Giuseppe Ricci

Giuseppe Ricci

  • 04.07.1890
  • 18.04.1972
  • Maschio
  • Contadino/Operaio meccanico
  • Montelabbate
  • Pesaro
Sommario

    Biografia

    L’indigenza, i primi lavori, l’avvicinamento al PCI

    Nasce a Montelabbate il 4 luglio 1890, in una famiglia di contadini estremamente indigenti. A causa delle condizioni economiche della famiglia, Ricci frequenta solo alcuni anni di scuola elementare e inizia a lavorare fin dalla prima adolescenza, trovando collocamento come operaio e specializzandosi come frigorista. Dal 1904 inizia a militare nei gruppi anarchici e socialisti. 

    Successivamente emigra in Francia, Svizzera e nel nord degli Stati Uniti, dove continua a svolgere attività politica, entrando in contatto con i comitati di difesa di Sacco e Vanzetti. Nel 1922, colpito dalla repressione contro gli attivisti italo-americani decide di rimpatriare. Al suo rientro, avvenuto nel clima della marcia su Roma e delle violenze fasciste, si avvicina alle organizzazioni comuniste e aderisce al Partito Comunista Italiano (PCI). 

    Nello stesso periodo, si stabilisce a Cattolica dove sposa Giovanna Pedini e impianta un laboratorio per la produzione di ghiaccio. 

     

    La Resistenza

    Durante la dittatura fascista, Ricci, pur mantenendo i contatti con i militanti comunisti residenti nel riminese e nel pesarese, conduce una vita appartata. D'altra parte, le attività del partito nell'area cattolichina sono scarse: una sezione locale era esistita fin dal 1921, ma, dopo la soppressione del PCI (1926), si era avuto un solo tentativo, nel 1930, di ricostituire un gruppo clandestino che si era rapidamente sciolto a causa della morte del suo principale animatore. 


    Solo nella primavera del 1943 il segretario della zona di Rimini, Adamo Toni, contatta un militante cattolichino, Costante Bizzocchi, per affidargli l'incarico di riorganizzare il partito nel circondario. Bizzocchi declina l'offerta e indica Ricci come possibile responsabile di zona che, dopo un mese di intenso lavoro, riesce a formare il comitato di settore. 


    Alla fine di agosto, Ricci è ormai considerato il principale esponente del comunismo cattolichino e partecipa alla riunione costitutiva della Federazione circondariale di Rimini. Con l'inizio della Resistenza, la sua cellula organizza la propria struttura militare in maniera molto rapida e, nel luglio del 1944, quando viene costituito il CLN della Valconca, Ricci diviene il comandante per la zona costiera. L'ottima conoscenza della lingua inglese, acquisita durante il soggiorno negli Stati Uniti facilita i contatti tra il comandante del gruppo partigiano e il personale alleato; inoltre, la fabbrica di ghiaccio, che serve la stragrande maggioranza dei pescatori e costituisce un punto di passaggio insospettabile per i marinai di Cattolica, gli offre un'ottima base per le attività clandestine per intessere contatti che sarebbero risultati utili al momento di organizzare le fughe di disertori e prigionieri di guerra. Particolarmente rilevante è il supporto che la rete degli antifascisti locali fornisce a tre alti ufficiali inglesi: il tenente generale Philip Neame, il generale Richard O’Connor e il maresciallo dell'Aria Owen Tudor Boyd. Questi ultimi, dopo essere fuggiti dal campo di prigionia di Vincigliata, nei pressi di Firenze, nell'estate del 1943 ed essersi nascosti per lungo tempo tra la Romagna e le Marche, riescono a imbarcarsi su un peschereccio cattolichino che li trasporta a Termoli, già liberata. Tra le altre fughe si segnala quella, avvenuta nel maggio del 1944, di due bersaglieri, Giovanni Castagna e Giuseppe Pilotti, che disertate le formazioni repubblichine a Cattolica, si uniscono ai reparti partigiani dislocati a Schieti dopo aver sottratto ai magazzini militari un carico di armi pesanti. 

