Angelo Salizzoni

Angelo Salizzoni

  • 15.10.1907
  • 01.02.1992
  • Maschio
  • Funzionario INA
  • Bologna
  • Bologna
Sommario

    Biografia

    Il circolo Leone XIII

    Nasce a Bologna il 15 ottobre 1907. Cresce in una famiglia cattolica, composta dai genitori Giacomo e Venusta Stanzani e dal fratello Carlo, di quattro anni più giovane. Ottenuto il diploma da ragioniere, è assunto come impiegato all’INA Assicurazioni.

    Sin da giovanissimo percorre le trafile dell’associazionismo cattolico, insieme al fratello. Frequenta il circolo della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) Leone XIII, fondato nel dicembre 1920 e divenuto nel corso degli anni Venti, uno dei centri più importanti dell’Azione Cattolica (AC) bolognese, grazie soprattutto all’attività di Giovanni Moruzzi, co-fondatore insieme a Fulvio Milani del Partito Popolare Italiano (PPI) bolognese e già presidente della Federazione bolognese dei circoli della Gioventù Cattolica dal 1912.

    A caratterizzare il Circolo è la sua natura interparrocchiale, condizione che comporta non poche ritrosie negli ambienti del clero bolognese, e una astensione dall’impegno politico, concentrando l’azione sulle dimensioni sociale e culturale.

    Nel corso degli anni Salizzoni ne diviene una delle figure di spicco, non arretrando nell’impegno per le attività sociali e sportive nemmeno negli anni dello scontro col regime fascista, che nell’associazionismo cattolico indica uno dei principali ostacoli al tentativo di raggiungere il monopolio dell’educazione giovanile, culminato con la crisi del 1931. Già teatro della violenza squadrista in diverse occasioni nel 1930, il Leone XIII è chiuso il 29 maggio 1931, in seguito all’ordinanza emessa da Mussolini a tutti i prefetti d’Italia di sciogliere i circoli giovanili dell’AC per essere riaperto, con l’obbligo di non svolgere attività politica e sportiva, dopo l’accordo del 2 settembre 1931.

    Per tutti gli anni Trenta Salizzoni prosegue la sua attività all’interno del Circolo, adeguando il suo impegno alla nuova natura dell’AC scaturita dalla crisi del 1931 e, sebbene avverso al regime fascista, limita la sua opposizione ad una dimensione prettamente privata.

     

    La Resistenza e la DC bolognese

    L’avvicinamento alla Germania nazista, sancita dalle stipule dell’Asse Roma-Berlino nell’ottobre 1936 e del Patto d’Acciaio nel maggio 1939, incrementa in Salizzoni, il quale già aveva accolto con entusiasmo l’enciclica «Mit Brennender Sorge» emanata da Pio XI il 10 marzo 1937, l’avversione nei confronti del regime di Mussolini. Ciononostante, sino al radiomessaggio natalizio di Pio XII del 1942 che invita i giovani cattolici «non al lamento, ma all’azione», permane la sua forma di resistenza morale, priva di un’azione concreta.


    È, però, proprio in concomitanza con la presa di posizione della Chiesa di Roma contro il regime di Mussolini e con la proposta di un vero e proprio programma sociopolitico della Chiesa, riassunto da quelle linee guida fornite dal pontefice nei successivi radiomessaggi natalizi del 1943 e del 1944, che Salizzoni decide di passare da una forma di opposizione morale a una politica.


    Decisivi, inoltre, sono l’operato di monsignor Emilio Faggioli, protagonista della rinascita del movimento cattolico giovanile negli anni della guerra, di Filippo Cavazza, tra più convinti assertori della partecipazione dei cattolici «con la loro forza, coi loro organismi e colle loro idee al movimento di liberazione», e di Padre Innocenzo Maria Casati, promotore di una serie di incontri clandestini aperti ai giovani cattolici con l’obiettivo di discutere circa un loro coinvolgimento nella lotta resistenziale e nella formazione di un partito politico che potesse raccogliere l’eredità del PPI.  

