Mario Longhena

Mario Longhena

  • 24.05.1876
  • 27.02.1967
  • Maschio
  • Professore di Lettere
  • Parma
  • Parma
Sommario

    Biografia

    Giovane socialista

    Nasce a Parma il 24 maggio 1876. Cresce in una famiglia modesta. Il padre Paolo prima di arruolarsi come volontario garibaldino e combattere le battaglie di Bezzecca il 21 luglio 1866 e quella di Monterotondo, 25-26 ottobre 1867, è impiegato governativo al Granducato; dopo aver indossato la camicia rossa, però, perde il lavoro ed è costretto a reinventarsi rilegatore di libri. La madre Luigia Rossi cura i figli delle lavandaie del quartiere popolare dell’Oltretorrente e, rimasta vedova nel 1884, può contare sulle sue sole entrate economiche per garantire un’istruzione minima al figlio. Ciononostante Longhena conclude gli studi inferiori iniziando, dall’età di quattordici anni, una collaborazione con il settimanale culturale, «L’Otello», occupandosi delle cronache dei concerti al Teatro Regio e contribuendo, in tal modo, al bilancio familiare.

    Sin da giovanissimo matura la passione per la politica. Vicino alle idee socialiste, segue con interesse le cronache della fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani al Congresso di Genova il 14-15 agosto 1892.


    Partecipa, su consiglio di un suo insegnante del liceo e grazie a un biglietto fornitogli dal segretario di una sezione del partito, come uditore al II Congresso del Partito dei Lavoratori Italiani, celebrato a Reggio Emilia dall’8 al 10 settembre 1893. In questa occasione il nome del partito viene modificato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, seguendo con entusiasmo il discorso di Andrea Costa.


    Decide, quindi, di prendere la tessera del Partito all’età di sedici anni. Ottenuto il diploma col massimo dei voti, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università degli studi di Bologna, potendo contare, inoltre, su una borsa di studio per alunni meritevoli concessagli dal Comune di Parma. Conseguita la laurea, decide di dedicarsi all’insegnamento. Dopo aver svolto l’attività di docente presso il Ginnasio di Borgo Val di Taro (PR), vince il concorso ministeriale e ottiene la cattedra di ruolo al Ginnasio di Agrigento. Trasferitosi in Sicilia insieme alla madre, dopo pochi anni riesce ad ottenere il trasferimento prima a Cesena e, in seguito, a Bologna dove insegna, dapprima geografia presso un istituto tecnico e, poi, storia e filosofia al Liceo Righi. Nel frattempo diviene membro della Società Geografica italiana, pubblicando ricerche cartografiche e volumi sulle gesta dei viaggiatori del passato.

     

    Assessore all’istruzione nella giunta Zanardi

    Impegnato principalmente nelle associazioni di categoria come la Federazione insegnanti delle scuole bolognesi, decide di partecipare alle elezioni amministrative, al fianco del candidato socialista Francesco Zanardi, contribuendo alla stesura del programma basato sul binomio «Pane e alfabeto». Dopo il clamoroso successo elettorale, nel giugno 1914 è nominato, dalla giunta socialista presieduta da Zanardi, assessore all’istruzione. In questi difficili anni, l’assessorato di Longhena si distingue per un significativo impulso conferito all’insegnamento pubblico e laico, cui va affiancando un incremento del tempo pieno e della refezione scolastica, sino ad allora elargita a pochissimi ragazzi provenienti da famiglie con difficoltà economiche. Grande impegno viene dedicato allo sviluppo del progetto della scuola popolare secondo le linee del programma socialista, finalizzata alla formazione professionale e culturale delle classi popolari. 

    Un primo e significativo successo scaturisce dalla battaglia per la fondazione degli asili. Al momento del suo insediamento, Longhena, può contare su due sole strutture froebeliane, alcuni cosiddetti asili di carità e strutture private solitamente gestite dalle parrocchie. Modificando il disimpegno del Comune nell’ambito delle strutture prescolastiche, ottiene un importante aumento dei capitoli del bilancio «spese facoltative straordinarie», avviando un’opera di costruzione degli asili pubblici che al termine del mandato potrà contare su ben 52 strutture distribuite per tutta la città dal centro alle zone periferiche.

