Arrigo Boldrini

Arrigo Boldrini

  • 06.09.1915
  • 22.01.2008
  • Maschio
  • Perito Agrario
  • Ravenna
  • Ravenna
Sommario

    Biografia

    Le origini e la carriera militare

    Arrigo Boldrini nasce il 6 settembre 1915 a Ravenna, figlio di Carlo Boldrini e Angelina Gulinelli.


    Fin da giovane frequenta l’oratorio di Santa Maria in Porto, sotto lo sguardo del parroco don Giuseppe Sangiorgi, sacerdote di idee murriane e amico di don Giovanni Minzoni. Questo contesto, oltre che un momento di svago e socializzazione, costituisce per il giovane un’esperienza di distacco dalla dittatura fascista, capace di invadere ogni spazio della vita quotidiana.


    A Santa Maria in Porto, Boldrini incontra Benigno Zaccagnini, amico per il resto della sua vita.  

    Nel 1931 si iscrive all’Istituto agrario di Cesena, dove, grazie a due borse di studio, si diploma quattro anni più tardi. Nell’ottobre del 1935 Boldrini è chiamato alle armi e destinato alla scuola ufficiali di Fano presso il XCIV Reggimento fanteria. Dopo sei mesi di corso prende servizio nell’XI Reggimento fanteria di Forlì, dove resta fino al novembre 1936. Terminato quel primo periodo di vita militare, trova impiego presso la società Eridania e, come agente di campagna, entra in contatto con il mondo bracciantile e agricolo, oltre che con vari esponenti comunisti. In seguito, lavorerà come impiegato a Littoria, Padova e Napoli.

    Nel luglio del 1942 è richiamato alle armi e inserito, come tenente di complemento, nel CXX Reggimento della Divisione Emilia in azione sul fronte jugoslavo, nella zona delle Bocche di Cattaro in Dalmazia. Nella primavera del 1943, per evitare di prendere parte alle operazioni militari e per ricongiungersi agli amici antifascisti ravennati, ricorre a uno stratagemma: inizia un digiuno volontario che lo indebolisce fino al ricovero ospedaliero, cui segue il trasferimento in Italia. Dall’ospedale di Bari, alla prima licenza di convalescenza, fa ritorna a Ravenna dove riprende contatto con gli esponenti del Partito Comunista Italiano (PCI).

     

    L’impegno nella Resistenza


    L’8 settembre 1943 esorta i ravennati radunati in Piazza Garibaldi a non illudersi che il conflitto fosse concluso, e li invita a prepararsi per una nuova lotta contro le forze nazifasciste. Con il nome di battaglia Bulow, preso in prestito dal comandante prussiano che aveva contribuito alla sconfitta di Napoleone a Waterloo, si inserisce nel vivo delle operazioni clandestine del Partito Comunista Italiano e nell’organizzazione dell’attività partigiana.


    La sua intuizione è quella di sviluppare nel ravennate una particolare forma di lotta, definita “pianurizzazione”, adatta alla piana del territorio romagnolo e che prevede un forte collegamento con il mondo contadino. Se in un primo momento i comandi partigiani preferiscono creare, come nelle altre zone del centro nord Italia, una brigata operante in Appennino, dopo le prime difficoltà la tattica promossa da Bulow s’impone. Boldrini diventa protagonista della lotta di Liberazione e, nel corso del 1944, è nominato ufficiale di collegamento del Comando Unico Militare dell’Emilia-Romagna (CUMER) e vertice del comando piazza militare della XXVIII Brigata Gap “Mario Gordini”. 

    La notte del 18 novembre 1944 parte in barca insieme ad alcuni compagni e a due piloti alleati, fuggiti dai campi di concentramento tedeschi, per un avventuroso viaggio a sud, oltre le linee nemiche, con l’obiettivo di incontrare le forze alleate. Sbarcati a Milano Marittima, sono prelevati dalla polizia militare. Bulow illustra agli ufficiali alleati la consistenza e la dislocazione dei gruppi partigiani e partecipa a numerose riunioni utili a perorare la sua causa: liberare la provincia ravennate prima dell’inverno. Viene, dunque, concordato un piano per la liberazione di Ravenna in tempi brevi: la manovra d’attacco, combinata tra i reparti dell’armata alleata e i patrioti nascosti nelle valli, è denominata “Operazione Teodora”.