    Salizzoni, convintosi della necessità di formare un partito che fosse “dei cattolici” come sosterrà Alcide De Gasperi, è presente agli incontri clandestini svolti nella casa di Giuseppe Spataro nel marzo 1943. Accoglie, quindi, le istanze dei futuri fondatori della Democrazia Cristiana (DC), e s’impegna per l’organizzazione della DC bolognese. Insieme a Fulvio Milani, è tra i principali fautori dell’opera di saldatura tra gli ex popolari e le nuove generazione cattoliche, prive di conoscenze politiche ma desiderose di vivere in prima linea la Resistenza e la futura riorganizzazione del Paese; è, quindi, sempre presente alle riunioni dell’AC, della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) e del Movimento Laureati Cattolici, e prende parte agli incontri clandestini nei quali si dibatte sull’organizzazione militare. 


    Nei primi mesi del 1944 è, con Cavazza e Milani, tra i principali sostenitori per l’ingresso delle forze cattoliche nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN); nel giugno 1944 egli stesso viene nominato membro democristiano del Comitato di Liberazione Nazionale Emilia-Romagna (CLNER). Sempre nel giugno 1944, suo l’intervento decisivo per convincere gli esponenti dell’AC a formare la sezione bolognese del Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana, la cui fondazione su scala nazionale sarà proclamata nell’agosto 1944, con primo segretario Giulio Andreotti.


    Nel settembre 1944 Salizzoni, insieme a Cavazza e con la complicità dei parroci bolognesi che mettono a disposizione diverse chiese ritenute sicure, organizza i primi incontri clandestini per la riorganizzazione della Camera del Lavoro. Dopo la Liberazione non concentra le sue attività esclusivamente in politica, dedicando particolare attenzione alla ricostituzione del Circolo Leone XIII, la cui sede era divenuta inagibile durante il conflitto.

     

    Costituente


    Divenuto figura di spicco della Democrazia Cristiana bolognese, il 2 giugno 1946 è eletto all’Assemblea Costituente nel XIII Collegio di Bologna con 7.995 preferenze. Membro del gruppo parlamentare democristiano, durante i lavori della Costituente si distingue per due contributi rilevanti.


    Il 30 ottobre 1947, in occasione della discussione «Sulle circoscrizioni regionali», propone l’emendamento atto a modificare la dizione «Emilia e Romagna» in Emilia-Romagna. Di particolare interesse, inoltre, è un’interrogazione con oggetto «Revisione della situazione dell’Unione sportiva Triestina nel campionato di calcio», squadra retrocessa in serie cadetta nella stagione 1946-47 del massimo campionato di calcio.

    Presentata insieme a Benigno Zaccagnini, richiede un intervento del Governo presso il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per annullare una retrocessione che «assume nel momento attuale un significato che esula dal settore sportivo». «La partecipazione dell’Unione sportiva Triestina al campionato», sottolinea, «ha rappresentato lo scorso anno uno dei pochi vincoli che uniscono Trieste alla Madrepatria» cui vi è da aggiungere il fatto che a Trieste è presente un’altra società calcistica, l’Armatori Ponziana, che disputa il campionato jugoslavo e che, con la retrocessione della Triestina, sarebbe divenuta la squadra più importante della città. L’esito favorevole è comunicato con una risposta scritta nella seduta del 9 settembre 1947 nella quale viene comunicata la decisione presa all’unanimità dall’Assemblea nazionale della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) di annullare la retrocessione «tenendo conto del valore morale e simbolico che i giocatori di Trieste hanno per tutti gli sportivi d’Italia».

     

    Deputato della Repubblica

    Nella sua lunga carriera politica, Salizzoni viene eletto deputato alla Camera nelle prime sei legislature (1948-1976), ricoprendo numerosi incarichi istituzionali. Sarà, inoltre, nominato Sottosegretario di Stato in diversi governi dal 1957 al 1976. Nella quasi trentennale esperienza vissuta alla Camera svolgerà sempre la sua attività come deputato della DC appartenente ai gruppi parlamentari democristiani, entrando, inoltre, nella Direzione nazionale del partito nel 1952, e ricoprendo la carica di vicesegretario nazionale dal 1959 al 1963.

