Mario Alberto Pucci

Mario Alberto Pucci

  • 22.01.1902
  • 12.08.1979
  • Maschio
  • Laureato in Ingegneria/Libero professionista
  • Modena
  • Modena
Sommario

    Biografia

    La formazione e la carriera lavorativa

    Nato il 22 gennaio 1902 a Modena dal Cavalier Annibale, noto commerciante modenese, e Maria Bernasconi; dopo gli studi classici, si laurea in Ingegneria civile all’Università di Bologna nel 1925, quindi frequenta una scuola d’architettura a Vienna, infine si laurea in Architettura all’Università di Roma. Il fascismo, che in una prima fase lo attrae, si trasforma, ben presto, in motivo di forte contrasto con alcuni dirigenti locali. 

    La sua attività professionale inizia con progetti di arredamento di una certa rilevanza. Iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Modena dal 1930, all’inizio degli anni Quaranta lega il suo nome a gruppi dell'avanguardia architettonica neorazionalista di Milano, e trasferisce questo stile anche a Modena, dove progetta edilizia residenziale di notevole rilievo. 

    Trasferitosi a Milano, collabora con l’architetto Piero Bottoni, anch’egli esponente di spicco del razionalismo. La sua fase milanese esprime opere come l’edificio residenziale al Q.T/9 a Milano, i capannoni industriali dell’Olivetti Synthesis a Massa Carrara, il piano regolatore di Castelfranco Emilia in collaborazione con l’architetto Corradini di Modena, il concorso per il Piano regolatore di Bologna e per la nuova Fiera di Milano, il concorso per la sistemazione di piazza Impero, oggi piazza Matteotti, a Modena, il concorso per il nuovo Ospedale policlinico di Modena, il Piano regolatore delle zone centrali della città di Genova nel 1930. 

    Inizia anche la sua attività come urbanista: specializzazione che gli assicura fama su scala nazionale e l’appartenenza all’Istituto nazionale urbanistica – fondato da Adriano Olivetti – al quale dedica moltissimo del suo lavoro. 

    Pochissimo si sa di lui nel biennio resistenziale, ma è sicuramente uno dei membri del Comitato di Liberazione Nazionale clandestino di Modena.

     

    L’impegno istituzionale e politico 


    Competenza, creatività, intuizione, disponibilità all’ascolto e impegno sul concreto caratterizzano la sua intera attività parlamentare: prima come membro dell’Assemblea Costituente, poi al Senato della Repubblica per due legislature, dal 1948 al 1953 e dal 1953 al 1958.


    Iscritto al Partito Comunista Italiano (PCI), entra ben presto nelle file dei dirigenti, fino all’elezione all’Assemblea Costituente nel XIV collegio di Parma: candidato al Collegio di Carpi nelle file del Fronte democratico popolare per il Senato, raggiunge 72.632 preferenze. 

    All’Assemblea Costituente partecipa alla quarta commissione per l’esame dei disegni di legge dal 24 al 26 settembre 1946 e alla prima commissione per l’esame dei disegni di legge dal 31 gennaio 1948. Nel corso della I Legislatura — dal 1948 al 1953— Pucci è membro della prima commissione permanente (Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno), della seconda commissione permanente (Giustizia e autorizzazioni a procedere) e della settima Commissione permanente (Lavori pubblici, Trasporti, Poste e Tel. e Marina Mercantile). Durante la II Legislatura — dal 1953 al 1958— fa parte della sesta commissione permanente (Istruzione pubblica e belle arti) e sempre della settima Commissione permanente (Lavori pubblici, Trasporti, Poste e Tel. e Marina Mercantile), ma anche della Commissione speciale decreto di legge alluvioni, tra l’estate e l’autunno 1953. 

    Negli interventi e nelle interrogazioni a Palazzo Madama emerge la sua attenzione ai problemi concreti delle popolazioni. Problemi che affronta grazie a un progetto ampio e strutturato, calibrato sui bisogni delle singole categorie, senza perdere mai la visione d’insieme. Come nel caso del suo impegno per la progettazione di una rete autostradale sull’asse della via Emilia e su quella adriatica, in grado di alleggerire il traffico e – allo stesso tempo – di sostenere lo sviluppo economico-commerciale delle aree attraversate. Allo stesso modo difenderà in più occasioni i piani regolatori, quali strumenti di sviluppo urbano razionale e di salvaguardia del paesaggio, contro il rischio di speculazione sul territorio. Con le sue proposte dimostra di essere una fucina di idee e un precursore delle nuove attività costruttive dell’edilizia. In merito, ad esempio, dello stanziamento di 2.500 milioni per l'attuazione di un progetto di costruzione di nuclei rurali e urbani di case a basso costo, per favorire una maggiore produttività nel settore, Pucci si esprime in termini categorici:

    «[…] sarebbe veramente cosa interessante se si facessero esperimenti nuovi, se si creassero le condizioni per introdurre criteri nuovi per l'edilizia. […] In Italia il problema che maggiormente interessa è quello di studiare nuovi sistemi economici per le costruzioni; infatti, non siamo ancora giunti alla prefabbricazione delle case. […] Il problema di fondo rimane sempre lo stesso: ridurre l'alto costo di fabbricazione. […] 

    Nel nostro Paese c'è molta genialità e capacità di assorbimento; se determinati problemi fossero portati a conoscenza di tutto il nostro popolo, o almeno di tutti coloro che si interessano di questa materia, probabilmente si avrebbero risultati migliori. Ma proprio il difetto fondamentale del nostro Paese è di non avere fiducia nell'apporto generale del popolo, considerato forse solo come massa di manovra, non come massa di produttività vera, della produttività dell'ingegno, che è la cosa più nobile che ci sia nella nostra terra. […] Noi dobbiamo essere gli strumenti fondamentali della democrazia e del progresso del nostro Paese; il diminuire la nostra sfera di competenza significa diminuire la possibilità di creare le condizioni di uno sviluppo generale nel nostro Paese». 


