Angela Gotelli

Angela Gotelli

  • 28.02.1905
  • 20.11.1996
  • Femmina
  • Professoressa scuole medie
  • Albareto
  • Parma
Sommario

    Biografia

    I primi anni di formazione

    Nasce a San Quirico di Albareto, sull'Appennino parmense, il 28 febbraio 1905, figlia di Domenico Gotelli, medico condotto, e Tullia Fattori. Studentessa brillante e precoce, frequenta il liceo classico a La Spezia e a soli ventuno anni si laurea col massimo dei voti in Lettere classiche all'Università di Genova. Durante gli anni di studio si avvicina al movimento cattolico genovese e milita attivamente all'interno della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), di cui, nella seconda metà degli anni Venti, è nominata dapprima delegata per il Nord-Est, poi consigliera nazionale e infine – fino al 1933 – presidente nazionale delle Universitarie Cattoliche. Nel frattempo, dopo un anno di supplenza in una scuola superiore di Pontremoli, vince il concorso per l'insegnamento presso il ginnasio di Trieste.

    È in questi anni di crescenti responsabilità alla guida del movimento universitario cattolico che matura la sua formazione politica: nel clima di contestazione e vivace dibattito culturale respirato all'interno della FUCI e nell'Ateneo genovese, matura in lei la scelta antifascista, che si traduce in una presa di posizione contro la penetrazione di elementi filofascisti nelle fila della stessa federazione. Sono anche gli anni in cui, da delegata nazionale, conosce il territorio italiano nella sua complessità: affina le abilità degli interventi pubblici e impara a relazionarsi con le alte sfere ecclesiastiche. 


    È abile nel difendere le proprie idee e nel conquistarsi spazi di azione, in un momento storico in cui gli unici ruoli riconosciuti alle donne sono quelli riservati a “madre della patria” e “angelo del focolare”. Gotelli, in netta controtendenza, non si sposerà mai e si dedicarà a tempo pieno al suo impegno politico e sociale, da lei vissuto come un vero e proprio “apostolato” tra gli universitari.

     

    Lo scoppio della guerra e l’impegno nella Resistenza 

    Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale rientra a La Spezia e frequenta un corso da infermiera volontaria presso l'ospedale cittadino, per poi prestare servizio come crocerossina a Brindisi, dove si impegna in prima linea nell'assistenza ai militari feriti sul fronte greco. Nei mesi successivi è di ritorno in Liguria, impegnata nell'accoglienza ai perseguitati politici.


    Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, è sfollata in montagna, ad Albareto, e partecipa attivamente alla Resistenza, collegandosi con le formazioni partigiane operanti nel parmense e nello spezzino e prestandosi in prima persona – forte del suo lasciapassare della Croce Rossa – per scambi di prigionieri, liberazioni di ostaggi e recupero delle salme delle vittime dei rastrellamenti nazifascisti.


    La sua casa di Porciorasco, a pochi chilometri da Varese Ligure, diviene la sede del Comando della IV Zona dei Volontari della Libertà, mentre nell'abitazione della sua famiglia ad Albareto vengono ospitati – oltre che nascosti –  i capi delle brigate Beretta e Cento Croci, alcuni membri del Comando Unico Parmense e del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). Sono circostanze che la mettono a serio rischio e che la spingono a chiedere un anno di aspettativa dall'insegnamento: scendere a La Spezia è divenuto sempre più pericoloso ed è «consigliabile piuttosto rimanere ai monti, se non proprio alla macchia». Sarà lei stessa a spiegarlo, all'indomani della Liberazione, in una lettera indirizzata al preside della scuola spezzina presso la quale ha iniziato a lavorare dopo aver ottenuto il trasferimento da Trieste.

    È un impegno attivo e determinato quello che Gotelli compie sui suoi monti, sempre in prima linea per soccorrere i feriti, nascondere partigiani in fuga dalle truppe di occupazione, proteggere la popolazione civile dalle rappresaglie dei nazifascisti. Non a caso viene più volte denunciata alla Prefettura di La Spezia come «nota antifascista». Nel contempo, seppur temporaneamente lontana dalle aule scolastiche, non dismette i panni dell'educatrice e impartisce gratuitamente lezioni di italiano, latino e greco ai tanti ragazzi sfollati ad Albareto durante la guerra, nella profonda convinzione che contro la dittatura e la mancanza di libertà non vi sia antidoto più efficace della cultura. 

    Il suo è il limpido esempio di una Resistenza “senz’armi”, figlio di quel rifiuto per l'ideologia fascista che aveva animato il suo apostolato politico e il suo lavoro di insegnante già prima dello scoppio del conflitto e che finisce per trarre motivazioni ancor più forti dall'esperienza drammatica della guerra.