    Nella I Legislatura (1948-1953) è componente della IV Commissione (Finanze e Tesoro) dal luglio 1949 al giugno 1953, della V Commissione (Difesa) tra il giugno 1948 e l’ottobre 1950, e da questa data alla scadenza del mandato (giugno 1953) delle commissioni X (Industria e Commercio) e XI (Lavoro e previdenza sociale). Nel marzo 1950 è nominato componente della «Commissione speciale per l’esame dei disegni di legge: cassa per il mezzogiorno (N.1170) ed Esecuzione di opere straordinarie nell’Italia settentrionale e centrale (N.1171)». È, inoltre, componente della Commissione speciale «Per l’esame dei provvedimenti a favore delle zone e delle popolazioni colpite dalle alluvioni» dal novembre 1951, fino al termine del mandato.

    Nella seconda Legislatura (1953-58) è componente della IV Commissione (Finanze e Tesoro) per l’intera durata dell’incarico e della Commissione speciale per l’esame del disegno di legge N.1703: «Conversione in legge del decreto legge 21 giugno 1955, n. 492, recante provvedimenti a favore degli agricoltori e degli allevatori sardi danneggiati dalla siccità» dal luglio 1955 al termine del mandato. Il 23 maggio 1957 è nominato Sottosegretario di Stato all’Interno del governo Zoli I, incarico che manterrà sino al termine della legislatura. Come deputato, inoltre, si distingue per numerose proposte di legge presentate come co-firmatario e due in qualità di primo firmatario, la più importante nel marzo 1957 relativa alla «Istituzione del ruolo speciale di direttore delle scuole di Stato per l'assolvimento ed il compimento dell'obbligo scolastico dei ciechi». Oltre all’intensa attività parlamentare, tra il marzo e il maggio 1956 è costantemente a Bologna, essendo tra i più accesi sostenitori della candidatura di Giuseppe Dossetti a Palazzo d’Accursio. 

    Nella III Legislatura (1958-1963) è componente della IV Commissione (Giustizia) dal luglio 1961 al termine del mandato, della VI Commissione (Finanze e Tesoro) dal giugno 1958 al giugno 1961 e, tra il giugno 1958 e il giugno 1959, della XIV Commissione (Igiene e Sanità pubblica). Nel luglio 1958 prende parte ai lavori degli uffici di governo del II esecutivo guidato da Amintore Fanfani, in qualità di Sottosegretario di Stato al Tesoro, incarico che manterrà sino al febbraio 1959, con delega per i danni e le pensioni di guerra. Si distingue, inoltre, per essere co-firmatario di numerose proposte di legge, tra cui quella relativa all’«Istituzione della zona industriale di Bologna» (ottobre 1959).

     

    Collaboratore di Moro nella stagione del Centrosinistra

    Alle elezioni del 28-29 aprile 1963, che confermano la DC primo partito e il suo segretario Aldo Moro come primo tra gli eletti, Salizzoni viene eletto nuovamente deputato alla Camera. Divenuto uno dei più stretti e fidati collaboratori del segretario della DC, ne sposa appieno il progetto di un governo di centrosinistra con il coinvolgimento delle forze socialiste.


    Salizzoni opera in questa fase in una duplice direzione; al dialogo con il Partito Socialista Italiano (PSI) affianca un’intensa opera propagandistica per il superamento delle resistenze di una parte del mondo cattolico, anche bolognese dove la sua rete di conoscenze e la sua autorevolezza risultano maggiori, delle aperture alle forze della sinistra non comunista. È, quindi, al fianco di Moro quando questi riceve l’incarico dal presidente della Repubblica Segni di formare un governo composto da DC, PSI, Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Partito Repubblicano Italiano (PRI), primo progetto di centro-sinistra organico bloccato dal CC del PSI che mette in minoranza il segretario Nenni e rimanda di qualche mese la formazione di un esecutivo in grado di superare la lunga fase del centrismo.


