Giuseppe Fuschini

Giuseppe Fuschini

  • 1883
  • 10.07.1949
  • Maschio
  • Ravenna
  • Ravenna
Sommario

    Biografia

    I primi anni in seminario

    Nato a Ravenna il 24 settembre 1883 da Luigi e Assunta Amadori, Giuseppe Fuschini cresce in una famiglia di umili origini. Frequenta il seminario della città bizantina dove compie i primi studi ed entra in contatto con molti importanti esponenti cattolici locali, fra cui don Giovanni Minzoni. Proprio negli spazi del seminario ha modo di conoscere il cattolicesimo sociale di Romolo Murri che stava raccogliendo ampi consensi in tutta la Romagna con la nascita di circoli e giornali cristiano-democratici.

    Nel 1903, al momento di lasciare il seminario, scrive al sacerdote marchigiano e futuro cognato:


    «…non sentendomi più la forza e la capacità, e ce ne vuole di molta e di buona, di proseguire per l’ardua via del sacerdozio mi sono deciso, coll’aiuto di Dio, di abbandonare l’abito talare che io temevo non avrei abbastanza onorato come si conviene. Sicché è così che sono entrato pienamente e consciamente – grazie a Dio – nel mondo, questa cosa io volevo scrivergliela anche prima che la mettessi in atto, ma non arrischiai e poi preoccupato per gli esami di licenza liceale che felicemente ho terminato non mi sentivo la forza di scrivere su tale argomento. La mia coscienza è tranquilla, è quieta e sicura di non aver compiuto un passo falso nel medesimo tempo che è compresa dei nuovi e gravi pericoli cui va incontro, e dei nuovi sacrosanti doveri che mi incombono per riuscire un buon laico, un attivo cattolico e un sincero fervente democratico. Ma per arrivare a ciò sento più che mai impellente il bisogno dell’aiuto divino e delle preghiere degli amici e specialmente di quelle che dal suo labbro e dal suo cuore candidamente bello e magnanimo s’innalzano al Dio onnipotente. E non solo delle sue preghiere ma anche dei suoi consigli ch’io sempre accetterò come mi venissero fatti da un padre».


    Per il suo carisma, le sue doti e la fiducia che viene riposta in lui dai superiori del seminario, Fuschini è scelto per intervenire il 12 marzo 1903 nella Chiesa di S. Girolamo per il 25° anniversario dell'incoronazione di Leone XIII, ed il 10 marzo successivo nel salone del Ricreatorio Arcivescovile. È sempre lui, in occasione della visita pastorale diocesana, ad accompagnare l’Arcivescovo Guido Maria Conforti.

    Nel novembre 1903, già schierato con i democratici cristiani, sacerdoti e laici, ravennati, partecipa al Congresso di Bologna dell’Opera dei Congressi, appoggiando la linea politica di Giovanni Grosoli, secondo le deliberazioni assunte un mese prima nel convegno di Piangipane.


    L’impegno sociale, sindacale e politico 

    Terminata la formazione in seminario, Fuschini si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza a Ferrara, dove si laurea il 6 novembre 1907 con la tesi «La disoccupazione. Cause-mali-rimedi» che, già dal titolo, racconta molto della sua vocazione per i problemi di stampo economico-sociali. Nel biennio 1906-1907 è impegnato, infatti, a combattere le battaglie sindacali a fianco o all’interno delle Camere del Lavoro. Specialmente nel territorio cesenate si muove per giungere a una riforma dei patti colonici, portando molti contadini cattolici a iscriversi alla Camera del Lavoro. Qui collabora ad alcuni periodici cattolici delle diocesi romagnole, quali «Il Savio» di Cesena e a «Cultura sociale» promosso da Romolo Murri. Un paio d’anni dopo, scrive nel volume «Il movimento sindacale in Italia» che «il moto sindacale è il nucleo iniziale e trasformatore della società». Nella visione di Fuschini, vi è l’obiettivo di unire gli intenti dei lavoratori cattolici e socialisti, contrapponendosi ai fautori di organizzazioni sindacali riservate ai soli cattolici. In seguito alla laurea trova impiego presso l’amministrazione postale, ma forte dei suoi ideali non perde di vista le battaglie per la riforma del lavoro. Nel 1902 comincia a scrivere per «L’Eco di Ravenna», il periodico della diocesi, mentre due anni dopo si nota la sua firma anche nel settimanale cattolico «Il Risveglio» – pubblicazione che prendeva il posto de «L’Eco di Ravenna» –, affrontando il tema della disoccupazione, le condizioni del mondo contadino e bracciantile, il riposo festivo, il suffragio universale e l’estensione del voto alle donne.

