Giovanni Pallastrelli

Giovanni Pallastrelli

  • 02.12.1881
  • 09.07.1959
  • Maschio
  • Professore in Scienze Agrarie
  • Piacenza
  • Piacenza
Sommario

    Biografia

    Gli studi di Agraria

    Di antica e nobile famiglia piacentina, Giovanni Pallastrelli nasce a Piacenza il 2 dicembre 1881.

    Dopo aver compiuto gli studi ginnasiali nella sua città, si iscrive al corso superiore della scuola speciale di viticoltura ed enologia di Conegliano, fondata da pochi anni, ma che è già uno dei più avanzati istituti enologici d'Europa.

    Il diploma, conseguito nel luglio 1904, gli permette di entrare, come responsabile del settore vitivinicolo, nell'organico della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Piacenza. Due anni dopo, nel giugno del 1906, riceve anche la nomina di reggente della sezione di montagna, con sede a Bettola; incarico che conserverà fino al maggio 1913. 

    Pallastrelli, che è pure segretario del Comizio agrario di Piacenza dal 1908 al 1913, rimane al servizio della Cattedra per quasi 10 anni, un periodo fondamentale per la sua formazione professionale e che impronta profondamente anche la successiva carriera politica. 

    Lo ricorda lui stesso in un esteso articolo dal titolo «Ricordi e chiacchiere di un propagandista agrario», pubblicato, dietro sollecitazione di Giuseppe Micheli, nel 1941: «Se penso a quel tempo, rivedo con gli occhi della mente tanti luoghi cari: le belle vallate della Trebbia, del Nure, del Tidone, dell’Arda e del Ceno con Bardi allora affidato alle mie cure agricole. [...]. Come era attraente la funzione di propagandista agrario in quei luoghi allora completamente abbandonati! Con la guida di uomini che rispondevano ai nomi di Bizzozzero e Zago, le mie energie si moltiplicavano. Ricordo che salivo sui monti con il desiderio ardente di aiutare quelle popolazioni». 

    Nel periodo a cavallo del Novecento, Piacenza sta vivendo momenti di grande sviluppo, anni densi di progresso tecnico, sociale ed economico. Un ruolo determinante è sicuramente quello svolto dal direttore della Cattedra Ferruccio Zago, alla guida dell’istituzione dal 1897 al 1919, e da Giovanni Raineri, tra i fondatori nel 1892 della Federconsorzi, di cui rimane a lungo direttore prima dell’impegno politico che lo porterà, tra l’altro, alla nomina a ministro dell'Agricoltura nel I governo di Luigi Luzzatti (31 marzo 1910-30 marzo 1911). 

    Sia Zago che Raineri, assieme al direttore della Cattedra di Parma Antonio Bizzozzero, rappresentano importanti punti di riferimento per Pallastrelli, sostenitore dell’associazionismo agrario: «E noto quale benefico apporto abbiano dato al progresso dell’agricoltura la Federconsorzi e i Comizi agrari. Essi costituiscono quella meravigliosa organizzazione cooperativa che ebbe i natali, oltre cinquanta anni fa, a Piacenza e che si estese, con azione capillare, in tutte le province, fino nei più remoti villaggi, facendo beneficiare nella sua azione anche i più modesti contadini. Organizzazione, perciò, veramente democratica che può dirsi a ragione il maggiore trionfo della cooperazione in Italia».

    Pur impegnato stabilmente alla Cattedra, Pallastrelli continua gli studi. Nel 1908 si iscrive alla facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, dove ha occasione di entrare in contatto con Giuseppe Toniolo, professore di economia politica, «con il quale ebbi la grande fortuna di potere spesso conversare quando ne ero allievo all’Università di Pisa».

    Termina gli studi a Bologna, alla Scuola Superiore di Agraria, nel dicembre 1915 con una tesi dedicata alla concimazione chimica sull'Appennino, poi pubblicata a Piacenza.

     

    In politica tra Guerre e Fascismo

    Nei primi anni Dieci si avvicina alla politica. Nel 1913 è eletto deputato per la Lista Liberale nel Collegio di Bettola, battendo, anche grazie all’elettorato cattolico e in una agguerrita campagna elettorale, il liberale uscente Carlo Fabri. 