    Già dal primo anno del mandato Longhena si dedica a un’importante opera di miglioramento dell’edilizia scolastica. Durante gli anni della guerra, nonostante la requisizione degli edifici scolastici per uso ospedaliero e le difficoltà economiche, garantisce il regolare svolgimento dell’attività didattica per tutta la durata del conflitto. Grande impulso, infine, viene dato alla formazione delle colonie estive e, in particolare, nella ricerca di una struttura per i bambini bisognosi «predisposti alla tubercolosi». Riesce, quindi, grazie al benestare dell’allora prefetto Vincenzo Quaranta, ad ottenere la donazione per il Comune da parte dell’Amministrazione ospedaliera della villa Puglioli di Casaglia, adibita a sanatorio per i malati di tubercolosi. Inaugurata nel giugno 1919, per alcuni mesi, grazie ad un’iniziativa del Comune, ospita seicento bambini austriaci, rimasti orfani o senza casa durante il conflitto.

     

    Dal fascismo alla ricostruzione 

    Con l’avvento del regime è costretto ad abbandonare l’attività politica, pur continuando a professare clandestinamente la sua fedeltà agli ideali del socialismo. Per questo subisce diverse aggressioni squadriste, la più violenta nel 1924 che, nonostante una sua denuncia, non dà luogo ad alcun procedimento giudiziario. Pur non prendendo mai la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF) riesce a dedicarsi all’insegnamento fino al 1939 quando, sebbene non avesse raggiunto l’età pensionabile, è costretto a lasciare anticipatamente la professione. Con la caduta del regime, riprende l’attività politica. È presente alla riunione tenuta ai primi d’agosto presso lo studio dell’avvocato Roberto Vighi, che sancisce la fusione del Partito Socialista Italiano (PSI) con il Movimento di Unità Proletaria (MUP) e la seguente fondazione del Partito Socialista d’Unità Proletaria (PSUP). Il suo maggior contributo durante la Resistenza si concentra nell’attività editoriale clandestina svolta presso la redazione bolognese dell’«Avanti!». Al termine del conflitto svolge diversi incarichi di rilievo. Nel dicembre 1945 viene nominato, su indicazione del PSUP, nel Consiglio comunale che va ad affiancare i lavori della giunta presieduta da Giuseppe Dozza. Il suo maggiore impegno è, però, destinato al commissariato di tutte le opere di beneficenza cui gli viene assegnata la guida già all’indomani della Liberazione, nel maggio 1945.


    Restringendo il suo campo d’azione all’amministrazione degli Ospedali, in una situazione di piena emergenza, riesce ad ottenere un significativo contributo economico dall’Alto Commissariato Igiene e Sanità e dal sostegno di industriali e agricoltori benestanti locali. Manterrà l’amministrazione degli ospedali di Bologna sino al 1950, ottenendo significativi risultati nella ricostruzione degli edifici distrutti durante il conflitto bellico.

     

    La Costituente

    Alle elezioni del 2 giugno 1946 è eletto con 16.048 voti di preferenza all’Assemblea Costituente nella lista socialista del XIII Collegio di Bologna. Iscritto al gruppo parlamentare socialista, dopo la scissione di Palazzo Barberini aderisce al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).


    Durante i lavori si distingue per diversi interventi, principalmente durante le discussioni relative all’amministrazione sanitaria, al decentramento amministrativo, ai problemi del lavoro e alle questioni scolastiche.


    Su queste ultime, di particolare rilievo è l’intervento nella seduta antimeridiana del 21 aprile 1947 a proposito della discussione generale sul Titolo II (Rapporti etico-sociali) e, precisamente, sul testo dell’articolo 27, oggi art. 33, che prescrive «un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale», criticando la possibilità di inserire nel testo costituzionale «quella forma particolare di esame che è stata escogitata da Giovanni Gentile e ne porta il nome». «Se volete che nella scuola media si affermino la bellezza e la bontà dei nostri insegnamenti» bisogna evitare che  «sia ancora, come è stata nel passato, ridotta ad umile cosa con l’esame di Stato». Una settimana dopo, nella seduta del 29 aprile, vota contrario all’emendamento relativo al suddetto articolo, presentato, tra gli altri, da Giuseppe Dossetti, Giovanni Gronchi e Guido Gonella. Il 24 giugno 1947 presenta un’interrogazione relativa alla «situazione finanziaria delle amministrazioni ospedaliere», denunciando come ai bilanci economici confortanti presentati dagli ospedali corrispondano, d’altro canto, bilanci finanziari «in condizioni disastrose», dovute al fatto che «gli ospedali vivono delle rette che i comuni pagano per i loro ammalati».

    Presenta, inoltre, numerose interrogazioni con risposta scritta, come quelle relative al  «Risanamento da parte dello Stato del debito dei Comuni verso gli ospedali per rette di degenza insolute» del 12 settembre 1946, al «Riconoscimento ai braccianti della provincia di Bologna del prezzo politico per il grano ritirato e da ritirare» del 12 aprile 1947, e per la «Trattenuta dei cereali per il fabbisogno proprio e familiare ai braccianti agricoli» del 9 settembre 1947.

