Luigi Preti

Luigi Preti

  • 23.10.1914
  • 19.01.2009
  • Maschio
  • Avvocato/Professore di filosofia
  • Ferrara
  • Ferrara
Sommario

    Biografia

    Dalla formazione all’antifascismo 

    Nasce a Ferrara il 23 ottobre 1914 in una famiglia di commercianti.
    Frequenta il liceo classico nella sua città, in seguito si iscrive a Giurisprudenza e, nel 1936, si laurea con una tesi di storia delle relazioni internazionali dedicata all'occupazione inglese di Malta. Successivamente consegue, all'Università di Bologna, una seconda laurea in Lettere.

    Insegna filosofia ed esercita la professione forense, acquisendo anche la libera docenza in Istituzioni di Diritto Pubblico. Tra la seconda metà degli anni Trenta e i primi anni Quaranta matura, attraverso una graduale presa di coscienza, un’avversione verso il regime fascista e la monarchia.

    Viene richiamato alle armi allo scoppio della Seconda guerra mondiale: è tenente di artiglieria tra il 1940 ed il 1943. Nel marzo 1943, in seguito a una discussione politica, subisce una denuncia da parte di un superiore al Tribunale militare per «lesa maestà, disfattismo e insubordinazione». In seguito, è accusato di svolgere propaganda antifascista ed è poi denunciato al Tribunale Speciale.


    Nel novembre 1943, dopo l’Eccidio del Castello estense, fugge in Svizzera dove entra in contatto con elementi dell'emigrazione antifascista.


    A Zurigo conosce Ignazio Silone che dirige il Centro estero del Partito Socialista Italiano (PSI) e il settimanale «L'Avvenire dei lavoratori». Come ex ufficiale Preti viene poi trasferito nel Bernese Oberland, a Mürren, dove conosce Amintore Fanfani.  
    Rientrato in Italia, al termine del conflitto, è eletto segretario provinciale del PSI a Ferrara, carica che conserva fino al giugno del 1946. 

    Al XXIV Congresso nazionale del PSI, tenutosi a Firenze tra l’11 e il 17 aprile 1946, si schiera al fianco di Giuseppe Saragat, esprimendo parere contrario rispetto all’idea di Pietro Nenni di realizzare liste uniche con il Partito Comunista Italiano (PCI).


    La Costituente e l’attività di Governo 

    Nelle elezioni del 1946 viene eletto membro della Costituente con 20.516 voti di preferenza nel Gruppo parlamentare Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), poi Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), nel XIII Collegio elettorale di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì.


    Durante i lavori della Costituente partecipa in maniera significativa alla redazione della Carta fondamentale. Si deve al suo fondamentale e decisivo intervento la precisa definizione della magistratura intesa come un "ordine" indipendente e non come un vero e proprio "potere" autonomo dello Stato.


    È una visione che si radica nella sua ferrea convinzione dottrinale secondo cui, all'interno di un autentico regime democratico e rappresentativo, l'unico potere originario e pienamente legittimo non possa che risiedere nel Parlamento, in quanto organo sovrano eletto direttamente dal popolo.

    Nel gennaio del 1947 Preti aderisce al PSLI, poi Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), fondato da Saragat e a cui resta legato per il resto della sua carriera politica. Rimane a lungo in Parlamento, con vari ed importanti incarichi, fino al 1987.
    Nel 1954 diventa Sottosegretario al Tesoro, con delega alle pensioni di guerra, nel governo di Mario Scelba. Carica che manterrà anche sotto il governo Segni, fino al 1957. 

    A partire dal 1958 è a capo di vari dicasteri, soprattutto finanziari e dei trasporti. Nel 1958-59 è ministro delle Finanze nel secondo governo Fanfani, nel 1962 ministro per il Commercio con l'estero nel quarto governo Fanfani. 