    Tra il 4 e il 6 dicembre Boldrini è protagonista della battaglia di Liberazione di Ravenna, combattuta nelle valli a nord della città: uno scontro lungo e difficile che definisce l’assestamento della linea di fronte al fiume Senio. La cosiddetta “Battaglia delle Valli” è sostenuta interamente dalle forze partigiane contrapposte alle divisioni tedesche. L’impegno e la tattica militare di Bulow sono premiati, il 4 febbraio 1945, con il conferimento della Medaglia d’Oro al valore militare e con il comando della XXVIII Brigata Garibaldi “Mario Gordini” che prosegue la guerra come unità militare inserita all’interno della VIII Armata alleata: un onore riservato a poche altre brigate partigiane. La storia dei partigiani ravennati e del comandante Bulow continua in Romagna e in Veneto fino al termine del conflitto in Europa. Tra il 28 aprile e il maggio del 1945, nei pressi di Codevigo, una serie di rastrellamenti alla ricerca di fascisti, porta all’uccisione di centotrentasei persone, tra cui anche civili. Nessuna responsabilità viene attribuita ai comandi della Brigata, mentre i partigiani e i soldati della Divisione “Cremona” – operanti nella stessa zona – sono coinvolti solo a titolo personale. La Brigata “Mario Gordini” viene smobilitata il 20 maggio 1945 e rientra a Ravenna. Boldrini subirà a lungo attacchi verbali e procedimenti per i fatti di Codevigo, ma ne uscirà pienamente assolto.

     

    L’ANPI, la Costituente e l’impegno per la pace


    Al termine del conflitto Bulow diviene il primo presidente della neonata Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia (ANPI), incarico che mantiene fino al 2006.


    Parallelamente entra nel Comitato federale e centrale del PCI, assumendo i suoi primi incarichi da dirigente del partito. Nel 1946 si candida alle prime elezioni libere del dopoguerra e il voto del 2 giugno lo porta all’Assemblea Costituente. Con 18.213 preferenze risulta il primo eletto tra i ravennati, seguito dall’amico democristiano Benigno Zaccagnini. 

    Il resto della sua esistenza sarà diviso tra Parlamento e ANPI, senza mai dimenticare la sua terra d’origine. Come presidente ANPI si trova ad affrontare tempi difficili con varie scissioni interne all’associazione e continue accuse di fiancheggiamento e di subordinazione al PCI. Boldrini denuncia con forza alcune sentenze accomodanti o amnistie a favore di gerarchi fascisti che vengono rimessi in libertà. Contemporaneamente assiste a processi contro partigiani, messi sotto accusa per reati vari, alle perquisizioni delle sedi dell’associazione e ad altre forme di discriminazione contro chi aveva combattuto la guerra di Liberazione.


    Nei lavori della Costituente interviene nella discussione sulle modifiche al Codice penale per la difesa delle istituzioni repubblicane, favorendo il riconoscimento dei combattenti per la Liberazione come esponenti delle forze armate.


    Nel corso degli anni Cinquanta Boldrini si esprime con toni fermi contro l’approvazione della riforma elettorale del 1953 — soprannominata “legge truffa” dalle sinistre — che attribuiva i due terzi dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse raggiunta la maggioranza assoluta dei voti alle politiche. Due anni più tardi, nel decennale della Resistenza, si impegna nuovamente per un maggior riconoscimento dei sacrifici degli ex partigiani, un risultato che giunge nel 1958 con l’approvazione di una legge che ammette il Corpo dei Volontari per la Libertà quale parte integrante delle forze armate.


    Altro tema molto caro a Boldrini è il pacifismo.


    Se l’appoggio ai movimenti anticoloniali, come quello algerino, e più avanti negli anni la protesta contro la guerra del Vietnam lo vedono fedele e lucido nel sostegno ai principi di pace e libertà, i fatti ungheresi del 1956 e la discussione sul riarmo della Germania Ovest, originano una progressiva differenziazione tra il pensiero del politico e quello del rappresentante dei partigiani. Anche nel caso della crisi dei missili cubani, il suo giudizio è condizionato dalle dinamiche di contrapposizione tra i due blocchi, mentre molto più puntuale è la sua analisi sulla corsa agli armamenti atomici e sulla necessità di un generale disarmo.

    Riconfermato alla Camera nel 1963, è vicepresidente della Commissione difesa fino al 4 giugno 1968. Il 7 ottobre del 1965 si reca ad Hanoi, insieme alla delegazione italiana del Comitato per l’assistenza sanitaria al popolo vietnamita, in qualità di membro del Consiglio di Resistenza e presidente ANPI. La sua esperienza resistenziale lo avvicina ai destini di un Paese impegnato contro l’invasione americana. Nel maggio del 1972 organizza a Ravenna una manifestazione contro la guerra alla quale aderiscono migliaia di persone.

    In seguito alle elezioni del 1968 Boldrini assume la carica di vicepresidente della Camera e accompagna la presidenza di Sandro Pertini fino al 1976. Sempre nel 1968 le armate sovietiche soffocano la primavera di Praga, ma stavolta, diversamente dal ‘56, la condanna è netta, tanto dall’ANPI quanto dal PCI. Si apre la nuova fase del cosiddetto “eurocomunismo”, che prende le distanze dal modello sovietico; periodo tuttavia funestato da terribili stragi nere. Boldrini, già sceso in campo più volte contro la rinascita delle forze neofasciste – come in occasione dello sciopero generale di Genova del 1960 contro il Congresso organizzato dal Movimento Sociale Italiano (MSI) nel capoluogo ligure – fa appello a Governo e Parlamento per sciogliere le organizzazioni di estrema destra e bloccare gli autori della strategia della tensione. La sua battaglia è rivolta a scoprire le trame del fascismo a livello politico e a far luce sulle formazioni paramilitari che sono sorte in quel periodo: uno scontro che andava combattuto sia in Parlamento che nell’apparato socioeconomico. Nel corso degli anni ‘70 l’analisi del terrorismo di destra e di sinistra portano Boldrini a concludere che tali esperienze eversive, anche se legate a ideologie antitetiche, sono comunque accomunate da caratteri antipopolari, antidemocratici e anticostituzionali.