    Il suo impegno per la risoluzione dei problemi della montagna diventa prioritario nei suoi primi interventi parlamentari. Entra a far parte del Comitato Parlamentare per la Montagna, composto da personaggi di vari schieramenti politici – tra cui Giovanni Raineri. 


    Durante la Prima Guerra Mondiale presta servizio militare come ufficiale d'artiglieria sull'Isonzo e a San Michele del Carso, conquistando il grado di capitano e meritando una decorazione al valore militare. 

    Ripresa l'attività politica, nel 1919 viene rieletto deputato nella Lista di Rinnovamento, espressa dal blocco liberal-moderato e comprendente personaggi come Raineri e Meuccio Ruini. 

    Con il gruppo di Democrazia Liberale partecipa alla breve esperienza del Governo Nitti (maggio-giugno 1920), di cui è sottosegretario all'Agricoltura nel ministero guidato da Giuseppe Micheli, incarico riconfermato nel governo presieduto da Giolitti (giugno 1920-luglio 1921). 

    Rieletto deputato nel maggio del 1921, entra nei due governi Facta con la responsabilità di Sottosegretario alla Marina (febbraio-ottobre 1922). 

    Entrato in aperto conflitto con il fascismo locale, e in particolare con il ras Gaspare Barbiellini Amidei che lo attacca più volte personalmente sul giornale «La Scure», si presenta alla testa di una lista indipendente alle elezioni politiche del 1924, non risultando, però, eletto. 

    Allontanatosi dalla politica attiva, nella seconda metà degli anni Venti diviene Presidente della Società Anonima Laziale Industrie Agricole, una compagnia privata di agricoltori dell'Emilia Romagna sorta allo scopo di acquistare e bonificare aree dell'agro romano. 

    A Roma in occasione dell'Armistizio e ricercato dalla polizia, trova rifugio nel Convento agostiniano di Santa Monica in Vaticano fino al giugno 1944, assieme ad altri perseguitati come Ivanoe Bonomi e Ruini.

     

    In politica nel Dopoguerra


    Avvicinatosi alle posizioni di Alcide De Gasperi, al termine della Seconda guerra mondiale Pallastrelli entra nelle fila della Democrazia Cristiana, coordinando il primo Congresso provinciale del Partito nel settembre del 1945. 


    È in questa occasione che evidenzia il legame con la tradizione cattolica, rimarcando come il partito abbia «un programma eminentemente democratico, cui è posto a presidio semplicemente morale il valore del Vangelo, il valore dei dettami della civiltà cristiana che da duemila anni conforta il popolo italiano ed i popoli di tutto il mondo, che tutti affratella a qualunque razza appartengano».

    In questi mesi riceve diversi incarichi: è nominato Commissario straordinario dell'Istituto di credito delle Casse di Risparmio italiane, Presidente dell'Associazione Nazionale Tecnici Agrari e Presidente del Consorzio Nazionale per il Credito Agrario di miglioramento. 

    Figura tra i fondatori dell'Associazione Nazionale dei Dottori in Agraria.  Questa associazione, a partire dal settembre 1945, in collaborazione con il Ministero dell'Agricoltura, organizza diversi importanti convegni in Italia, tra cui quello romano, (29 giugno-1 luglio 1945) dedicato al piano per la ricostruzione nazionale, e il successivo incontro a Firenze (25-28 gennaio 1946), relativo agli aiuti alleati e alla collaborazione agraria internazionale.

    Con decreto luogotenenziale del 22 settembre 1945 Pallastrelli viene scelto, in rappresentanza dei tecnici agrari, quale membro della Commissione agricoltura e alimentazione (VII) della Consulta nazionale, al cui interno è autore di due importanti schemi di provvedimenti legislativi: il primo relativo alla costituzione del Corpo Forestale dello Stato, il secondo ad un'indagine sulla distribuzione della proprietà fondiaria. 

    Nell'aprile del 1946 si presenta nella lista della Democrazia Cristiana all'interno della 14° circoscrizione, comprendente Parma, Modena, Piacenza e Reggio Emilia (assieme a lui, nella lista democristiana, c’è un altro piacentino Vittorio Minoja, i parmigiani Giuseppe Micheli e Michele Valenti, i reggiani Giuseppe Dossetti, Pasquale Marconi e Antonio Pignedoli e il modenese Alessandro Coppi). La campagna elettorale – si legge sul foglio della Democrazia Cristiana – viene svolta «nella nostra città e nella nostra provincia silenziosamente, se si eccettuano i comizi più clamorosi del centro (…) ferve un lavoro segreto fatto a sistema capillare, di casolare in casolare, di borgata in borgata, meno appariscente». 