    Nonostante il fatto che la Resistenza riminese si trovasse ad operare in un contesto difficile, il gruppo cattolichino riesce ad esplicare un'intensa attività anche nella raccolta di informazioni relative ai sistemi di difesa e ai movimenti di truppa tedeschi da comunicare ai Comandi Alleati, nei sabotaggi alle linee di comunicazione e nell’attività di propaganda. Si segnala, in particolare, lo sciopero organizzato il 1 maggio del 1944, cui prendono parte più di 3.000 lavoratori. L'efficacia dell'attività di propaganda è confermata dalla contemporanea crescita degli iscritti al PCI a Cattolica, che passano da 5 a 109 tra il giugno del 1943 e il settembre del 1944. Nell'immediato dopoguerra, l'organizzazione del partito nel piccolo centro – uno dei pochi del riminese in cui esiste una forte componente operaia, legata alla presenza di cantieri navali e grossi stabilimenti di trasformazione e conservazione dei prodotti ittici – sarà particolarmente vasta ed efficiente, tanto che Cattolica avrebbe rappresentato il «punto di maggiore solidità politica del circondario» riminese per il PCI. 

     

    L’Impegno per Cattolica e per il turismo


    Il 7 settembre 1944, dopo il passaggio del fronte, Ricci è nominato sindaco di Cattolica dal Comando Alleato, su suggerimento del CLN. La giunta è, però, sciolta dopo pochi giorni dalle autorità militari, che conferiscono l'incarico a Gino Morbiducci, rappresentante della Resistenza democristiana. 

    Si generano, così, attriti tra il Comando inglese e il CLN, che ignora l'esistenza del gruppo capitanato da Morbiducci (la «Banda Massi»). L'organizzazione resistenziale apre un'indagine riservata che si conclude con la presentazione di un documento in cui viene negata l'attendibilità delle operazioni militari che il nuovo sindaco dichiara di aver condotto. Le rimostranze del CLN portano alle dimissioni di Morbiducci e alla formazione di due nuove giunte municipali: organismi che comprendono esponenti socialisti e democristiani, ma nessun comunista. 

    In questo periodo, Ricci esprime severe critiche nei confronti del gruppo dirigente socialista, accusato di slealtà per non aver effettuato sufficienti pressioni affinché tutti i partiti facenti parte del CLN fossero inclusi nelle giunte. Probabilmente in seguito alla sfiducia maturata in tali circostanze, alle elezioni amministrative dell'ottobre del 1946, Ricci decide di ignorare la direttiva, giunta dalla federazione del PCI, di presentare una lista unitaria coi socialisti (scelta che sarebbe stata alla base dell'accusa di “settarismo” attribuita a Ricci negli anni a venire). La lista del PCI ottiene, comunque, la stragrande maggioranza dei voti (59%) e Ricci ottiene la carica di sindaco, incarico che terrà fino all'11 giugno 1951. Affronta i problemi legati alla ricostruzione del centro urbano dopo le distruzioni belliche e alla trasformazione della sua economia che, nel dopoguerra, accusa da un lato una crisi delle attività legate alla marineria e all'industria e dall'altro si orienta verso il turismo di massa. Uno dei primi interventi del consiglio comunale è la ridenominazione delle vie intitolate a persone legate alla Casa Savoia e al regime fascista, che sono intestate a personalità legate al movimento operaio e alla resistenza. Tra gli altri interventi in questo campo, si rilevano la promozione dell’edilizia popolare e la soluzione di problemi relativi alla gestione dell’arenile, che in questo periodo aveva iniziato a subire una forte erosione, e alla sua destinazione d’uso, con la suddivisione delle aree da destinare al turismo alberghiero e alle colonie marine. Particolarmente significativo il rinnovo dell’acquedotto, ampliato per servire una popolazione che, nei mesi estivi, passa da 8.000 a poco meno di 20.000 abitanti. Nonostante la scarsità di fondi, l’opera di amministratore di Ricci risulta equilibrata. Nel 1948, dopo un'ispezione sui servizi municipali il Prefetto di Forlì gli avrebbe comunicato che: 

    «l’attività svolta è stata ispirata a sani obbiettivi criteri di saggia amministrazione. Ciò ha consentito alla S.V. On. di riportare l’amministrazione alla normalità e di risanare la situazione finanziaria che, rispetto quella normale degli altri comuni dipendenti, può ritenersi lusinghiera, concludendosi con un avanzo di gestione, che consentirà di colmare i precedenti deficit e di avviare finalmente il bilancio all’auspicato pareggio economico. Per tali buoni risultati mi è pertanto gradito porgere una parola di vivo compiacimento a tutti gli amministratori in carica e particolarmente alla S.V. On., artefice principale della nuova situazione determinatasi».

