Nasce il 19 agosto 1901 a Gragnano Trebbiense, in provincia di Piacenza, in una famiglia di operai. Frequenta il Collegio Alberoni a Piacenza, poi prosegue privatamente gli studi liceali e si iscrive a Giurisprudenza all' Università degli Studi di Milano. Divenuto avvocato, condivide per qualche tempo lo studio — in vicolo del Pavone a Piacenza— con l'antifascista cattolico Francesco Daveri, che svolgerà un ruolo di primo piano nell'organizzazione della Resistenza locale. Con Daveri e il gruppo di ex popolari, in stretto contatto con il Movimento Guelfo d'azione milanese, Arata, partecipa, nell'estate del 1942, ad incontri clandestini con Edoardo Clerici, Pietro Malvestiti e Gioacchino Malavasi, ciò fa supporre un suo accostamento ai popolari. Prende parte al ciclo di dibattiti promosso a Palazzo Fogliani, sede delle associazioni cattoliche, e denominato Studium Christi, e fa da tramite, ancora agli inizi del 1944, per Daveri, ormai costretto alla clandestinità. Proprio al sodalizio con Daveri è da collegare anche la partecipazione all'iniziativa di avvocati antifascisti piacentini all'indomani del 25 luglio.
La sua presa di posizione «decisamente socialista», secondo quanto egli stesso afferma, avviene sul finire del 1942, quando entra in contatto a Milano con Lelio Basso, promotore del Movimento di Unità Proletaria (MUP), e a Parma con Giacomo Ottolenghi, attraverso cui aderisce ad un comitato regionale antifascista tra avvocati, di cui fa parte anche Giannino Degani di Reggio Emilia, segnalato dalla polizia.
Pur senza un passato da militante, cura la riorganizzazione del Partito Socialista Italiano (PSI) a Piacenza: si tratta di consolidare il nucleo cittadino attivo nel periodo clandestino e raccolto attorno a Giovanni Contini e agli Arditi del Popolo del 1921, fra cui Luigi Rigolli e Sante Bersani, e collegarlo alle sezioni che si stanno riformando nelle tradizionali roccaforti socialiste in provincia: Borgonovo val Tidone, Castel San Giovanni, Monticelli d'Ongina, Caorso, Pianello. In una testimonianza Arata confessa di essere stato allora, quarantenne coetaneo di molti dei compagni citati, portato piuttosto ad avvicinarsi ai vecchi socialisti – come l’ex sindaco di Piacenza Ferruccio Tansini – che al nuovo mondo operaio. E di essere un po' «restio verso i giovanissimi del 1926», «una generazione passata attraverso alle organizzazioni del regime».
Dopo il 25 luglio 1943, la sua attività si intensifica, in collegamento soprattutto con il democristiano Daveri che va allo scontro con il prefetto Amerigo De Bonis e fa sentire il peso della propria personalità nell'impostazione della lotta antifascista, attiva anche oltre la dimensione provinciale.
Quando, dopo l'8 settembre, si rafforza il collegamento anche con il gruppo già attivo dei comunisti di Paolo Belizzi, Arata partecipa alla formazione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) provinciale. Entra, però, in disaccordo quasi subito, insieme al democristiano Vittorio Minoja e all'azionista Raffaele Cantù.
Quando viene fermato e arrestato, il CLN propone al Comando tedesco di piazza lo scambio con ufficiali tedeschi, unitamente ad altri esponenti di rilievo tratti in carcere, tra cui anche l'azionista Mario Jacchia, designato al comando della Delegazione Nord Emilia e che si trova Milano. Arata però riesce ad evadere, grazie alla complicità di alcuni medici che inscenano una falsa operazione chirurgica e si nasconde a Borgonovo, dove indice riunioni di partito insieme a Luigi Franzini. Nel CLN viene sostituito da Luigi Rigolli e, in seguito alla cattura e la fucilazione di quest’ultimo, da Emilio Piatti.
Alla Liberazione, Arata è designato dal CLN alla carica di vicesindaco di Piacenza e, come segretario del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) cittadino, partecipa attivamente alla fase transitoria del passaggio dei poteri e della gestione dei problemi politici e amministrativi della città.
Nell'autunno presiede il Congresso di partito, mentre nell'agosto tiene una delle relazioni all'animato Congresso provinciale tra i comitati di liberazione comunali e d'azienda, al quale presenzia per il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) lo stesso presidente Rodolfo Morandi.
Nelle elezioni amministrative di marzo-aprile i socialisti ottengono un notevole successo elettorale, sia con il Partito Comunista Italiano (PCI) nella lista Aratro, che vince in 35 su 46 comuni, nei quali si vota con il maggioritario, sia correndo da soli, a Piacenza, dove si vota con il proporzionale. Il PSIUP ottiene 13 seggi, al pari del PCI, a fronte dei 12 alla Democrazia Cristiana (DC) e dei 2 alla lista laica.
Arata viene candidato per la votazione nazionale per l’Assemblea Costituente nel collegio di Parma, insieme a Nino Mazzoni, Lino Tansini di Caorso e Aldo Palmerani di Monticelli.
Durante la campagna elettorale, Arata insiste sul concetto di unità nazionale e in un’intervista dichiara che «O la Costituzione saprà consacrare l'unità morale degli italiani, e avrà ben operato, e la sua opera si riverbererà benefica e propizia sulle future generazioni, o non avrà toccato questa meta e avrà lavorato per tre quarti a vuoto».