    Il candidato Pallastrelli ha 65 anni, vanta una lunga esperienza politica, ma soprattutto una grande conoscenza del settore agrario della provincia. Il foglio «Idea democratica» lo presenta come difensore dei principi cristiani: «svolse sempre fervente attività in difesa dei principi cristiani, ponendo a base di ogni rivendicazione sociale, di cui fu sempre strenuo propugnatore, la morale evangelica». Ma del candidato è sottolineato, soprattutto, il suo legame con il mondo agrario piacentino e ricordati gli anni della Cattedra ambulante, in cui fu «vigile tutore degli interessi della classe lavoratrice. La sua propaganda riuscì anche particolarmente proficua nel campo della cooperazione, per la difesa della piccola proprietà e per la tutela degli interessi e soluzione dei problemi della montagna».

    È il profilo di un uomo cattolico, antifascista e tecnico agrario. Alla vigilia delle elezioni Pallastrelli motiva la sua scelta di candidarsi con un lungo articolo apparso su «Idea democratica»: «Sono passati lunghi anni di dittatura durante i quali ho sempre cercato di essere in contatto con la popolazione della città e della provincia perché desideravo essere utile ai bisognosi e alle vittime della tirannide e tenere accesa la fiaccola della democrazia. Credo almeno in parte, attraverso mille rischi e difficoltà, di esservi riuscito e credo ancora che la mia opera durante la lotta clandestina non sia stata vana. […] Perché in questa battaglia elettorale mi presento come candidato della Democrazia Cristiana? Perché il programma di questo partito corrisponde ai miei convincimenti ed è socialmente un programma in cui tutte le aspirazioni del popolo sono tenute presenti ed in modo particolare quelle che riguardano le giuste rivendicazioni del lavoro. Ed ancora: riteniamo che la nuova Italia che deve risorgere e risorgerà dalle immense rovine che ci affliggono, deve essere basata su sani principi morali. Per questo occorre attenersi alla morale cristiana».

    Alle elezioni del 2 giugno 1946 il primo partito della provincia di Piacenza è la DC che ottiene complessivamente 62.614 voti – di cui 13.890 in città – seguita dal PSIUP e dal PCI. Tre sono i piacentini eletti: il democristiano Giovanni Pallastrelli ottiene 28.402 preferenze, i socialisti Nino Mazzoni con 14.984 voti e Giuseppe Arata con 6.792 preferenze. Sono dati che confermano la grande “popolarità” di Pallastrelli, ma hanno l’effetto di escludere l’altro candidato democristiano: il segretario provinciale del partito Vittorio Minoja. Il foglio della diocesi «Il Nuovo Giornale» non nasconde la delusione per l'elezione di un solo candidato democristiano, evidenziando come l’eletto Pallastrelli non provenga dall’esperienza del partito popolare o dall’Azione cattolica, ma dalla tradizione liberale. 

     

    Il lavoro con la Costituente

    All’Assemblea Costituente Pallastrelli porta la sua grande esperienza di tecnico agrario. É soprattutto nei mesi centrali del 1947 che si focalizzano i suoi interventi, dopo la nomina a membro della Giunta per il regolamento interno, presieduta da Umberto Terracini e composta, tra gli altri, da Giovanni Gronchi e Ruini. 


    In questa sede interviene sul progetto di Costituzione della Repubblica in merito ad alcuni articoli riguardanti le regioni e i comuni. 


    Ma i suoi contributi più rilevanti si misurano soprattutto sul terreno della politica agraria, Pallastrelli si mostra subito molto vicino alle tesi riformistiche di Antonio Segni, ministro dell'Agricoltura dal luglio 1946 e il maggior ispiratore della politica agraria democristiana. 