    Nel 1946 lascia Milano e con la città il suo studio di grande prestigio e notorietà. Ha, infatti, deciso di accettare l’invito rivoltogli da Alfeo Corassori di partecipare all’Amministrazione comunale di Modena. 


    «Ci incontrammo una sera a Milano nell’ottobre del 1945. Mi parlò lungamente di Modena, dei problemi che dovevano essere risolti, dei servizi che dovevano essere riattivati, delle strade e di tutto ciò che faceva e che doveva essere ricostruito. E ad un certo momento mi domandò se accettavo di trasferirmi a Modena per partecipare all’Amministrazione comunale. Eravamo sotto una lampada. Io ricordo quegli occhi così grandi, così vivi, così pieni di umanità e non potei che rispondere immediatamente di sì…».

    E così Pucci dedica il suo impegno culturale, la sua esperienza e la sua capacità alla ricostruzione della sua città natale. Il ventennio fascista ha lasciato a Modena qualche agglomerato di case popolari disseminato nelle periferie, alcuni impianti sportivi e numerose rovine prodotte dalla guerra appena conclusa. Il suo impegno è sicuramente dettato dalla motivazione ideale di contribuire alla rinascita di una città a lui molto cara, portando parte del suo bagaglio culturale e professionale e politico. Alle elezioni amministrative del 31 marzo 1946 entra nel Consiglio comunale e il 20 aprile è nominato fra i componenti della Giunta, con delega per i lavori pubblici e per l’urbanistica.


    Resterà assessore per quasi vent’anni, fino al 1963. In questa fase, è uno dei principali artefici della politica di ricostruzione della città e "progettista" del suo futuro assetto urbanistico.


    Il suo sguardo dà continuità e coerenza agli indirizzi di fondo che in quegli anni guidano lo sviluppo e la crescita della realtà modenese. Essenziale è il suo contributo alle scelte più significative che cambiano la città negli anni Cinquanta e Sessanta: gli si debbono la guida della progettazione del primo Piano regolatore, della costruzione del  mercato bestiame, dell’avio autodromo, della stazione delle autocorriere e del primo villaggio artigiano e industriale del quartiere Madonnina, della clinica medica in via Cialdini e dell’Istituto tecnico industriale “Fermo Corni”, nonché del trasferimento del Tribunale in corso Canalgrande e della progettazione di diversi edifici pubblici e privati, testimonianza del neorazionalismo modenese. Ognuna di queste iniziative e opere – in prima istanza espressione della politica condotta dalla maggioranza di sinistra che dirige il Comune – ha in sé, tangibile, il segno della capacità creativa e dell’alta professionalità di Pucci. Una capacità di integrarsi con le intuizioni lungimiranti e le scelte coraggiose dell’amministrazione locale, per rispondere ai problemi della città e ai bisogni immediati della cittadinanza. 

    Nel frattempo, svolge attività di libera professione, anche in associazione con altri studi tecnici. Di questa attività sono frutto: il palazzo Saturnione in via Ugo Bassi a Bologna, l’Istituto tecnico Enrico Fermi di Modena, la Casa del Giovane del PCI di Modena, la Casa del popolo di Vignola e altri edifici pubblici e privati, la residenza degli ufficiali dell’Accademia di Modena, i fabbricati residenziali statali dell’ex Cittadella di Modena. Pucci è anche consulente dell'amministrazione comunale di Genova per la redazione del primo Piano Regolatore Generale della città, adottato nel 1956, approvato nel 1959, e per il Piano Particolareggiato dell'area di Piccapietra; è inoltre progettista di alcuni edifici residenziali nel comune di Rapallo.

    Figura d’indubbio spessore intellettuale e umano, Mario Pucci porta avanti con grande professionalità i propri incarichi, sia a livello nazionale che locale. Considerato esempio di competenza e intuizione, mostra grande abilità nel trasformare le domande quotidiane e le esigenze dei lavoratori in stimoli, idee, arricchimenti.

    Il 14 agosto 1979, a due giorni dalla sua morte, la città che egli aveva saputo ripensare e ristrutturare lo ringrazia dell’impegno costante e discreto tributandogli i funerali in piazza Grande.

    Sintesi biografica

    Nasce nel 1902 a Modena. Si laurea in Ingegneria Civile all'Università di Bologna nel 1925 e in Architettura all’Università di Roma.

    Iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Modena dal 1930, all’inizio degli anni Quaranta si lega ai gruppi dell'avanguardia architettonica neorazionalista di Milano, dove opera nello studio aperto con l’architetto Piero Bottoni. Entra nell’all’Istituto Nazionale di Urbanistica, fondato da Adriano Olivetti.

    Nel 1945 s’iscrive al Partito Comunista Italiano, entra nel gruppo dirigente ed è eletto all’Assemblea costituente e poi, per due legislature (1948 e 1953), Senatore della Repubblica.

    Nel 1946 abbandona Milano per partecipare all’Amministrazione Comunale di Modena di cui farà parte fino al 1970. Assessore ai Lavori Pubblici dal 1946 al 1963 è uno dei principali artefici della politica di ricostruzione della città e progettista del suo futuro assetto urbanistico.

    Contemporaneamente svolge attività di libero professionista in proprio o associato ad altri tecnici. Negli anni Cinquanta è anche consulente dell'amministrazione comunale di Genova per la redazione del primo Piano Regolatore Generale della città.

    Muore a Modena nel 1979.

    Strumenti bibliografici

    Bibliografia