ad Agrigento. Qui si distingue comunque per la causa socialista favorendo la costituzione delle leghe operaie, contribuendo alla fondazione della locale Camera del lavoro e partecipando, il 13 aprile 1919, al primo Congresso socialista della provincia. Successivamente è candidato alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 nel collegio di Agrigento, dove ottiene 1.897 preferenze.

    Il 16 giugno 1919 ottiene il congedo militare illimitato e rientra in Romagna dove rimane pochi giorni, poiché immediatamente convocato nella sede romana dell’«Avanti». Giunto nella capitale, Vernocchi partecipa attivamente al dibattito interno al PSI, sostenendo la tesi unitaria massimalista a partire dal Congresso di Livorno del 1921, e divenendo un esponente di spicco del Congresso straordinario svoltosi a Roma il 16 settembre. Nel corso del XVIII Congresso nazionale del PSI di Milano — 10-14 ottobre—, contribuisce alle proposte dei massimalisti unitari guidati da Giacinto Menotti Serrati e Adelchi Baratono, i quali puntano ad allontanare qualunque ipotesi di collaborazionismo dei socialisti all’interno dell’esecutivo, per evitare il rischio di nuove e laceranti scissioni o espulsioni interne al partito. Vernocchi sostiene la posizione di Arturo Vella contro l’adesione incondizionata dei socialisti all’Internazionale comunista, nel contesto del XIX Congresso del PSI svolto a Roma tra il 1 e il 4 ottobre del 1922. Ed è proprio in questa occasione, conclusa con la fuoriuscita di Filippo Turati, Claudio Treves e Giuseppe Emanuele Modigliani e la conseguente fondazione del Partito Socialista Unitario (PSU), che Vernocchi e Vella si adoperano per limitare i danni, evitando un possibile allargamento della scissione anche alla frazione centrista del partito guidata da Baratono. La loro proposta viene battuta dalla mozione di Giacinto Menotti Serrati. La parabola filocomunista interna al PSI si conclude solo con il XX Congresso, quando Menotti Serrati passa al Partito Comunista d’Italia (PCd’I) e la corrente maggioritaria diventa quella nenniana, nella quale Vernocchi, considerato elemento di spicco, viene eletto nella direzione centrale di partito. Nella primavera del 1924, avviandosi alle elezioni regolate dal largo premio di maggioranza offerto dalla Legge Acerbo, Vernocchi ipotizza la Lista unitaria delle sinistre, una coalizione nata in opposizione alla Lista Nazionale di Mussolini che, però, non viene mai costituita. In questo periodo assume anche la condirezione de l’«Avanti» insieme a Pietro Nenni e Riccardo Momigliano. 

    Inizialmente sostenitore della secessione dell'Aventino del 1924, Vernocchi – osservando il clima di violenza e la contrazione delle libertà – fonda con Tito Oro Nobili, Momigliano, Vella e Lazzari la corrente Difesa Socialista. Il gruppo si oppone alla formazione di un fronte unitario antifascista tra tutte le forze aventiniane, temendo che tale fusione generi paralisi e ingovernabilità e mettendo in evidenza l’urgenza di ricostituire un’opposizione socialista interna al Parlamento. Nella primavera del 1925 la posizione di Vernocchi diventa rilevante, tanto da costringere alle dimissioni Nobili, il segretario dei socialisti massimalisti, convinto sostenitore dell’esperienza aventiniana.


    Subentrato a Nobili, durante il breve periodo come segretario, cerca invano di riorganizzare il Partito, strutturandolo in maniera più radicata sul territorio.


    Il 18 settembre 1925, supportato dalla corrente nenniana, ottiene il voto della direzione per l'uscita del PSI dal blocco delle opposizioni, puntando a un'alleanza con il Partito Repubblicano Italiano (PRI). Il progetto, delineato con Mario Bergamo tra ottobre e novembre, fallisce però per le resistenze repubblicane.