    Oltre a quei campi d’interesse, è ben presente in lui un vivo fermento politico. Anche Fuschini, insieme a tanti altri cattolici, accorre a San Marino il 24 agosto 1902 per ascoltare il discorso tenuto da Romolo Murri. Nonostante i provvedimenti delle gerarchie vaticane per tenere il sacerdote marchigiano lontano dalla diocesi ravennate, le idee democratico cristiane sono ormai entrate nello spirito dei giovani, tanto che nel 1905 alcuni esponenti inaugurano il primo circolo cattolico-democratico di Ravenna. Fra questi viene eletto come segretario Fuschini.

    A Ravenna rappresenta, insieme a Edmondo Castellucci e don Girolamo Zattoni, uno dei principali animatori del pensiero democratico cristiano del primo Novecento. Ma il suo contributo assume presto una portata nazionale. Dopo aver tentato, nell’agosto del 1904 insieme a Giovanni Bertini, la formazione di un gruppo democristiano autonomo, nell’autunno del 1905 partecipa a Bologna alla costituzione della Lega Democratica Nazionale, il primo esperimento di partito cattolico voluto e ispirato da Romolo Murri con «lo scopo di influire sull’azione pubblica dei cattolici e del proletariato e su tutta, in genere, la vita collettiva del paese perché si svolga in senso democratico; scopo che è, come si vede, di ordine prettamente economico e sociale».

    È membro della prima direzione – insieme allo stesso Murri, Eligio Cacciaguerra, Ettore Poggipollini, Mario Tortonese e Guido Zadei – e ne diviene segretario nazionale, carica che mantiene fino al 7 aprile 1907, quando gli subentra Tortonese. La Lega afferma la propria anima cristiana, ma allo stesso tempo rivendica una separazione tra la sfera religiosa e quella politica. All’interno della Lega Fuschini interpretò il ruolo di moderatore della polemica “antichiesastica”. In questo frangente, il segretario precisa che «clericale non è l’uomo che abbia fede o che regoli secondo essa la sua vita», ma sono clericali coloro che convertono la fede «in strumento di dominio e vogliono insinuare od imporre con mezzi estranei […] questa fede medesima, al potere politico». In seguito all’enciclica «Pieni l’animo», emanata da Papa Pio X nel luglio del 1906, che sconfessa il movimento murriano e invita tutti gli ecclesiastici a non parteciparvi, è Fuschini a rispondere al pontefice con una lettera rispettosa, ma decisa, che rivendica la linea politica autonoma della Lega.

    Dal 1908 al 1911 assume anche la direzione dell’organo di stampa del movimento, «L’azione democratica», edito a Bologna. Dopo aver lasciato la carica di segretario, Fuschini non abbandona la Lega Democratica, rammaricandosi nel corso del II Congresso della Lega Democratica Nazionale di Rimini, «per le pene che la S. Sede comminava ai sacerdoti che vi si fossero iscritti». È confermato nella direzione nazionale al III Congresso, tenutosi a Imola nel 1910, nonostante la scissione operata da Cacciaguerra e Donati.

    Nel 1911 sposa Maria, sorella di Romolo Murri, che aveva conosciuto anni prima nella redazione di «Cultura sociale». Diventa così cognato del riformista marchigiano che nel frattempo era stato scomunicato e assumeva posizioni sempre più radicali.

    Nello stesso anno Fuschini vince il concorso per entrare alla Camera come funzionario e inizia a collaborare gomito a gomito con i deputati cattolici. La sua esperienza di lavoro in Parlamento si dimostrerà molto utile nel dopoguerra.

    Allo scoppio della Prima guerra mondiale è chiamato alle armi con il grado di sottotenente d’artiglieria, combatte sul Tonale, sul Carso e sul Pasubio. Durante il periodo al fronte, nonostante la crudeltà del conflitto, non perde la sua vena giornalistica ed è corrispondente per il «Corriere del Ticino» di Lugano. Anche lui, come molti altri esponenti della Lega Democratica, è convinto della necessità d’intervento italiano in guerra, non per rivendicazioni territoriali, ma per opposizione alla politica estera austro-germanica.