    La sua linea di azione si evince, in particolare, nel discorso all’Assemblea Costituente del 25 febbraio 1947, dove a farsi sentire è: 

    «a voce del tecnico che ha ascoltato per molto tempo quanto, in fatto di politica agraria, si è detto; del tecnico che i problemi importanti dell'agricoltura sa essere poliedrici ed esamina tutti i loro lati e ciascuno lato vuole, e credo sappia, dare il giusto valore. È la voce di chi nelle campagne, senza avere da difendere interessi particolari, ha sempre, come professore di cattedra ambulante, propugnato il progresso dell'agricoltura; che oggi vorrebbe, negli ambienti rurali scoraggiati, riportare la fiducia e che, avendo vissuto in mezzo ai contadini nella sua Emilia, ha collaborato insieme ad uomini illustri, purtroppo scomparsi, quali Camillo Prampolini, Nullo Baldini, il professor Benassi e il qui presente Nino Mazzoni, per difendere particolarmente i contadini, per diffondere quelle forme di conduzione cooperative collettive che oggi si proclamano di attualità, ma anche, in tempi lontani, potevano sembrare audaci. Noi (i democratici cristiani e i socialisti) abbiamo condotto a termine gli esperimenti che, ben guidati ed assistiti, diedero ottimi risultati, sia dal punto di vista sociale che da quello tecnico, nelle terre dell'Emilia ed io anche nell'Agro romano; e in Sicilia di cui ne fu pioniere Luigi Sturzo». 

    È un discorso nel quale ritorna l’esperienza del giovane dirigente della Cattedra che, nei primi anni del Novecento, ha percorso in lungo e in largo la campagna piacentina. Secondo Pallastrelli, dopo un necessario periodo di assestamento, occorre cercare di risolvere i problemi generali, come assicurare le materie prime a prezzi relativamente stabili, mantenere l'equilibrio dei prezzi dei prodotti razionati al livello medio e raggiungere l'assestamento monetario. Affronta, poi, problemi di grande attualità evidenziando la necessità di porre termine alle occupazioni delle terre, revisionando i decreti in vigore. Al centro delle sue posizioni sta l'esigenza di far adattare le linee di riforma alla diversità delle situazioni, evitando pianificazioni troppo generali. In un successivo intervento, datato 20 giugno 1947, individua nella bonifica agraria, diversificata a seconda dei contesti regionali, il mezzo più importante per attuare la riforma.


    Nel 1948 Pallastrelli entra, come membro di diritto, al Senato nella prima legislatura repubblicana.


    Nel giugno 1953 viene rieletto nel Collegio di Fiorenzuola d'Arda, ottenendo 44.350 voti. Anche nel corso di questi mandati, il politico piacentino approfondisce temi a lui cari: la riforma fondiaria, il problema dello spopolamento della montagna, la difesa della piccola proprietà e la necessità di ricostruire le Cattedre ambulanti.

    Giovanni Pallastrelli muore nella sua villa di Sariano di Gropparello il 9 luglio 1959. In occasione della commemorazione alla Camera dei Deputati, viene ricordato per il suo impegno di «propaganda agraria che continuata poi sulla via maestra da lui tracciata, dai suoi successori, ha permesso all'agricoltura piacentina di porsi all'avanguardia del progresso agricolo del nostro paese».

    Sintesi biografica

    Nasce a Piacenza nel 1881. Di nobile famiglia, è professore di Scienze Agrarie e Direttore della Cattedra ambulante di Agricoltura in città.

    Eletto Deputato nel 1913 nella lista liberale per il collegio di Bettola è confermato nella carica per il collegio di Parma cinque anni dopo. Sottosegretario all'Agricoltura nei Governi Nitti e Giolitti e Sottosegretario alla Marina nei due governi Facta entra in aspro conflitto con il fascismo locale. Si allontana dalla vita politica attiva quando, nel 1924, non riceve la conferma della nomina nelle elezioni.

    Trasferitosi a Roma, è sorvegliato come antifascista e costretto a rifugiarsi in Vaticano. Durante la Seconda Guerra Mondiale aderisce alla Democrazia Cristiana (DC). Fa parte del Comitato di Liberazione Nazionale romano e, dopo la Liberazione, della Consulta nazionale nell’ambito della Commissione Agricoltura e Alimentazione.

    Eletto all’Assemblea Costituente nelle file della DC, interviene perlopiù su temi di politica agraria.

    Nel 1948 entra in Senato come membro di diritto, è, poi, rieletto nel 1953 per il collegio di Fiorenzuola d'Arda-Fidenza.

    Muore a Gropparello, in provincia di Piacenza, nel 1959.

    Strumenti bibliografici

    Pubblicazioni di Giovanni Pallastrelli

     

    BIBLIOGRAFIA