     

    L’opposizione al fascismo

    Con lo scioglimento di tutti i partiti politici determinato dalle leggi fascistissime, Vernocchi, sostituito alla segreteria da Ugo Ciocca nel mese di dicembre 1925, dopo un tentativo fallito di espatrio in Francia, è sottoposto a uno stretto regime di sorveglianza. Salvato dal confino per volontà diretta di Mussolini – che ne dispone personalmente la liberazione condizionale – il socialista romagnolo rimane in contatto con parte del gruppo dirigente del PSI. In questi anni lavora nella compagnia di assicurazione Phoenix, e dal 1932 opera come ispettore assicurativo presso La Fondiaria.  Il 22 luglio 1942, all’interno dello studio romano di Vernocchi, Oreste Lizzadri, Giuseppe Romita, Nicola Perotti e Emilio Canevari partecipano alla riunione che segna la rifondazione del partito socialista. Il cosiddetto Gruppo dei cinque riallaccia i contatti con i vecchi militanti, viaggiando per tutta l’Italia centro-meridionale e promuovendo azioni antifasciste direttamente nella capitale. 

    All’Ordine del giorno Grandi del luglio 1943, Romita e Vernocchi rappresentano i socialisti nel Comitato delle opposizioni, chiedendo a Vittorio Emanuele III lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista. Grande merito del romagnolo è quello di vincere le resistenze di Alcide De Gasperi e di ottenere anche la rappresentanza dei comunisti. Con l’armistizio viene costituita la Commissione Reale per l’accertamento degli arricchimenti illeciti, che vede tra i suoi primi indagati il banchiere romano Giovanni Armenise, a cui sono espropriate gran parte delle società, tra cui il «Giornale d’Italia». Questo gruppo editoriale, tra gli altri, editava anche il periodico «Lavoro Fascista», che l’11 settembre riprende il precedente nome de «Il Lavoro italiano». La Commissione affida la direzione ad un Comitato composto dallo stesso Vernocchi, dal democristiano Alberto Canaletti Gaudenti e dal comunista Mario Alicata, espressione editoriale della concentrazione congiunta dei tre principali partiti antifascisti, precedentemente organizzata nel Comitato sindacale interconfederale. Il 4 agosto 1944 Vernocchi firma, con Romita e i comunisti Giorgio Amendola e Giovanni Roveda, il Patto d’azione con il Partito Comunista Italiano (PCI). A fine mese, durante l'evento clandestino che Nenni definirà «Congressino di partito», nasce il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Pochi mesi dopo Vernocchi entra nella Direzione nazionale del neonato Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

     

    L’Assemblea Costituente e altri incarichi istituzionali

    Con la fine della Seconda guerra mondiale, il Governo Parri nomina Vernocchi Commissario straordinario dell’Istituto nazionale Luce, ribattezzato Istituto Nazionale Nuova Luce. Disposto il rientro delle attrezzature e dei materiali da Venezia, il nuovo commissario si adopera all’epurazione di tutti i dipendenti che avevano continuato a lavorare per il Ministero della cultura popolare anche dopo l’8 settembre del 1943, e cerca di rilanciare le produzioni cinematografiche: durante il suo mandato sono prodotti ventidue notiziari, quattro cortometraggi e un lungometraggio. 

    Nominato Segretario amministrativo di partito al Congresso del 7 gennaio 1946,


    il 2 giugno viene eletto deputato nella Assemblea Costituente per il PSIUP, comparendo, a fine mese, tra gli elettori di Giuseppe Saragat come primo Presidente della Assemblea.


    Svolge il proprio incarico all’interno della Prima commissione per l’esame dei disegni di legge, di cui sarà membro dal 17 settembre 1946 al 31 gennaio 1948. Tra il 25 e il 26 settembre appoggia – insieme ad Francesco Assennato, Randolfo Pacciardi, Emilio Lussu e Raffaele Pellizzari – un’interrogazione al presidente del consiglio De Gasperi, volta a fare chiarezza sulle responsabilità del console greco in Italia, forse colpevole di aver contribuito all’internamento di 25 clandestini greci nel campo di detenzione di Fossoli. 