    Nel 1916, insieme agli onorevoli Meda e Micheli, fonda la rivista «Politica nazionale», della quale diviene direttore tra 1921 e 1923.

    Dopo la guerra aderisce al Partito popolare ed è eletto tra i membri del consiglio nazionale del movimento di don Luigi Sturzo, nonostante posizioni diverse rispetto ai numerosi scioperi di quel tempo. A Fuschini appare opportuno che «fra il partito e le organizzazioni bianche si stabilisse un patto di alleanze simile a quello che esiste fra il partito socialista e la Confederazione generale del lavoro». Ormai residente a Roma, ritrova al Congresso nazionale di Venezia del 1921 un vecchio amico ravennate: Edmondo Castellucci. Entrambi sono eletti tra i trenta membri del consiglio nazionale e riconfermati nel 1923. Fuschini si candida poi alle elezioni politiche del 1921 e 1924 nei collegi di Lazio e Umbria, ma non viene eletto, risultando comunque il primo degli esclusi con 8.043 preferenze.

    Si apre intanto la lunga fase del regime di Mussolini. In questo periodo Fuschini collabora in chiave antifascista con il faentino Giuseppe Donati, entrato anche lui nel Partito popolare, e insieme danno vita al giornale «Il Popolo» che esce con il primo numero il 5 aprile del 1923. Questa nuova pubblicazione diviene in breve l’organo di stampa del partito sturziano e cerca di opporsi allo strapotere fascista che sta raggiungendo il pieno controllo dello Stato. Dalle colonne del quotidiano Fuschini e Donati denunciano le politiche economiche e la riforma elettorale volute da Mussolini. 

    Il ravennate si distingue per le polemiche contro il periodico «Politica nazionale», di cui era stato direttore, per l’avvicinamento di quella testata al regime fascista. Donati, invece, si concentra sul delitto Matteotti, attaccando i responsabili, fino a quando è costretto all’esilio.

    Presente nella tribuna stampa della Camera dei deputati al discorso del bivacco di Mussolini tenuto il 16 novembre 1922, commentandone le parole scrive poi alla moglie: «E i popolari ? Sbigottiti. Ma avranno domattina il coraggio della decisione suprema ? Dovrebbero votare contro e provocare lo scioglimento immediato delle Camere. L’on. Mussolini faccia poi quel diavolo che crede…Torneremo a cospirare; vaglieremo i veri dai falsi democratici»


    L’inasprirsi della dittatura e il triste destino toccato all’amico Donati costano molto a Fuschini che, in poco tempo, perde il posto alla Camera dei deputati ed è costretto all’abbandono della vita politica. 


    Gli eventi lo portano a ritirarsi a vita privata e a dedicarsi alla professione di avvocato.

    Riconsiderando, dopo la guerra, il periodo successivo all’avvento del fascismo, Fuschini afferma che anche nel Partito Popolare Italiano (PPI) «si determinò una crisi dovuta in parte alla fiacchezza di carattere di alcuni esponenti, e in parte alle insidie di correnti reazionarie e retrive» interne al partito.

    Come molti altri esponenti del PPI, Fuschini è troppo esposto per assumere un ruolo attivo durante la Resistenza, e dunque può tornare in azione solo dopo la liberazione della capitale, dove ormai vive. Nel 1944 entra nel gruppo direttivo della neonata Democrazia Cristiana, corrente di sinistra, operando poi insieme agli altri padri fondatori del partito, fra cui De Gasperi e Gronchi e, nello stesso periodo dirige l’organo di stampa del partito nella regione: «La Nuova Battaglia». Durante l’estate del 1945 entra a far parte della Consulta nazionale, l’assemblea legislativa provvisoria che accompagna il Paese fino al voto politico dell’anno successivo.


    La Costituente e gli ultimi anni 

    Alle elezioni del 2 giugno 1946 ottiene 5.355 preferenze all’interno della circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone ed è poi eletto nel collegio unico nazionale della Costituente; insieme a lui altri due ravennati, Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini. Durante i lavori dell’Assemblea fa parte di diverse commissioni ricoprendo, in quattro occasioni, l'incarico di vicepresidente. 