    Altro campo di intervento del politico romagnolo riguarda lo scandalo Sifar. Nel 1967 compaiono notizie destabilizzanti sui servizi segreti italiani e su certi dossier “nascosti” riguardanti molti uomini politici del Paese. Boldrini ha un ruolo decisivo nel far luce sugli avvenimenti, avanzando una richiesta di chiarimenti al Governo. Dall’analisi emerge un quadro preoccupante: la Cia interferisce direttamente sul lavoro dei servizi segreti italiani, dell’esercito e delle forze dell’ordine e incentiva politiche di discriminazione. Faccenda nella quale non sembrava essere estranea nemmeno la Democrazia Cristiana (DC).

    Negli anni a venire l’ANPI e il suo presidente sono impegnati nella battaglia sulla memoria della Resistenza. Gli attacchi strumentali, mai cessati, trovano una nuova spinta nel decennio successivo con il caso Reder — uno dei responsabili della strage nazista di Marzabotto, liberato anticipatamente dal Governo Craxi — e con l’innescarsi di una nuova polemica sui fatti di Codevigo: una vicenda che si sviluppa dentro e fuori al Parlamento, anche a causa di un attacco politico di Vittorio Sgarbi, poi querelato per diffamazione.

    Intanto, dal 1976, Boldrini è eletto senatore, esperienza che prosegue fino al 1994, dopo la fine del PCI e il passaggio al Partito Democratico della Sinistra (PDS), continuando il suo impegno all’interno della commissione Difesa. Anche dopo aver lasciato l’attività parlamentare non abbandona la politica e aderisce alla nuova formazione dei Democratici di Sinistra.

    Al XIV Congresso dell’ANPI nel 2006, dopo aver celebrato i sessant’anni dalla fine della Resistenza, termina il suo incarico di presidente, pur rimanendo nell’associazione come presidente onorario.


    In quello stesso Congresso modifica l’articolo ventitré del suo statuto, inerente i requisiti per l’iscrizione, inserendo un comma che permette l’ingresso a tutti i cittadini che, «condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità» dell’associazione, vogliano contribuire con il proprio impegno in qualità di antifascisti. L’ANPI si apre, dunque, alle future generazioni.


    Arrigo Boldrini si spegne a Ravenna il 22 gennaio del 2008, all’età di 92 anni. In occasione del suo funerale importanti uomini politici, tra cui Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Giorgio Napolitano, gli rendono omaggio. Una sua frase testimonia al meglio il suo credo e la sua opera:

    «Noi partigiani abbiamo combattuto per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi ci era contro».

    Sintesi biografica

    Nasce nel 1915 a Ravenna. Frequenta l’oratorio di Santa Maria in Porto, dove conosce Benigno Zaccagnini. Studente all’Istituto agrario di Cesena, si diploma nel 1935. Vari impieghi lo conducono a continui spostamenti nel territorio nazionale e lo fanno entrare in contatto con il mondo bracciantile e alcuni esponenti comunisti.

    Nel luglio del 1942 è richiamato alle armi e inviato come tenente di complemento in Dalmazia. Nella primavera dell’anno dopo si allontana dal fronte. Rientrato in Italia, a Ravenna riprende contatto con il partito comunista locale.

    Entra nella Resistenza con il nome di battaglia di “Bulow” e guida la lotta partigiana portando avanti la strategia della pianurizzazione: una lotta nelle campagne e nelle città con il supporto del popolo. Nominato ufficiale di collegamento del Comando Unificato Militare Emilia-Romagna e in seguito comandante della 28° Brigata Gordini, è uno dei protagonisti della liberazione di Ravenna e riceve la Medaglia d’Oro al valor militare. In seguito alla strage di Codevigo è oggetto per anni di attacchi e procedimenti penali dai quali esce sempre assolto.

    Dopo la guerra diventa Presidente della neonata Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI). Dirigente del Partito Comunista Italiano è eletto all’Assemblea Costituente e nel 1948 alla Camera. Durante l’attività parlamentare ricopre l’incarico di Vicepresidente della Commissione Difesa (1963) e della Camera (1968-1976). Dopo il 1989 aderisce prima al Partito Democratico della Sinistra e poi ai Democratici di Sinistra.
    Lascia il Senato nel 1994 e la presidenza dell’ANPI nel 2006, quando è nominato Presidente Emerito.

    Muore a Ravenna nel 2008.