    L’impegno di Ricci a favore dello sviluppo turistico è testimoniato dalle attività legate alla carica, da lui ricoperta fino al 1952, di presidente dell’Azienda di Soggiorno cattolichina. 


    Tra le numerose iniziative promosse per lanciare l'immagine della località come centro di svago e villeggiatura, è particolarmente rilevante l'organizzazione delle prime due edizioni del Premio Nazionale di poesia «Città di Cattolica». 


    L'evento, patrocinato dalla rivista «Il Calendario del Popolo», rappresenta la prima manifestazione dedicata alla poesia dialettale dell’Italia del dopoguerra e vede la partecipazione di importanti intellettuali: in giuria sono presenti, tra gli altri, Eduardo De Filippo, Salvatore Quasimodo e Emilio Sereni (nella prima edizione del l951, il premio è assegnato a Pierpaolo Pasolini e Tonino Guerra).

    Il nome di Giuseppe Ricci non è segnato presente nella maggior parte della documentazione relativa all'amministrazione ordinaria del Municipio, perché, contemporaneamente alla nomina a sindaco, è stato eletto alla Consulta Nazionale e sta partecipando ai lavori dell'Assemblea costituente. Verrà, poi, confermato deputato nella prima legislatura repubblicana (1948-53). Gli impegni parlamentari sono probabilmente alla base della scelta di non ricandidare Ricci alla carica di sindaco alle elezioni del 1951. In ogni caso, tra il 1951 e il 1956, continua a far parte della giunta municipale come assessore ai lavori pubblici. Secondo quanto riferito da Ivo Piva, che negli anni Cinquanta ricopre la carica di segretario del Comitato comunale del PCI cattolichino, ciò avviene in seguito alle insistenze del segretario della federazione di Rimini, Ilario Tabarri, che non vede di buon occhio la completa emarginazione del più importante dirigente comunista della zona dalla vita politica locale.

     

    Le battaglie in Costituente

    Per quanto riguarda l'attività di deputato, non risultano suoi interventi in aula o la partecipazione a commissioni parlamentari nel periodo dell'Assemblea Costituente. 

    Durante la prima legislatura, Ricci fa parte prima della Commissione Giustizia (dall'11 giugno 1948 al 1 luglio 1952) e poi di quella sulle Finanze e Tesoro (dal 1 luglio 1952 al 24 giugno 1953). In questo periodo il parlamentare cattolichino prende la parola in più circostanze, soprattutto per segnalare problematiche che interessano le località della costa romagnola. La prima tra queste tra queste è la questione delle distruzioni belliche. 

    Nel 1950, oltre a presentare, insieme ad Enzo Capalozza, un disegno di legge per una sospensione annuale degli sfratti nel Comune di Rimini – dove la stragrande maggioranza degli immobili ha subito gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale – Ricci sollecita la ricostruzione del porto di Bellaria che, in quel momento, risulta in larga parte inagibile. 