    Membro della Commissione per la Costituzione e del Comitato di redazione che ha il compito di coordinare il lavoro delle tre sottocommissioni. Grazie alla sua precedente esperienza a Montecitorio in epoca prefascista, si distingue per la sua conoscenza, quasi unica, del funzionamento dei corpi legislativi. Con le sue competenze democratiche e di decentramento degli organismi fondamentali, contribuisce in particolare agli articoli riguardanti le regioni, le province e soprattutto i comuni. 


    Nella situazione contingente i comuni avrebbero dovuto «assicurare la tutela sanitaria, istituendo ambulatori, dispensari posti di pronto soccorso; provvedere alla ricostruzione delle Congregazioni di carità, autonome nel quadro della vita comunale; favorire le Opere Pie e gli istituti privati di beneficenza, al fine di realizzare la libertà dal bisogno. E di eccitare la solidarietà fra le varie classi » .

    Come evidenzia Boiardi, per Fuschini l’ordinamento costituzionale deve prevedere «un ampio decentramento delle funzioni dello stato e l'assegnazione di poteri e competenze amministrative all'ente regione e ai comuni». Altre sue proposte riguardano il rinnovo triennale della seconda camera, le deleghe per l'attività legislativa del governo, «le disposizioni relativa all'impeachment o alla sostituzione in caso di impedimento del Presidente della Repubblica».

    Confermato alla Camera in seguito alle elezioni del 18 aprile 1948, Fuschini fa parte della I Commissione affari interni, della Commissione d'indagine per esaminare le accuse rivolte contro il deputato Spallone e della Commissione speciale per l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sulla stampa. Inoltre, ricopre l'incarico di vicepresidente della Camera dall'8 maggio del 1948. Il suo compito, però, deve interrompersi anzitempo, perché si spegne nella notte fra sabato 9 e domenica 10 luglio del 1949, dopo una lunga malattia.

    A Montecitorio viene commemorato dal presidente della Camera Giovanni Gronchi, dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e dai deputati Marchesi, Spataro, Carpano Maglioli, Longhena, De Caro, Almirante, Chiostergi e Paolucci. Oltre alla commozione e al rispetto dovuto al collega scomparso, i rappresentanti delle varie forze politiche testimoniano la saggezza, la bonarietà e l’atteggiamento paterno dimostrato dal vicepresidente Fuschini nei confronti dei deputati più giovani. Nel suo intervento Gronchi lo ricorda come uno dei primi cattolici a combattere la grande ed «eroica battaglia della Democrazia Cristiana».

    Sintesi biografica

    Nasce a Ravenna nel 1883. Di umili origini frequenta il seminario cittadino, dove entra in contatto con i cattolici locali e le idee riformiste di Romolo Murri.

    Nel 1902 partecipa alla costituzione del primo circolo cattolico-democratico della città e inizia la sua collaborazione con il periodico diocesano «L’Eco di Ravenna». Due anni dopo entra nella redazione del settimanale «Il Risveglio».

    Nel 1905 è a Bologna per la fondazione della Lega Democratica Nazionale, di cui resta segretario per due anni. Riceverà conferma del suo incarico nel corso del Congresso di Imola (1910). Assume, inoltre, la direzione de «L’azione democratica», organo di stampa della lega (1908-1911).

    Nel 1911 sposa Maria Murri, sorella di Romolo, ed entra alla Camera come funzionario. È fra i fondatori della rivista «Politica nazionale» che dirige tra 1921 e 1923. Prende parte alla Prima Guerra Mondiale come sottotenente.

    Dopo il conflitto entra nel consiglio nazionale del Partito Popolare Italiano. Antifascista, insieme al faentino Giuseppe Donati, fonda il giornale «Il Popolo», ma l’inasprirsi della dittatura gli costa il posto alla Camera e lo obbliga ad allontanarsi dalla vita politica.

    Troppo esposto per assumere un ruolo attivo durante la guerra o la Resistenza, torna in azione nel 1944, nel gruppo direttivo della Democrazia Cristiana. Nel 1945 entra nella Consulta nazionale e il 2 giugno 1946 è eletto all’Assemblea Costituente.

    Membro della Commissione dei 75 e del Comitato di redazione, partecipa attivamente ai lavori di diverse commissioni.

    Nel 1948 è eletto deputato e riceve l’incarico di vicepresidente della Camera.

    Muore a Roma nel 1949.