    L'anno successivo entra nel primo governo di centro-sinistra guidato da Aldo Moro come ministro senza portafoglio per la Riforma della pubblica amministrazione, ruolo nel quale sarà confermato fino al 1966.
    La riforma burocratica è un tema caro a Preti, attento all’esigenza di ridimensionare «la pesante baracca dello Stato e quella degli enti pubblici». Una sinistra moderna, per lui, non poteva più rimanere legata all'idea che politica di progresso significasse «un continuo ingrossamento di tutto ciò che è pubblico». La stessa politica di programmazione avrebbe richiesto uno Stato più snello ed efficiente. 

    Negli anni successivi ha altri incarichi di governo, tra cui quelli di ministro del Bilancio e della programmazione economica (1968-69), dei Trasporti e dell'aviazione civile (1973-74), della Marina mercantile (1979) e ancora ministro dei Trasporti (1979-80), suo ultimo ruolo in un esecutivo.


    Da ricordare, tra gli anni Sessanta e Settanta, la sua esperienza alla guida del dicastero delle Finanze, con riferimento ai periodi 1966-68 e 1970-72, quando è il principale promotore di una riforma fiscale volta a modernizzare e a razionalizzare la tassazione dei redditi e la riscossione dei tributi. È un provvedimento storico che introduce nel sistema fiscale italiano l'Imposta sul valore aggiunto (IVA), al posto dell’Imposta generale sulle entrate (IGE), risalente al 1940.


    All'interno del PSDI Preti è uno degli animatori della corrente Rinnovamento, con la quale si schiera a favore dell'ingresso del PSI nell'area di governo. Al XIII Congresso nazionale del PSDI del novembre 1962, delinea le priorità di governo del centro-sinistra, indicando come obiettivi strategici la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma della scuola, l'introduzione delle regioni a statuto ordinario. 
    Nel contesto del centro-sinistra, Preti si impegna per la riunificazione socialista, che prevede la confluenza di PSDI e PSI in un unico partito. Operazione che si concretizza nel 1966, con la nascita del Partito Socialista Unificato (PSU), il quale esaurisce la sua storia nel giro di pochi anni, in seguito ai fallimentari riscontri elettorali delle politiche del 1968.
    Nel corso degli anni Sessanta Preti si cimenta come scrittore e pubblica «Giovinezza», seguito, dieci anni più tardi, da «Un ebreo nel fascismo». Dal 1976 al 1980 è alla guida del gruppo parlamentare del PSDI alla Camera e vicepresidente della Camera dei deputati dal 1980 al 1983. 

    Tra gli anni Novanta e il Duemila, Preti anima alcuni piccoli movimenti e raggruppamenti politici collocati nell'orbita del centro-destra berlusconiano.
    Muore a Bologna il 19 gennaio 2009.

    Sintesi biografica

    Nasce a Ferrara nel 1914. Si laurea in Giurisprudenza e in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna. Insegnante di Filosofia, esercita la professione forense ed ha libera docenza in Istituzioni di Diritto Pubblico.

    Tenente di artiglieria tra il 1940 e il 1943, è accusato di svolgere propaganda antifascista. Denunciato al Tribunale Speciale, fugge in Svizzera, dove entra in contatto con esponenti dell’emigrazione antifascista.

    Rientrato a Ferrara dopo la Liberazione, è nominato Segretario della Federazione Socialista cittadina. Nel 1946 è eletto Consigliere Comunale, oltre che Deputato all'Assemblea Costituente, nella quale si distingue fra i principali protagonisti del dibattito.

    Dopo la scissione di Palazzo Barberini aderisce al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani fondato da Giuseppe Saragat, in disaccordo con il segretario socialista Pietro Nenni sulla linea di unità d’azione con il Partito Comunista Italiano.

    Leader dell’ala sinistra del suo partito, risulta uno degli uomini politici emiliano-romagnoli più a lungo insediati nella vita istituzionale nazionale. Ricopre incarichi di governo sotto la guida dei Presidenti del Consiglio: Scelba, Segni, Fanfani, Moro, Rumor e Colombo.

    Muore a Bologna nel 2009.