    Sempre per quanto riguarda la marineria, interviene in più occasioni per sottolineare le criticità legate alla mancata ricostruzione del naviglio da pesca italiano dopo il conflitto e i problemi legati al non avvenuto indennizzo dei piccoli armatori di natanti e motopescherecci requisiti o perduti durante le operazioni belliche. Una situazione che, sottolinea Ricci in una riunione della Commissione Speciale Danni di Guerra, causa un grave disagio ai pescatori, che erano spesso compartecipi della proprietà delle imbarcazioni. Ne consegue un circolo vizioso tale per cui questi ultimi risultano da un lato disoccupati per la mancanza del principale strumento di lavoro e dall'altro, essendo privi di impiego, impossibilitati ad accumulare i capitali necessari a acquistare nuove barche. Il secondo tema ricorrente negli interventi di Ricci è quello dello sviluppo del turismo: nel 1951 e nel 1952, durante le discussioni sui bilanci dei dicasteri finanziari, Ricci sottolinea la necessità di aumentare i fondi pubblici da destinare alle aziende alberghiere, ma anche ai trasporti, alle infrastrutture pubbliche nelle località di soggiorno e alla propaganda all'estero. Ciò anche considerando le trasformazioni in atto, con l'allargamento del fenomeno della villeggiatura tra le classi medie, e la sua importanza nel bilancio dei pagamenti. 

     

    Lo sviluppo della Riviera

    Se nel biennio precedente i suoi interventi in aula riguardano la questione dello sviluppo turistico da un punto di vista generale, nel 1953 Ricci affronta specificamente i problemi della riviera romagnola, presentando un ordine del giorno in cui si chiede uno stanziamento di tre miliardi di lire da devolvere ai comuni della costa. Discorso nel quale viene evidenziato come la presenza di quattro milioni e mezzo di visitatori durante la stagione estiva comporti un impegno finanziario molto superiore a quello di un normale municipio e sottolineando come la maggior parte delle infrastrutture urbane, dalle strade alle fognature, risulti ancora inadeguata. Si segnala, inoltre, un’accorata protesta contro il Sottosegretario all'Interno seguita alla rimozione dalla carica di sindaco di Coriano del compagno di partito Carlo Zaghini, che era stato sospeso dopo aver convocato una riunione pubblica per illustrare l'appello per l'interdizione delle armi atomiche lanciato dal Movimento dei partigiani della pace nel marzo 1950. L'episodio fornisce uno spunto per segnalare che in numerosi comuni del circondario riminese le giunte appartenenti allo schieramento socialcomunista erano state sciolte con motivazioni pretestuose. 

     

    L’allontanamento dal Partito e gli ultimi anni

    Alle elezioni del 1953 Ricci si candida al Senato, ma non raccoglie un numero di voti sufficiente per essere eletto. La bocciatura elettorale è particolarmente deludente perché, ricorda Odoardo Conti, il candidato non viene eletto per poche centinaia di voti e il principale decremento nelle preferenze arriva proprio da Cattolica. 


    Dopo le elezioni emerge che alcuni comunisti di Cattolica hanno invitato dei concittadini a votare per il PSI invece che per Ricci. Un episodio che riflette il fatto che, negli anni Cinquanta, la sezione locale è interessata da numerosi contrasti interni. 


    Contrasti di natura ideologica, cui si sommano questioni caratteriali: Ricci è un convinto stalinista, tipico esponente dell'ala più intransigente e ortodossa del partito, costituita dagli “anziani” formatisi nel periodo della clandestinità e della Resistenza, e ha una scarsa capacità di mediazione con gli altri esponenti della sezione, essendo portato a prendere autonomamente le decisioni politiche e imporle ai militanti sulla base del suo forte carisma personale. In quel periodo, però, è avvenuta l'immissione di una nuova generazione di dirigenti che, oltre a rivendicare un ruolo attivo nella vita del partito, sono orientati verso una posizione riformatrice, aperta a nuove prospettive e critica rispetto alle istanze, rigidamente ortodosse di cui Ricci si fa portatore. Una posizione, questa, che nel triennio successivo finisce per prevalere anche all'interno della federazione riminese, con i dibattiti seguito alle trasformazioni in Unione Sovietica dopo la morte di Stalin, alla pubblicazione del “rapporto segreto” e all'invasione dell'Ungheria. 

    Nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando le principali cariche all'interno del partito cattolichino sono assunte dai nuovi funzionari, le tensioni aumentano e le stesse qualità politiche di Ricci sono apertamente messe in dubbio. In una riunione del Comitato Comunale di Cattolica del 3 ottobre 1956, che ha lo scopo di comporre la «frattura» che si è ormai prodotta tra i nuovi dirigenti e la vecchia classe politica, il principale oppositore di Ricci, Giuseppe Ubalducci, sottolinea che le divergenze derivano dal fatto che quest'ultimo «proveniva dai gruppi anarchici e avendovi militato per molti anni ne aveva assorbito la politica». Cioè un'impostazione “cospirativa”, basata sul concetto che le decisioni dovevano essere prese da un gruppo dirigente estremamente ristretto, composto da elementi fidati. 