E tuttavia la sua candidatura, stando ad alcuni quotidiani, non è priva di opposizioni in seno al suo partito. La militanza, ancorché maturata nel fuoco della Resistenza, è giudicata troppo recente, in una compagine dove sono presenti altre figure di rilievo storico e di larga popolarità. Uno fra i tanti e più noti è Angelo Faggi, carismatico leader delle battaglie sindacali del biennio rosso che, rientrato dal lungo esilio francese, nel maggio 1946, trova una Piazza dei Cavalli stracolma e acclamante al suo comizio.
La stessa elezione di Arata, in sesta e ultima posizione fra i socialisti nel collegio con sole 6.792 preferenze nei confronti delle 14.594 andate a Mazzoni, desta qualche sorpresa e viene attribuita alla concentrazione di voti piacentini del segretario provinciale rispetto alla dispersione registrata per i candidati delle altre province della circoscrizione. Il medesimo gioco delle preferenze determina l'esclusione di candidati piacentini comunisti – a vantaggio di esponenti votati nel più ampio serbatoio a disposizione nelle altre tre province “rosse” – e pure del candidato democristiano, Vittorio Minoja, segretario provinciale, che registra un numero di preferenze superiore a quello di Arata. A ben vedere la comparazione tra i voti ottenuti il 2 giugno dai partiti nella provincia piacentina e quelli nella circoscrizione e nella regione descrive un diverso andamento elettorale, in parte storicamente determinato, con un più equilibrato tripolarismo PCI/PSIUP/DC e un rapporto di forza tra i due partiti della sinistra, favorevole al PSIUP, che realizza il 34,4 % a fronte del 22,5% andato al PCI. Nella media regionale il rapporto è di 28,1 e 37,5 e in quella nazionale di 20,6 e 18,9.
Alla Costituente Arata fa valere le proprie competenze giuridiche intervenendo all'assemblea plenaria sui temi costituzionali, in particolare sull'art. 7 delle disposizioni generali, sull'art. 26 dei rapporti etico-sociali, sugli articoli 34 e 37 dei rapporti economici, sull'art. 56 sul Parlamento, sugli articoli 87 e 88 sul governo e infine sugli articoli 128 e 129 delle garanzie costituzionali.
In tema dei progetti di legge i suoi interventi riguardano l'ordinamento dell'industria cinematografica e l'introduzione di un’imposta progressiva sul patrimonio. Particolarmente attente alla situazione economica — dei reduci dalla prigionia e riguardo all'Ente di approvvigionamento carbone— e alla realtà piacentina, sono le 5 interrogazioni a risposta scritta, riguardanti la posizione degli stabilimenti militari di Piacenza, il problema dell'impiego delle maestranze e l'istituzione di una Manifattura di tabacchi.
La militanza politica nel PSIUP si interrompe nel corso dei lavori alla Costituente, quando, in occasione della scissione socialista di Palazzo Barberini del gennaio 1947, Arata aderisce al nuovo partito di Saragat e dunque, dal 3 febbraio 1947, entra a far parte del gruppo parlamentare del Partito Socialista Lavoratori Italiani (PSLI).
Alle elezioni del 18 aprile 1948 si presenta con un cartello elettorale con la denominazione di Unità Socialista, ed è il candidato locale di punta alla Camera. È una campagna elettorale infuocata dalle polemiche tra i due schieramenti di sinistra e nel corso della quale Arata è costretto a difendersi da attacchi personali e contrattaccare sul piano della difesa della libertà rispetto al tema del comunismo sovietico, oltre che sulla questione dell'unità morale della nazione e della denuncia di una battaglia politica polarizzata fra i due estremi.
Eletto al terzo posto della propria lista di circoscrizione con 3.898 preferenze, segue le posizioni della componente di Saragat nel PSLI e infine nel 1952 del PSDI, mantenendo salda la sua opposizione al frontismo. Il 18 marzo 1949, nella votazione sull'adesione dell'Italia al Patto Atlantico, si astiene insieme ad alcuni altri socialdemocratici.
I suoi lavori nell'unica legislatura della Camera si possono riassumere in 7 progetti di legge presentati come co-firmatario, 6 interrogazioni a risposta scritta — in particolare sulla manodopera assunta alla manifattura Tabacchi di Piacenza e sulla ventilata costruzione di una linea ferroviaria Genova-Piacenza— 30 interventi in Assemblea su progetti di legge e 18 in sede delle rispettive commissioni di cui fa parte: la Commissione Giustizia quella Difesa e quella Industria e Commercio. Non prende parte alla votazione finale sulla cosiddetta “legge truffa” del 1953, assentandosi dall'aula. Particolarmente lacerato dai dissidi, nel 1953 decide di non ricandidarsi. Lascia, dunque, la politica attiva nazionale, ma resta vicino e aperto al dibattito e alla vita pubblica della sua città.
Muore a Piacenza il 25 giugno 1990.
Nasce a Gragnano Trebbiense in provincia di Piacenza nel 1901. Esercita la professione di avvocato e condivide lo studio con l'antifascista cattolico Francesco Daveri.
Di fede socialista, nel 1942 entra in contatto con Lelio Basso e confluisce in un comitato regionale antifascista segnalato dalla polizia.
Partecipa alla riorganizzazione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) locale che rappresenta nel Comitato di Liberazione Provinciale dal febbraio 1944 fino al suo arresto. Dopo una breve carcerazione terminata con la fuga, è designato vicesindaco di Piacenza dal Comitato di Liberazione Nazionale.
Alla Liberazione riveste la carica di segretario del PSIUP cittadino e viene candidato all'Assemblea Costituente nel collegio di Parma. Eletto, interviene più volte al dibattito, soprattutto su temi costituzionali.
Alla scissione socialista di Palazzo Barberini (1947) aderisce al partito di Saragat, nelle cui file è eletto come Deputato. Nel 1953 decide di non ricandidarsi per lasciare la politica attiva.
Muore a Piacenza nel 1990.