     

    Deputato della Repubblica e presidente della Croce Rossa Italiana

    Eletto deputato alle elezioni del 18 aprile 1948 nel collegio di Bologna, ricopre nella I Legislatura diversi incarichi di rilievo, assumendo la presidenza provvisoria della Camera l’8 maggio 1948. Iscritto al gruppo parlamentare di Unità Socialista, del quale è, inoltre, capogruppo, sino al 31 gennaio 1950, passa al gruppo parlamentare del PSLI sino al 18 maggio 1951 quando aderisce a quello del Partito Socialista rimanendovi sino al 29 gennaio 1952, giorno dell’iscrizione al gruppo del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Componente della Giunta delle elezioni dal maggio 1948 al giugno 1953, della I Commissione (Affari interni), dal giugno 1948 al giugno 1953, della Commissione speciale per l’esame dei provvedimenti relativi alla Corte costituzionale (n. 469 e 1292) dall’aprile al novembre 1949 e tra il marzo 1950 e il giugno 1953, della Commissione di vigilanza sulla biblioteca tra il giugno 1948 e il marzo 1950. Presiede, inoltre, la Commissione d’indagine per esaminare la fondatezza delle accuse rivolte al deputato Spallone dal settembre 1948 all’ottobre 1949 e la Commissione d’indagine per riferire alla Camera circa la richiesta di votazione a scrutinio segreto sull’O.D.G. Caronia nel giugno 1949. Presenta numerose proposte di legge come cofirmatario e, soprattutto, come primo firmatario di due proposte presentate il 15 gennaio e il 23 dicembre 1952 rispettivamente relative alla Concessione di un contributo annuo di lire 250 milioni a favore dell'Associazione Italiana della Croce Rossa e all’Applicazione in favore dell'Associazione italiana della Croce Rossa di un contributo sui premi di alcune assicurazioni.


    Le proposte di legge che vedono Longhena come primo firmatario, vengono presentate non solo in veste di parlamentare ma, soprattutto, quale presidente della Croce Rossa Italiana, incarico conferitogli dall’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi nel 1949.


    Mantiene la carica sino al 1957 ereditando una situazione particolarmente complessa; come egli stesso ricorda trova nei giorni del suo insediamento «un bilancio deficitario, con un debito di non poche centinaia di milioni, un vivo malessere tra i capi, [...] la presenza di grossi funzionari, che senza apparire facevano la loro volontà e tentavano tutte le vie perché questa volontà, non sempre giovevole prevalesse», cui va aggiungendosi un eccessivo numero di impiegati e altri comandanti, con competenze non precisate e complicati rapporti tra centro e periferia. Negli anni di presidenza si distingue per la messa in ordine del bilancio, lo sviluppo dei Comitati, l’invio di un ospedale da campo in Corea e nell’estensione dell’assistenza anche in tempi di pace in situazioni d’emergenza su suolo nazionale, come quelle relative alle alluvioni che colpiscono il Polesine e Reggio Calabria, rispettivamente nel novembre 1951 e nell’ottobre 1953, ed anche oltre i confini, come in seguito all’inondazione provocata dal Mare del Nord che devasta il 9% della superficie agricola dell’Olanda tra il gennaio e il febbraio 1953.

    Muore a Bologna il 25 febbraio 1967. 

    Sintesi biografica

    Nasce a Parma nel 1876. Figlio di un reduce garibaldino rimane orfano di padre all’età di sette anni. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna, insegna Storia e Geografia alle scuole medie, prima di passare alla docenza nei licei.

    Partecipa al Congresso costitutivo del Partito Socialista Italiano a Genova nel 1892. Membro della Federazione Insegnanti delle scuole bolognesi, nel 1914 è nominato Assessore dal sindaco Francesco Zanardi. Attività nella quale mette a frutto le promesse della campagna elettorale: con le parole d’ordine di Pane e Alfabeto, opera attivamente per l’incremento delle scuole dell’infanzia, la sperimentazione di scuole all’aperto e di colonie.

    Vittima della violenza squadrista, è escluso dall’insegnamento nel 1939. Redattore dell’edizione clandestina de «L’Avanti», durante la lotta resistenziale è attivo nel Comitato di Liberazione Nazionale.

    Eletto all’Assemblea Costituente come Deputato del gruppo parlamentare socialista, presiede la prima seduta del parlamento repubblicano.

    Dopo la scissione di Palazzo Barberini aderisce al Partito Socialista Democratico Italiano.

    Nel 1949 è nominato Presidente della Croce Rossa Italiana, carica che mantiene sino al 1957.

    Muore a Bologna nel 1967.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA


    SITOGRAFIA