    Ciò si risolve in un atteggiamento sospettoso nei confronti degli altri militanti, che venivano percepiti come potenziali «spie». Secondo Ubalducci ne derivano sia gravi difficoltà nel funzionamento della sezione sia una scarsa propensione a collaborare con gli altri partiti democratici. Un atteggiamento che viene considerato dannoso, dal momento che aveva finito per isolare i comunisti nel quadro della politica locale e, più in generale, ideologicamente errato, dato che negava i presupposti di un'alleanza tra «la classe operaia [che] non andrà ma al potere da sola» e gli altri segmenti della società. Durante la riunione, opinioni non dissimili sono espresse da Ivo Piva secondo cui Ricci «ha una posizione settaria, non ha vedute di alleanze, scarsa preparazione politica, anche se è sempre stato un compagno di fiducia». Piva sottolinea che l'azione di Ricci è risultata insoddisfacente anche nella «sua attività come Deputato, Presidente CLN. Sindaco, Presidente Azienda di Soggiorno, Assessore ai LL.PP., Consigliere Provinciale, perché non ha portato il contributo che da tali cariche sarebbe dovuto venire». 

    Non risulta che durante quella riunione Ricci replichi alle critiche, ma prende la decisione di ritirarsi definitivamente dalla vita politica del Municipio. La sua figura rimane un importante punto di riferimento per i dissidenti nel PCI cattolichino. Nel 1960, quando alcuni iscritti esprimono pubblicamente la propria sfiducia nei confronti del nuovo gruppo dirigente e sollecitano l'intervento della Commissione Centrale di Controllo del PCI, segnalando delle gravi irregolarità e scorrettezze da parte della segreteria e degli amministratori comunali iscritti al partito, emerge la richiesta di affidare a Ricci, considerato una personalità che gode della massima fiducia dei militanti, la segreteria del partito a Cattolica. È una richiesta che non ha seguito: l'inchiesta interna scagiona gli accusati e porta all'espulsione degli accusatori per frazionismo. Sempre nel 1960, Ricci conclude l'incarico di consigliere provinciale e, ormai settantenne, si ritira a vita privata. 

    Muore a Cattolica il 18 aprile 1972. 

    Sintesi biografica

    Nasce a Montelabbate, in provincia di Pesaro, nel 1890. Dal 1904 milita nel movimento operaio, dapprima nelle fila socialiste, poi in quelle comuniste. Dopo essere emigrato in Canada e negli Stati Uniti si stabilisce a Cattolica dove, negli anni Quaranta, gestisce uno stabilimento per la produzione del ghiaccio.

    Nell'estate del 1943 partecipa alla riunione costitutiva della Federazione Circondariale del Partito Comunista Italiano (PCI) di Rimini ed entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale Valconca di cui è comandante per la zona di Cattolica. Il gruppo cattolichino ha un rilievo specifico nell’attività di raccolta d’informazioni per i Comandi Alleati; in particolare per l’organizzazione di fughe di disertori e prigionieri di guerra e per i dettagli su sistemi di difesa e movimenti di truppe dell’esercito tedesco.

    Dopo la liberazione della cittadina Ricci è nominato Sindaco (dal 7 al 22 settembre 1944), poi ricopre nuovamente la carica dal 20 ottobre 1946 all'11 giugno 1951. Eletto alla Consulta Nazionale in rappresentanza del PCI nella circoscrizione di Rimini, partecipa ai lavori dell'Assemblea Costituente. Rieletto Deputato nella prima legislatura repubblicana, i suoi interventi parlamentari riguardano in particolare la pesca e la marineria.

    Dopo il 1953, non ricopre incarichi politici di rilievo.

    Muore a Cattolica nel 1972.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA

     

    MATERIALE ARCHIVISTICO


    SITOGRAFIA