    Il ruolo di Vernocchi rimane rilevante anche nelle complesse dinamiche interne che nell’immediato dopoguerra interessano la litigiosa compagine socialista: quando il 9 gennaio, in critica con la vicinanza dei nenniani al PCI, la fazione riformista di Saragat si riunisce a Palazzo Barberini fondando il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), è proprio lui a lanciare la suggestione di ridare al PSIUP il nome originario di Partito Socialista Italiano: una mossa strategica, volta a impedire agli scissionisti di impadronirsi dell’eredità storica del partito. All'inizio del febbraio 1947, il socialista romagnolo si unisce alla delegazione del PSI incaricata di formare l'ultimo esecutivo di coalizione (Governo De Gasperi III). In tale sede, ha un ruolo decisivo nella delicata nomina del repubblicano Cipriano Facchinetti al Ministero della Guerra, una scelta difficile che avrebbe potuto minare alla stabilità dell'intero governo. Negli stessi giorni Vernocchi – che era stato amico personale di Matteotti – è chiamato a deporre come testimone al nuovo processo che condanna Amerigo Dumini, Giuseppe Viola e Amleto Poveromo come esecutori materiali dell’omicidio.


    Nel mese di aprile Vernocchi, scelto tra i relatori del progetto di legge sull’ordinamento dell'industria cinematografica nazionale, presenta all’Assemblea Costituente una relazione sulle legislazioni speciali per la protezione dell’industria cinematografica vigenti in tutti i paesi del mondo.


    La legge, le cui discussioni si protrarranno almeno fino al 4 maggio, entra in vigore il 16 dello stesso mese. È un periodo denso, ma anche difficile: vive in prima persona le difficoltà politiche successive alla fuoriuscita dei socialcomunisti dalla coalizione di governo. Nel mese di settembre, ad esempio, il giornalista Vincenzo Caputo, sulla base di un discorso da lui pronunciato il 31 agosto in Assemblea, lo denuncia per il delitto di propaganda per il sovvertimento dello Stato per la frase: «I partiti di sinistra potrebbero addivenire eventualmente al potere attraverso la forma insurrezionale». 

    Vernocchi continua a svolgere con attenzione i propri incarichi istituzionali: eletto nel novembre del 1944 presidente della Commissione unica per la tenuta degli albi dei giornalisti, appoggia con fermezza l’Ordine del giorno della Federazione nazionale della Stampa italiana, volto a denunciare alcuni gravi episodi di violenza avvenuti a danno delle redazioni di svariati giornali milanesi. Manterrà questo incarico fino alla morte. Dopo avere preso parte al XXV Congresso del PSI, svoltosi a Roma dal 9 al 13 gennaio, muore nella notte del 9 marzo 1948 nella sua abitazione romana.

    Sintesi biografica

    Nasce a Forlimpopoli in provincia di Forlì nel 1888. Da una famiglia di tradizione socialista, si iscrive al Partito Socialista Italiano (PSI) nel 1903 e studia Giurisprudenza all’Università di Bologna.

    Fin da giovanissimo si dedica al giornalismo e all’attività politico-sindacale. Negli anni tra il 1909 e il 1915 è Consigliere comunale a Forlimpopoli e dal 1912 al 1915 Segretario della Federazione forlivese del PSI.

    Dopo la Direzione de «La lotta di classe», nel biennio 1925-26 è redattore-capo dell’«Avanti!».

    Convinto neutralista nel corso della Prima Guerra Mondiale, con l’avvento del Fascismo è sottoposto a insistenti controlli di polizia. Intimidazioni che non lo distolgono dal mantenere i contatti con i compagni socialisti in Italia e all’estero: azione che contribuisce alla riorganizzazione del partito in clandestinità.

    Dopo il 25 luglio 1943 entra nella Direzione del PSI. Opera attivamente nella Resistenza.

    Il 2 giugno 1946 è eletto all’Assemblea Costituente nella lista socialista del Collegio unico nazionale.

    È membro della Direzione Nazionale PSI fino al XXIV Congresso del 1946.

    Muore a Roma nel 1948.

    Strumenti bibliografici

    Fonti

    Articoli di giornale: 


    Fonti archivistiche


    Bibliografia

     

    Sitografia