    Proprio l'esperienza resistenziale rappresenta un momento di svolta nella biografia politica e umana di Gotelli. I valori dell’antifascismo e la volontà di partecipare attivamente alla rinascita democratica italiana si traducono nella scelta di fare della politica la propria “vocazione” di vita e nel progressivo avvicinamento al nuovo partito cattolico che stava ricostruendosi sulle basi del vecchio partito popolare. Già nel luglio del 1943, al termine di un'intensa settimana di studi organizzata su iniziativa del Movimento dei laureati cattolici, prende parte alla stesura del cosiddetto “Codice di Camaldoli”, manifesto programmatico con cui il nucleo nascente della futura Democrazia Cristiana (DC) si propone di fornire alle forze sociali cattoliche una base unitaria per l’azione politica nell’Italia liberata, grazie anche all’individuazione di nuovi orientamenti in tema di politica e di economia, per aggiornare e vivificare i principi della dottrina sociale della Chiesa. Un'esperienza che – insieme alla “educazione alla libertà” nella quale Gotelli riconosce uno dei pilastri portanti del personalismo cristiano della sua formazione – dopo la Liberazione la porterà a schierarsi apertamente a favore della Repubblica nel dibattito politico che precederà il referendum istituzionale.

    È su questo sfondo che prende forma la sua candidatura all'Assemblea Costituente nella fila della Democrazia Cristiana per la circoscrizione ligure, territorio a lei particolarmente caro sin dai tempi degli studi liceali e universitari. Una candidatura che accetta con entusiasmo, sebbene sia ben consapevole della difficoltà di vincere le reticenze di una politica che, in parte ancora fortemente condizionata da stereotipi culturali derivanti dal fascismo, guarda con una certa diffidenza alla partecipazione femminile e non sfugge alla tentazione di ridimensionare il contributo delle donne alla lotta di Liberazione per riportarle a «quel ruolo materno e standardizzato» in cui sono state per secoli relegate.

     

    L’Italia repubblicana: politica e impegno sociale 

    Il 2 giugno 1946, grazie all'appoggio dei circoli cattolici, ma soprattutto ai voti della Val di Vara, dove suo padre era nato e aveva a lungo lavorato come medico, Angela Gotelli è l'unica donna democristiana eletta nella sua circoscrizione, con 20.257 preferenze. È una delle ventuno donne della Costituente e partecipa attivamente ai lavori dell'Assemblea, facendosi portavoce autorevole delle istanze delle province liguri.

    Ottenuta un'aspettativa dalla scuola per dedicarsi a tempo pieno all'attività politica, si trasferisce a Roma, dove alloggia presso le sorelle Laura e Pia Portoghesi. Ed è in questa abitazione – al civico 14 di via della Chiesa Nuova – che sono ospitati gli incontri di alcuni dei protagonisti della stagione della Costituente – fra loro Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira – che costituiscono lo storico “gruppo del Porcellino”, un cenacolo politico-intellettuale che la sinistra democristiana considera come una sorta di “stato maggiore”.

    A partire dal febbraio del 1947, Gotelli è chiamata a far parte della Commissione dei Settantacinque, incaricata della redazione del testo costituzionale e, insieme a Nilde Iotti, partecipa ai lavori della prima Sottocommissione, preposta alla stesura degli articoli relativi «ai diritti e ai doveri dei cittadini».

    Rieletta a Montecitorio nelle successive elezioni politiche del 18 aprile 1948, siede ininterrottamente alla Camera per tre legislature – fino al 1963 – entrando a far parte di diverse commissioni parlamentari e ricoprendo nella seconda metà degli anni Cinquanta importanti incarichi di governo, come quelli di sottosegretario alla Sanità durante il II Governo Fanfani del luglio 1958 e poi nel breve Governo Tambroni del marzo-luglio 1960 e di sottosegretario al Lavoro e alla Previdenza sociale nel II Governo Segni del febbraio 1959.

    Nella sua attività di deputata, così come negli incarichi di governo, la sua azione politica appare guidata da una profonda “tensione ideale”, che non si arena nelle secche di un moralismo utopistico e intransigente, ma si dimostra attenta all'evoluzione dei tempi e alle istanze di riforma che provengono dalla società civile. Sono numerose le battaglie di carattere sociale da lei promosse o a lei intestate in questa prima, decisiva, stagione della storia repubblicana: dall'incremento dei contributi statali a favore dei Patronati scolastici, della scuola popolare e delle scuole rurali alla statalizzazione delle scuole elementari per ciechi; dall'approvazione di provvedimenti a favore dei mutilati e degli invalidi civili all'assegnazione di alloggi popolari ai senzatetto e alle famiglie bisognose; dal riordino della disciplina dell'apprendistato all'istituzione di una cassa mutua per i coltivatori diretti, passando per l'approvazione di un pacchetto di norme per l'avviamento al lavoro e l'assistenza ai lavoratori disoccupati. 