    Durante i cinque mesi, giugno-novembre 1963, del governo monocolore guidato da Giovanni Leone, si assiste ad un intenso dibattito interno nel PSI, che durante il XXXV Congresso nazionale (21-25 ottobre) vede la vittoria di Nenni e la votazione della maggioranza favorevole alla partecipazione al governo, e alla formalizzazione della disponibilità ad avviare «una trattativa con i partiti socialdemocratico, socialista e repubblicano» da parte della Direzione centrale democristiana, con l’approvazione dell’Ordine del Giorno del 7 novembre 1963, firmato da Salizzoni, Scaglia, Forlani, Donat-Cattin, Galloni e Cossiga. Già componente della VI Commissione (Finanze e Tesoro), il 4 dicembre 1963 è nominato Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, con funzione di segretario, del primo esecutivo guidato da Aldo Moro (dicembre 1963-luglio 1964), con Pietro Nenni vice-presidente del Consiglio.

    Protagonista dietro le quinte della stagione di questa stagione politica, quale primo consigliere di Moro, Salizzoni ricoprirà tale carica per l’intera stagione del centro-sinistra organico, venendo, quindi, riconfermato nei governi Moro II (luglio 1964-febbraio 1966) e Moro III (febbraio 1966-giugno 1968) sorti dopo i lunghi giorni del Piano Solo e del “tintinnar di sciabole”, con un programma riformatore drasticamente ridimensionato.

    Riconfermato deputato alla Camera dopo le elezioni del maggio 1968, con la formazione del secondo governo monocolore guidato da Giovanni Leone è nominato Sottosegretario di Stato all’Interno (giugno-dicembre 1968). Già componente della IV Commissione (Giustizia) per l’intero mandato parlamentare, è riconfermato Sottosegretario di Stato all’Interno dei primi due esecutivi retti da Mariano Rumor (dicembre 1968-agosto 1969 e agosto 1969-marzo 1970). Nel governo Rumor III (aprile-agosto 1970) è Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, incarico che ricoprirà anche negli esecutivi Colombo I (agosto 1970-febbraio 1972) e Andreotti I (febbraio-giugno 1972).

    Nella VI Legislatura (1972-1976), oltre ad essere componente della I Commissione (Affari Costituzionali) per l’intera durata del mandato, è Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri del primo esecutivo guidato da Giulio Andreotti tra il febbraio e il giugno 1972, e Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con funzione di segretario, dei governi Moro IV (novembre 1974- febbraio 1976) e Moro V (febbraio-luglio 1976). L’età avanzata e, soprattutto, il dolore provato per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, spingono Salizzoni ad abbandonare la politica attiva.  

    Muore a Bologna il 1° febbraio 1992.

    Sintesi biografica

    Nasce a Bologna nel 1907. Impiegato come ragioniere, affianca all’attività lavorativa presso alcune società assicurative un intenso impegno politico di matrice cattolica. Avverso al regime fascista, dopo una lunga resistenza alla dittatura limitata a un’opposizione privata, nel 1942 si fa ispirare dal radiomessaggio natalizio di Pio XII che invita all’impegno politico per il progetto di ricostruzione di un partito cattolico. Dall’inverno 1943 si distingue per le attività di alfabetizzazione politica di una generazione che, per motivi anagrafici, non aveva vissuto l’esperienza del Partito Popolare Italiano.

    Sostenitore dell’ingresso della Democrazia Cristiana nel Comitato di Liberazione Nazionale, è eletto tra le fila del partito nell’Assemblea Costituente, nel XIII collegio di Bologna. Sarà, poi, Deputato per le prime sei legislature (1957-1976).

    Membro della direzione nazionale della Democrazia Cristiana fin dal 1952, non abbandona la politica locale, e s’impegna, in prima persona, per la candidatura di Giuseppe Dossetti a sindaco di Bologna (1956).

    Stretto collaboratore di Aldo Moro è Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei cinque governi da lui guidati e svolge un ruolo di primo piano durante la stagione del Centrosinistra. È, inoltre, sottosegretario all’Interno dei governi Zoli, Leone II, Rumor I, Rumor II, al Tesoro del Fanfani II e agli Affari esteri dei governi Rumor III, Colombo e Andreotti I.

    Muore a Bologna nel 1992.

    Strumenti bibliografici

    Bibliografia


    Sitografia