    Grande attenzione è da lei riservata all'inserimento delle donne nelle giurie popolari e nella magistratura, al riordinamento delle scuole professionali femminili, nonché alla riforma dei servizi infermieristici e al miglioramento del trattamento previdenziale per le ostetriche. 


    Temi, questi ultimi, in cui è possibile riconoscere l'influenza concreta della sua esperienza come crocerossina durante la guerra, ma che, nel contempo, rappresentano una chiara testimonianza della modernità della sua concezione della donna, lontana da ogni forma di bigottismo e attenta, pur nella salvaguardia del ruolo all'interno della famiglia, a sostenere e incoraggiare con forza l'impegno delle donne nello studio, nel lavoro e nella vita pubblica.


    All’intensa attività parlamentare nei campi dell'organizzazione sanitaria, della legislazione sociale e delle politiche del lavoro si affianca, inoltre, una costante sollecitudine per le necessità del proprio collegio elettorale. Come deputata non si risparmia e si rende disponibile per viaggi in tutta la regione: nei paesi e nelle frazioni più povere che hanno bisogno di strade, di scuole, di acquedotti. Si fa, inoltre, portavoce alla Camera della richiesta di nuove infrastrutture, case popolari per i lavoratori, servizi più moderni ed efficienti. È un impegno costante: profuso in direzione della costruzione di un rapporto privilegiato con il proprio territorio e che la porterà ad affiancare agli incarichi di governo importanti responsabilità amministrative a livello locale. 

    Nel giugno del 1951 è eletta sindaca di Albareto, unica donna in un Consiglio comunale per il resto composto interamente da uomini. Riconfermata nell'incarico di prima cittadina a seguito della successiva tornata elettorale del maggio 1956, durante i sette anni della sua amministrazione si opera per l'ammodernamento o la costruzione ex novo di diversi edifici scolastici sul territorio comunale e per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali, tra cui l'Acquedotto Cento Croci. Sarà infine costretta a dimettersi nel settembre del 1958, quando il suo impegno parlamentare si farà più gravoso e verrà chiamata a maggiori responsabilità governative. 

    Dal 1963 al 1973 ricopre l’incarico di Presidente dell'Opera Nazionale per la Maternità e l'Infanzia (ONMI), ruolo che ancora una volta è l’esplicito riconoscimento del suo lungo e instancabile impegno sociale in favore delle donne e dell'attenzione privilegiata da lei riservata ai temi dell'assistenza sanitaria, della protezione dell'infanzia e dell'educazione alla maternità.

    Nei primi anni Settanta, in seguito a ripetuti attacchi ischemici, è costretta a ritirarsi dalla politica attiva, ma continua a rappresentare un importante «punto di riferimento religioso e culturale» per l'intera comunità di Albareto. È qui che morirà il 22 novembre 1996, all'età di novantun anni.

    Sintesi biografica

    Nasce ad Albareto, sull'Appennino parmense, nel 1905. Studentessa brillante, frequenta il Liceo Classico a La Spezia e si laurea in Lettere Classiche all'Università di Genova. Durante gli anni universitari si avvicina al movimento cattolico genovese e milita nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

    Dopo un anno di supplenza a Pontremoli, vince il concorso per l'insegnamento presso il ginnasio di Trieste. Matura in questi anni la scelta antifascista.

    Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale rientra a La Spezia e frequenta un corso da infermiera volontaria presso l'ospedale cittadino. In seguito presta servizio come crocerossina a Brindisi, dove è impegnata in prima linea nell'assistenza ai feriti sul fronte greco. Dopo l'Armistizio è sfollata in montagna, ad Albareto, e partecipa alla Resistenza, prestandosi – grazie al lasciapassare della Croce Rossa – a scambi di prigionieri, liberazioni di ostaggi e traslazioni di salme. La sua casa di Porciorasco, a pochi chilometri da Varese Ligure, diviene la sede del Comando della IV Zona dei Volontari della Libertà.

    Dopo la Liberazione si schiera a favore della Repubblica e nel 1946 è una delle ventuno donne elette all'Assemblea Costituente. Chiamata a far parte della Commissione dei 75, partecipa, con Nilde Iotti, ai lavori della Prima Sottocommissione. Siede alla Camera dal 1948, è in diverse commissioni parlamentari e, nella seconda metà degli anni Cinquanta, ricopre importanti incarichi di governo.

    Nel 1951 viene eletta sindaco di Albareto. Dal 1963 al 1973 è Presidente dell'Opera Nazionale per la Maternità e l'Infazia.

    Nei primi anni Settanta si ritira dalla politica attiva.

    Muore ad Albareto nel 1996.

    Strumenti bibliografici

    BIBLIOGRAFIA